Mercoledì 18 Settembre 2019
Interviste

CamelPhat: le hit da non ripetere, i club come simbolo, i festival, la house

Abbiamo intervistato il duo britannico protagonista del 2017 con la hit 'Cola'

I CamelPhat sono il duo rivelazione del 2017, per usare un termine un po’ retrò. Mike Di Scala e Dave Whelan sono stati il best kept secret della scena house per bel po’ di tempo, e solo la scorsa estate hanno avuto i riflettori puntati addosso anche a livello di radio, mainstream e classifiche pop, grazie a ‘Cola’, hit virale prima a Ibiza e poi in tutto il mondo. Una storia che abbiamo già visto, e che fortunatamente ogni tanto si ripete: una bella produzione che non gode di particolari spinte strategiche o che non guarda troppo a cosa funziona sul mercato, ma al contrario è semplicemente frutto di una fortunata session in studio. In questo caso a pescare il jolly sono stati  proprio i CamelPhat, alla cui strumentale ha aggiunto sicuramente un tocco di magia la voce di Elderbrook. Così nasce un pezzo perfetto, che non lascia per strada il suo DNA house ma è allo stesso tempo capace di essere crossover e godibile per le orecchie di un pubblico più ampio. Li abbiamo intervistati per sciprire qualcosa in più su di loro.

Come avete cominciato a lavorare insieme e quali passioni vi accomunavano all’inizio della vostra collaborazione?
Ci siamo incontrati alla 3 Beat, che è una label di Liverpool dalla lunga e gloriosa storia. A dire il vero Mike lavorava lì come addetto alla sicurezza, era un disastro a fare quel lavoro ahahah! Abbiamo scoperto di avere gli stessi gusti musicali, andavamo alle stesse serate e spesso andavamo a sentirci suonare l’uno alle serate dell’altro.

Cosa vi ha portati a formare CamelPhat dopo le vostre esperienze precedenti?
La nostra abilità tecnica in studio era migliorata rispetto ai primi tentativi di produzione negli anni, e la musica house underground era ovviamente una passione che avevamo in comune, così ci siamo messi insieme e abbiamo condiviso queste esperienze, sperando di poter andare oltre la scena dei club locali.

Che opinione avete della scena UK contemporanea?
E’ un melting pot assoluto! La musica disponibile in streaming ha aperto un sacco di porte a tanti artisti molto diversi tra loro, e soprattutto ha aperto la mente a moltissimi ascoltatori curiosi! Oggi moltissimi festival e club propongono una gamma davvero ampia di generi e di artisti per qualsiasi gusto e genere con una cadenza settimanale. Questa è una cosa fantastica!

Dopo il “caso fabric” l’anno scorso, diverse personalità dell’ambiente musicale hanno cominciato a parlare apertamente della crisi dei club e dell’ascesa dei festival. Che ne pensate? Viviamo nell’era dei festival? Suonate in molti festival? Vi sentite a vostro agio o prefetie le date nei club?
Il “caso fabric” in realtà ci ha fatto capire quanto siano importnati i club per tutti noi e per il tessuto sociale di qualsiasi città, non solo di un grande polo come Londra ma per tutta la scena, in ogni posto del mondo. Le persone hanno bisogno di luoghi così, sono anche un simbolo in qualche modo. I festival stanno spuntando ovunque come funghi, sono più accessibili e trasversali che mai. Penso che per un clubber la distanza e i problemi legati al viaggio facciano parte dell’attrazione, sai, il viaggio con gli amici vero la “terra promessa”, ahahah! Negli ultimi dodici mesi abbiamo suonato in diversi festival importanti, per noi è sempre un gran divertimento, poi chiaramente dipende dall’orario in cui suoni, dalla line up, da tanti fattori, ma in generale non possiamo proprio lamentarci, abbiamo sempre visto platee numerose.

Parliamo della vostra hit ‘Cola’ insieme a Elderbrook. Che impatto ha avuto sulla vostra carriera? Come vi è venuta l’idea di questo pezzo?
Prima di ‘Cola’ avevamo prodotto una traccia di un certo successo nell’ambiente underground, si tratta di ‘Hangin Out With Charlie’ che uscì su Relief, l’etichetta di Green Velvet, e ricevette un ottimo consenso e supporto dall’ambiente, da tanti dj “di serie A”, per così dire, aprendoci davvero molte porte. Così quando arrivò ‘Cola’ fu per noi una sorta di back up. Stavamo cercando da anni un cantante dalla vocalità “indie”, ma essendo praticamente due sconosciuti nessuno ci dava retta. Infine siamo arrivati a fissare un appuntamento con Elderbrook. C’è stata una conversazione riguardo la direzione da prendere, volevamo un vocal scuro, con un effeto da spoken word morbido, e dopo un paio d’ore Elderbrook aveva in mano praticamente ciò che abbiamo utilizzato nel pezzo definitivo.

Ho visto che dopo questa supe rhit non vi siete fermati, siete già usciti con nuovo materiale e state producendo nuovi pezzi. E ho l0impressione che non vi interessi più di tanto creare un follow-up di ‘Cola’ ma che siate invece focalizzati a fare ciò che amate senza troppi fronzoli. Mi sbaglio?
No, hai completamente ragione… ‘Cola’ non era stata pensata per essere una hit, l’idea di un pezzo che potesse essere così crossover non ci sfiorava proprio. Siamo due ragazzi da club, è tutto ciò che sappiamo fare. Non ci interessa fare un pezzo simile a qualcosa che abbiamo appena fatto solo per inseguire il successo commerciale, non avrebbe senso, non ci sarebbe passione. Le cose devono accadere in maniera naturale. Questo è l’unico modo!

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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