Lunedì 23 Settembre 2019
Interviste

Cedric Gervais: “gli haters? Lasciamoli rosicare”

‘I got that summertime, summertime sadness, su-su-summertime, summertime sadness…’

Parole che ci ricordano – oltre alla bravissima e bellissima Lana Del Rey – il buon Cedric Gervais e il suo super remix con cui ha conquistato l’intera scena elettronica, gran parte delle dance chart internazionali e, dulcis in fundo, un bel Grammy Award. Cedric è francese, nato a Marsiglia ma trasferitosi giovanissimo (ancora minorenne) a Miami, dove ha vissuto gran parte della sua crescita, sia naturale che professionale. Questo perchè laggiù Cedric Gervais non è considerato un “one hit man”, come qualcuno potrebbe pensare, ma un dj house rispettatissimo sia per selezione musicale che per tecnica, che da anni si guadagna un posto sui migliori palchi d’Europa e d’America senza deludere mai le aspettative. Il 2012 è stato il suo anno d’oro, per ‘Summertime Sadness’ ma anche per il suo singolo ‘Molly’, anch’esso supportatissimo, mentre negli anni successivi si è legato ad importanti contesti musicali, come Interscope, Spinnin’ Records, Ultra Records, Sleaze e Polydor, fino ad approdare in Universal, con cui è recentemente uscito ‘Somebody New’, il suo ultimo singolo a fianco di Liza Owen. Ci ha invece dichiarato di fermarsi un po’ con i remix, in seguito al suo ultimo per Sigrid e la sua ‘Don’t Kill My Vibe’. Insieme abbiamo toccato velocemente qualche punto saliente della scena pop. Ecco che ci siamo detti. 

Parlami di ‘Somebody New’. Come nasce e cosa ti aspetti da questo brano? 

Per testo e aspetti melodici, mi sono innamorato immediatamente della demo che mi è stata mandata da Liz. Ci siamo messi subito al lavoro in studio, ci abbiamo messo un bel po’ ma sono fiero del risultato. Spero che il pubblico la apprezzi come ho fatto io, dopodichè non si sa mai come andranno le cose a livello di classifiche, ma posso dire che come approccio iniziale non c’è da lamentarsi.

Posso solo immaginare quanto sia aumentato il numero di demo che ricevi dopo il Grammy per ‘Summertime Sadness’.

È cambiato tantissimo. Non solo a livello di demo, ma anche di richieste di booking. Ovviamente è stato un gigantesco passo in avanti per la mia carriera ma la mia filosofia è di guardare sempre avanti. I Grammy sono un gran bel trampolino ma ora sto pensando al futuro. 

‘Summertime Sadness’ è stato il tipico esempio di hit planetaria, e va registrato il suo contributo alla popolarità dell’odierna industria EDM. Secondo te esiste una formula specifica per imparare ad “essere pop”?

Secondo me sì, esiste una formula, ma non credo di conoscerla. Quello che sentite è solo il risultato della mia ispirazione, di ciò che mi piace e quel che mi piacerebbe sentire di più. Il mio obiettivo non è lanciare hit, ma semplicemente far star bene le persone. 

Ma chi non vuole approdare nel pop, oggigiorno? D’altronde essere pop significa ampliare il proprio pubblico, senza necessariamente concedersi a un sound differente. Si può diventare pop anche lanciando un proprio stile, inaugurando di fatto una nuova corrente. Poi ci sono gli haters, che vedono in questo semplicemente un “vendersi”. 

È solo gelosia. I fan che si lamentano dell’aumento di popolarità del proprio idolo, non sono mai stati realmente fan. La maggior parte di coloro che sputano nel piatto degli altri lo fanno solo per invidia del successo che non sono stati capaci di raggiungere. Ognuno deve essere libero di fare la musica che gli pare. 

Ti piace come sta cambiando il sound dell’EDM? Gli ultimi due anni sono stati ricchi di influenze e sfumature che hanno contribuito a rinfrescare quel che passa in radio. Un processo sacro. 

Mah, “EDM” per me significa solo “musica elettronica”. Lasciamo perdere gli stili, i generi, le influenze. Non esiste un catalogo specifico per quel che definiamo mainstream, è una corrente in continua evoluzione che muta dal giorno della sua nascita. La techno è EDM, la trap è EDM. Dobbiamo smetterla di usare questo termine in maniera così specifica. 

Eppure, per esempio, il contributo della Confession sta stravolgendo un bel po’ la scena, influenzando inevitabilmente quel che oggi riteniamo mainstream. Gente come Tchami e Malaa, ma anche DJ Snake in contesti musicali differenti, stanno portando grande onore al tricolore francese. Non è così?

Premettendo che hai nominato amici cari, non credo stiano ancora stravolgendo le cose a tal punto. Quello che stanno facendo questi ragazzi è semplicemente seguire la propria corrente musicale, rinnovandola con un piglio molto originale, facendo un gran bel lavoro. Sono felice di vedere artisti che raggiungono altissimi livelli senza mai uscire dal tracciato del loro sound di origine.

A proposito di french house, tu sei francese, ma vivi negli States da una vita. Ti senti più francese o americano?

Più americano, lo ammetto, anche se la mia musica rimarrà sempre legata alla french house. 

Come giudichi la scena americana, nel 2017?

Penso stia dando un enorme contributo alla crescita dell’industria. Se oggi le hit hanno una sfumatura così dance è anche grazie agli Stati Uniti e ai suoi maggiori esponenti. Quel che accade negli ultimi anni parte quasi sempre da qui. Nel contempo l’Europa continua a mantenere il suo tipico spirito forward-thinking.

Ultimamente il tema dello streaming è caldissimo, per via delle polemiche connesse al diritto d’autore ma soprattutto per il modo in cui Spotify, Apple Music e compagnia hanno modificato il nostro approccio alla musica. Forse un po’ troppo superficiale, orientato allo skip. Che ne pensi? 

Nel mio caso ho sperimentato tutti i modi di approcciarsi alla musica, dai vinili ai CD fino allo streaming. Credo lo streaming abbia portato tantissimi risvolti positivi, dalla pirateria diminuita alla facilità d’accesso ai contenuti. Sono in corso polemiche sensatissime, ma si troverà una soluzione perchè i vantaggi che questo nuovo modo di concepire il consumo di musica ci ha regalato non saranno mai rinnegabili. Anche perchè se preferite tornare ai vinili, quelli saranno sempre lì, di pari passo al resto del mercato. 

Stai lavorando a qualcosa?

Ho vari singoli in preparazione, sia sulla Island che sulla mia label personale, Delecta. Per il momento ho messo in pausa il discorso dei remix. 

 

 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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