Domenica 18 Novembre 2018
Storie

Il caso TOKiMONSTA, dalle operazioni al cervello alla rinascita musicale

Il caso di TOKiMONSTA ha dell'incredibile e deve fare da ispirazione a tutti sull'importanza della musica per la rinascita personale di un essere umano

Jennifer Lee, conosciuta in arte come TOKiMONSTA, è una produttrice californiana di origine coreana. Nel 2010 si è tuffata nelle acque profonde della scena hip hop psichedelica con il supporto di Flying Lotus e della sua Brainfeeder – di cui tra l’altro è stata la prima quota rosa – e della forgia di talenti che è la Red Bull Music Academy. Segue un album pubblicato su Ultra Records, nel 2013, ed una carriera in netta ascesa negli anni successivi. Il percorso artistico di TOKiMONSTA è divenuto esemplare non soltanto per i suoi ottimi lavori, ma per una storia personale che ha davvero dell’incredibile. 

Fin da giovanissima ha affinato l’arte del campionamento, cercando di fonderla con influenze provenienti dall’electronica al fine di trovare uno stile che fosse il punto d’incontro perfetto tra beat sperimentale e melodia. Ed in un certo senso ci è riuscita, perchè oggi il nome di TOKiMONSTA è tra i più rispettati nella scena femminile internazionale e non sono mancate le occasioni per suonare nei raduni musicali più importanti del pianeta (tra tutti sicuramente il Coachella, prima nel 2016 poi nel 2018). Probabilmente manca ancora la hit planetaria, anche se su Spotify conta più di trenta milioni di ascolti e ha collezionato diverse collaborazioni di lusso tra cui quella con Anderson .Paak, ma sono ormai due anni che parliamo di TOKiMONSTA come un nome a cinque stelle. L’ultimo appuntamento italiano è stato a marzo 2018, quando è passata al Teatro Parioli di Roma. 

  
In un giorno qualsiasi del 2015, a Jennifer accade qualcosa di strano. Improvvisamente, perde la sensibilità ad uno dei piedi e trascorre un tempo breve nel pieno della paranoia, mentre cerca di capire come mai il suo piede fosse diventato improvvisamente “fantasma”. Il problema passa e tutto torna alla normalità, ma decide di farsi visitare da un neurologo. Questo perchè dieci anni prima, a causa di alcune forti emicranie, una TAC aveva evidenziato la compressione di un’arteria che permette il flusso del sangue al cervello. La compressione era circa del 60%, e il medico che la visitò propose di tenere d’occhio quella misteriosa area compressa negli anni successivi. La seconda visita del neurologo, nell’autunno del 2015, ha evidenziato un problema ben più grave di quello riportato dieci anni prima: l’arteria era ostruita in due punti del 90%, un miracolo che a Jennifer non fosse venuto un aneurisma cerebrale. La situazione divenne immediatamente critica, perchè tale condizione rese Jennifer perfettamente sintomatica di quella che è definita Moyamoya – parola giapponese che significa “sbuffo di fumo” – una gravissima malattia in cui il flusso del sangue al cervello è “strozzato” e il cui unico rimedio è una delicatissima operazione chirurgica. Il nome deriva dalle sembianze di  “soffio di fumo” che assume l’arteria ai raggi X. Chi soffre di questo male, se non se ne accorge in tempo vive in media non più di quarant’anni, perchè raggiunto un limite di pressione l’arteria “collassa” e causa un’emorragia. La vita di TOKiMONSTA era, in poche parole, una bomba ad orologeria. L’operazione, sotto la responsabilità di uno dei massimi esperti mondiali di Moyamoya, il dottor Gary Steinberg, è avvenuta nei primi giorni di gennaio 2016 lontana da qualsiasi riflettore. Pochissimi membri del team ne erano a conoscenza, e a questi si aggiunsero i familiari e il ragazzo di Jennifer. Le possibilità di fallire un intervento del genere sono altissime, ed è incredibile pensare che i fan dell’artista fossero totalmente all’oscuro di un momento così delicato della vita del loro idolo musicale.


  
La complessa operazione riesce, ma necessita due interventi a brevissima distanza. L’arteria viene “distesa” e portata chirurgicamente sulla superficie dell’encefalo, permettendo così al cervello di ricevere il flusso sanguigno dall’alto, anzichè dall’area inferiore ostruita. Ma il pericolo non è finito: superata l’operazione, inizia una fase di controllo cerebrale in cui il paziente deve dimostrare di non aver subito danni, e questo implica una serie di test tra cui impedimento del sonno e domande periodiche. Sono state settimane d’inferno per Jennifer, tra conati continui e antidolorifici per le fortissime emicranie. Il giorno in cui TOKiMONSTA viene considerata fuori pericolo, accade dell’altro. Si rende conto di non essere compresa dai suoi interlocutori e in gran parte ha perso la comprensione del linguaggio dei suoi conoscenti. In poche parole, è come se si fosse completamente dimenticata la lingua inglese. A ciò si aggiunge la perdita delle percezione musicale. Guardando la serie TV ‘Portlandia’, Jennifer non riesce a percepire il ritmo della sigla iniziale e poco dopo, aprendo frettolosamente Ableton, si rende conto di aver perduto qualsiasi capacità compositiva. Provava a comporre dei beat, ma tutto ciò che veniva fuori erano suoni disordinati e fuori tempo. Immaginate la sua situazione: incapace di comunicare, incapace di ascoltare e comporre musica, i muscoli indolenziti dalla permanenza nel letto, il ragazzo che decide di lasciarla. Un’artista di successo, una ragazza nel pieno della sua giovinezza. Il panico è inevitabile. 

Sono stati il tempo e la pazienza a sistemare tutto. Jennifer decide di lasciar passare del tempo, di non toccare più Ableton e di evitare di ascoltare musica per un po’. I fan sono all’oscuro di tutto, lei online è sparita da più di un mese e bisogna capire come affrontare la situazione. Un mese dopo, il linguaggio migliora: secondo quanto risulta dai test, Jennifer ha recuperato il 70% del suo vocabolario, ma a febbraio la capacità di comporre musica non era tornata. Ma nelle settimane successive, TOKiMONSTA decide di riprovarci. Entra in contatto con la cantante belga Selah Sue – ovviamente via mail – e si decide a mettere su una collaborazione per un nuovo pezzo. Incredibilmente, Jennifer torna a comporre beat, e in primavera il brano vede la luce. Si chiamerà ‘I Wish I Could‘, e sarà la colonna sonora della rinascita di TOKiMONSTA. Sceglie di fare un album che racconti la sua vita attraverso la musica, e che, proprio attraverso di essa, le permetta di riprendere il pieno controllo della propria esistenza. Uscirà nel 2017 con il titolo di Lune Rougee vedrà la presenza di nomi in vista come la star malesiana Yuna, il rapper Isaiah Rashad e MNDR. In aprile 2016, Jennifer Lee si esibisce al Coachella davanti a 15.000 persone. È qui che decide di comunicare al mondo cosa le è successo e che ruolo fondamentale abbia avuto la musica nella sua ripresa. Oggi Jennifer è tornata nel pieno della sua attività artistica e nel 2018 ha pubblicato un remix pack di Lune Rouge e un remix per ‘Live in The Moment’ di Portugal. The Man. Quest’estate, si è esibita in uno spettacolare b2b con Skrillex nel cuore del Burning Man. 

Se ce l’ho fatta io, devono potercela fare tutti”, ha dichiarato l’anno scorso in un’intervista, “perchè dopo quello che ho vissuto, rimettermi a comporre musica per me è stato catartico. Ho voluto realizzare un album che raccontasse la mia storia esattamente per come è stata, triste e malinconica, ma che allo stesso tempo ispirasse rinascita e tenacia”. La storia di TOKiMONSTA è una ricchezza per tutti, e oltre a renderci coscienti di quanto fragile possa essere la nostra esistenza (concedetemi la considerazione filosofica) ci dà uno spaccato chiaro della potenza della forza curatrice della musica. Il caso di Jennifer è raccontato al dettaglio da lei stessa in una docuserie TV disponibile su Netflix: nella versione italiana si chiama In Poche Parole (stagione prima, episodio uno). 

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Un ventiquattrenne romano letteralmente cresciuto nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando la playlist di Spotify.

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