Sabato 24 Ottobre 2020
Festival

Caprices, quando un festival è ancora possibile

Due week-end consecutivi per il festival svizzero, uno dei pochi svoltisi quest’anno. Con Ricardo Villalobos e Sven Väth a farla da padroni

Luciano, Damian Lazarus, Ricardo Villalobos, Sven Väth e tanti altri. Riuniti per gli ultimi due fine settimana di settembre in un festival. Sui social? Su Twitch o Mixcloud o su altre piattaforme? Nossignori, tutti insieme nel mondo reale e non virtuale durante l’edizione 2020 di Caprices, svoltosi dal 18 al 20 e dal 25 al 27 settembre a Crans Montana, nella Svizzera Francese. Come è stato possibile, si chiederanno i lettori di DJ Mag Italia. Noi c’eravamo, proviamo a spiegarlo e a raccontarlo.

Patti chiari, amicizia lunga, recita un vecchio adagio. La Svizzera è uno stato federale, ogni Cantone ha ampia autonomia, anche e soprattutto per quanto riguarda l’apertura di locali e lo svolgimento di festival: così può capitare che una città come Zurigo (omonimo Cantone) chiuda i club, mentre nel Canton Vallese a Crans Montana sia stato consentito al Caprices di svolgersi, con molte restrizioni e persino con il cambiamento delle regole in corsa. Nel primo week-end le mascherine erano facoltative, nel secondo sono diventate obbligatorie; la location diurna di Caprices aveva una capienza massima di 1.000 persone, da dividersi rigorosamente in tre aree di circa 300 persone ciascuna.


“Come si potrà immaginare, non è stato per niente semplice organizzare il nostro festival
– spiega Joseph Bonvin, uno dei soci di Caprices – Le regole sono cambiate di continuo e abbiamo avuto l’ok definitivo dalle Istituzioni per procedere soltanto a metà agosto. Ogni persona che ha partecipato è stata registrata per ogni eventuale esigenza di tracciabilità e ognuno ha capito che doveva attenersi alle regole; la security non è dovuta intervenire più di tanto per far indossare le mascherine, così come con le autorità c’è sempre stata massima collaborazione. La società che gestisce Caprices è completamente nuova, formata da sei soci: consideriamo questa edizione una sorta di numero zero di una nuova era. L’anno prossimo puntiamo ad un doppio week-end ad aprile ed uno a settembre. Sperando in un clima migliore in tutti i sensi (lo scorso fine settimana la temperatura è scesa all’improvviso sotto lo zero con abbondanti nevicate – ndr)”.

Facile pensare che tutto questo sia stato possibile grazie al proverbiale rigore elvetico così come è altrettanto semplice banalizzare e pensare che si debba scappare all’estero per ballare, nella vicina Svizzera o nella Serenissima Repubblica di San Marino. Più spontaneo domandarsi se invece questo format sia applicabile anche nel nostro Paese, a prescindere dalla sua sostenibilità economica e soprattutto tenendo presente tutte le variabili del caso. Le nuove disposizioni non lasciano molto spazio a iniziative di alcun tipo e club, discoteche, eventi e anche semplicemente i bar non possono fare altro che guardare al 2021: il futuro dei locali è sempre più appeso ad un filo, non sarà facile resistere a lungo soltanto con le cene spettacolo e con i “dj set che non si ballano”. E anche senza il coprifuoco alle 23, lo scenario che si prospetta è decisamente catastrofico.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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