Sabato 15 Maggio 2021
Costume e Società

Che musica ascolteremo in discoteca dopo la pandemia?

La discoteca come guida culturale dopo la pandemia, come nell'era pre-internet

Nella foto: il Ministry Of Sound di Londra pronto a ripartire il 21 giugno come al momento stabilito dal governo inglese

Che musica ascolteremo in discoteca dopo la pandemia? Cosa suoneranno i dj in coda a questo strazio? Quale sarà la colonna sonora del rinascimento? Sono domande a cui addetti ai lavori e appassionati stanno cercando disperatamente una risposta per illuminare un tunnel a una corsia con i lavori ancora in corso e con gli operai sempre in pericolo a bordo strada. Metafora catastrofica ma è pur vero che, volenti o nolenti, dovremo affrontare una nuova vita anche in discoteca. È un’occasione unica per farlo bene. Non sprechiamola, lasciamoci alle spalle le sconclusionate crociate del recente passato.

Già nell’aprile 2017 mi interrogavo sulla crisi delle discoteche italiane, precarietà che è andata peggiorando fino al colpo di grazia. La mia analisi distingueva i club in due grandi macroaree di riferimento. Da una parte mettevo le cosiddette feste “commerciali” (termine che odio ma immediato) con il reggaeton un po’ stanco solo nelle orecchie di chi gradirebbe un cambiamento. Analizzando le piattaforme di streaming infatti questo destino sembra ancora assai lontano. Su Spotify l’italian long wave post Sanremo spodesta la trap, migrata su nuove piattaforme più vicine al suo pubblico di riferimento: Tik Tok e Twitch. La prima ha confermato di poter guidare il trend anche per quanto riguarda la musica dance. Da qui sono nati infatti parecchi tormentoni pop, dance e hip hop. Dall’altra troviamo il carrozzone “underground” (altro termine obsoleto e inappropriato ma altrettanto efficace) a sua volta suddiviso in “clubbing” e “mass events” nella cui terra di mezzo si gioca la partita più complicata e, a questo punto della storia, decisiva.

A grandi crisi seguono grandi cambiamenti. Approfittando di un vuoto temporale paragonabile soltanto al pre-1989, molti promoters e dj dovrebbero approfittare per imporre la propria identità e il proprio suono, tornando a ricoprire il nobile ruolo di guida culturale che la discoteca aveva nell’era pre-internet a cui aspira il mondo post-pandemia almeno nelle mente di chi gradirebbe una netta cesura con passato. La musica avrà un compito fondamentale, anzi due: dare delle certezze dopo mesi di instabilità e allo stesso tempo delineare e sonorizzare una nuova era. Le variabili e i fattori esterni sono tanti e imprevedibili ma proporre con insistenza nuove idee potrebbe educare il pubblico, sopratutto quello più giovane, al quattro quarti. Il drammatico calo anagrafico del pubblico delle discoteche (colpevole suo malgrado di aver costretto i locali ad una insana involuzione su loro stessi) ha costretto a inseguire piuttosto che anticipare, assecondando per sopravvivenza l’appiattimento dell’offerta musicale. L’underground avrà un ruolo cruciale in quanto credo che a livello mainstream non ci saranno grandi cambiamenti. Si ripartirà da dove ci eravamo lasciati. Così non sarà per le medie/piccole realtà costrette, se ancora in piedi, a ripensare se stesse nella loro totalità. L’intimità sarà di nuovo un valore assoluto in attesa di riprendere confidenza con le dinamiche del corpo sociale e animale.

La colonna sonora degli ultimi dodici mesi è stata nonostante tutto gradevole. Interessanti esperimenti crossover stanno abituando l’ascoltatore a suoni più sofisticati, meno scontati. Non stanno mancando neppure le hit dance, facilmente (re)immaginabili in bootleg, mash up e remix da club o da main stage. A un periodo drammatico per cuore e portafogli ne seguirà sicuramente uno più florido almeno per quanto riguarda lo spirito che i dj dovranno sfamare. Il bisogno di ballare sarà fisico, primordiale, catartico. Necessità che potrebbe facilitare le cose in questo senso, permettendo ai dj resident di proporre il suono adatto a plasmare una personalità unica e originale al club di riferimento. Senza trascurare la gente ovviamente, ma aprendo con furbizia verso house e techno laddove possibile.

Siamo di fronte a un’occasione unica sotto vari punti di vista, pronti (spero) per una riorganizzazione e strutturale del clubbing sia a livello di snellimento legislativo e burocratico (ne abbiamo parlato fino allo sfinimento), sia a livello di proposta artistica. La mancanza di budget è sempre colmata dalle idee. Oggi, come non mai, è il momento di metterle in pratica con coraggio ed entusiasmo sfruttando una voglia di esperienza e condivisione che sicuramente riempirà i locali di tutta Italia. È il momento di dimostrare il vostro valore come dj e la vostra preparazione come promoter. Il genere decidetelo voi, ma fatelo bene. Pensate alla festa. Guardate la pista ma ascoltate i BPM del vostro cuore.

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Ale Lippi
Scrivo e parlo di musica elettronica per Dj Mag Italia e Radio m2o. Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.