• GIOVEDì 26 MAGGIO 2022
Costume e Società

Che cos’è il genio?

Virgil Abloh è scomparso ieri, a 41 anni, e il mondo (anche il nostro, quello dei club e della musica) ha perso uno dei veri geni contemporanei

“È fantasia, intuizione, decisione, e velocità di esecuzione”. Difficile non essere d’accordo con la definizione del genio nata in ambito goliardico nel mitico film Amici Miei ed entrata di diritto nel costume e nella cultura italiani. Virgil Abloh rappresentava certamente questa definizione di genio. Un genio che vede più in là dei codici esistenti, capisce come questi codici si muovono e dunque riesce con una semplicità disarmante a manipolarli e ricombinarli secondo regole proprie. Per restare in ambito cinematografico, viene da pensare alla celebre scena di The Matrix in cui Neo prende coscienza di sé e della Matrice e per parare i colpi dell’agente Smith non deve nemmeno più prestargli attenzione. Lo può fare con un braccio solo, senza guardarlo.

Virgil Abloh è stato proprio questo: un interprete della realtà, tanto visionario e geniale – e scusate i termini iper-abusati – da capire bene quali icone del presente fossero già codici, codici smontabili e riassemblabili, codici con cui scrivere altri codici. La summa del post-moderno. Lo streetwear che diventa lusso, le felpe con il cappuccio in passerella e nelle collezioni dei marchi di alta moda e le sneaker reinterpretate in un reboot che dà il via a un’escalation di raffle e reselling, termini ormai ovvi per chi mastica almeno un po’ la moda ma solo dieci anni fa, forse meno, sconosciuti al mondo.

Se la moda è oggi altro rispetto all’inizio degli anni ’10, se esiste Kanye West per come lo conosciamo ora, se esiste un modo di pensare e vivere lo stile che è prorio del 21esimo secolo, il merito è in gran parte di Virgil Abloh, delle sue avventure PYREX e soprattutto, naturalmente, Off-White, il brand che più di tutti ha segnato gli anni ’10 sfondando poi anche i muri dell’alta moda, proiettando Abloh verso l’olimpo di Louis Vuitton e dello stardom planetario. Certo, c’è un altro marchio che di pari passo ha percorso questa strada. È County Of Milan di Marcelo Burlon. Non a caso, entrambi i marchi sono nati a Milano, la città che negli anni ’10 è tornata ad essere, prepotentemente, un epicentro creativo unico al mondo. Non a caso, i due sono stati molto legati. Non a caso, uniti dal filo rosso di un altro personaggio imprescindibile di questa Milano, quel gigante di Claudio Antonioli. E non a caso, entrambi arrivavano da fuori, non sono nati in seno al mondo fashion: un architetto e un PR diventati i veri game-changer dell’universo moda. E non a caso, entrambi hanno captato i loro input all’interno del mondo dei club. Perché vi starete chiedendo: che senso ha un articolo che celebra la scomparsa di uno stilista sulle pagine di un magazine di musica elettronica?

Eccolo, il senso. Perché Abloh era anche un dj, potremmo banalmente dire. Ma in realtà, Abloh era molto più di un semplice stilista; era un pensatore che ha capito che nei club e nell’humus sociale che gravitava e gravita intorno a questa contro-cultura eccezionalmente fertile, così come quella di un certo mondo hip hop – non a caso personaggi come Kanye e Pharrell ne sono stati ispratori e a lui si sono poi ispirati – c’era la chiave di lettura del mondo del 21esimo secolo, un mondo interconnesso, intersecato, trasversale, in cui le idee sono ciò che contano. Le idee, l’intuizione, la decisione e la velocità di esecuzione. Il genio, appunto. Così, Virgil Abloh mette insieme il design dei vestiti con la mentalità che ci sta dietro, la consolle con i suoi significati sociologici, e lo fa con quella apparente facilità che mette tutti noi di fronte a verità ineluttabili: il mondo che cambia, lo stile che si ridefinisce, la musica che è ormai parte integrante di un movimento più ampio. Artistico, sociale, di pensiero. Certo, come ogni personaggio davvero geniale, e oggi come non mai, visti i tempi polemici che viviamo, era divisivo, polarizzante, oggetto di critiche per certe scelte azzeccatissime ma al limite della speculazione. Al limite, appunto, non oltre il limite: quello l’hanno superato gli imitatori. Ma piaccia o meno, le sue sono scelte che hanno fatto scuola, costringendo tutti a inseguirle. E questa è una prerogativa dei Grandi.

Virgil Abloh è morto ieri. Aveva 41 anni. Lo piangiamo anche qui, su una rivista di clubbing, perché è stato un grandissimo interprete del nostro tempo. Un fotografo sociale. Un filosofo. Un dj, anche, certo. Ma soprattutto, uno che ci ha cambiato, che lo comprendiamo o meno, il modo di vedere il mondo.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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