Giovedì 29 Ottobre 2020
Festival

Che senso ha annunciare un festival per il 2021?

L'annuncio dei giorni scorsi di Nameless è stato un atto di coraggio, in una situazione di stallo della musica dal vivo e dei festival internazionali

Abbiamo dato la notizia, un paio di giorni fa, di Nameless Music Festival e dei suoi poderosi primi annunci per il 2021. In privato, con amici e colleghi (ma anche con parte dell’organizzazione del festival) sono subito partiti i messaggi e gli scambi di pareri. Che si assestano, fondamentalmente, su questa posizione: ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio ad annunciare dei nomi per un evento che, ad oggi, non si sa ancora se sarà in grado di andare in scena.

Dando un rapido sguardo ai principali festival mondiali, sia tra i giganti multigenere come Glastonbury o Coachella, sia i riferimenti di settore come Ultra, si nota un certo freno, una certa cautela nel proclamare annunci di qualsiasi tipo. Le ragioni sono diverse, ovviamente tutte riconducibili all’emergenza sanitaria che ha letteralmente bloccato tutto il grande ingranaggio del settore della musica dal vivo. Provocando una serie di problemi enormi a un’economia di per sé ricchissima, ma molto fragile nella sua dipendenza dalla continuità degli eventi. Perché il mondo dei grandi festival vive di anticipi per bloccare gli artisti, di investimenti sostanziosi per le strutture, i lavori logistici e tecnici, e tute le altre spese (decisamente alte) che servono per mantenere accese le luci del parco dei divertimenti. Senza contare i prestiti alle banche e le varie implicazioni finanziarie, le penali, le multe, e tutti quegli aspetti davvero noiosi per chi non è appassionato di quel lato del lavoro.

Ma la cautela è anche data da una sorta di scaramanzia, come se ci si fosse scottati con i continui tentativi di rinvii e di slittamenti del 2020. E naturalmente, la questione diventa anche d’immagine e di comunicazione. Perché in caso di pandemia tutti siamo pronti a giustificare un festival che fa qualche casino con le date e gli annunci (anche di rimborsi o riutilizzo dei biglietti), ma da utenti ci aspettiamo che una volta prese le misure, per l’anno successivo non ci siano più errori. Anche se non è proprio facilissimo fare previsioni in mesi come questi. Poco importa al pubblico: ci stanno vendendo un sogno, e vogliamo che sia il migliore possibile, sempre, è una loro responsabilità. Così, finora sulla maggior parte dei siti dei grandi eventi abbiamo letto soltanto le date per l’anno prossimo, in parecchi casi, oltretutto, semplicemente quelle rimesse subito dopo le cancellazioni del 2020. Come se per il momento la volontà fosse quella di non sbilanciarsi, di non assumersi appunto responsabilità con annunci di nomi importanti e di informazioni più dettagliate sul futuro. Ed è qui che entra in gioco l’annuncio di Nameless.

 

Stiamo parlando di un festival che in pochi anni è riuscito a sedere al tavolo dei grandi eventi italiani, pur nascendo in provincia, da ragazzi della provincia, e senza grosse spinte da grandi gruppi. NMF è un esempio di imprenditoria giovane, intelligente, coraggiosa, ed è anche per questo che il pubblico ci si affeziona così tanto. Questo aspetto si percepisce in tutto, nel modo di porsi degli organizzatori e nelle maestranze, nell’atmosfera che si respira in giro in quei giorni. E per tutte queste ragioni, Alberto Fumagalli e soci hanno pensato fosse cosa buona e giusta, ma soprattutto un forte atto simbolico, quello di annunciare già i primi nomi per il 2021. Nonostante le incertezze, nonostante un gigantesco punto interrogativo che ancora, inevitabilmente, aleggia su questa situazione di stallo. E a maggior ragione, visto che i giganti mondiali si prendono delle precauzioni che sanno di multinazionale senz’anima, il senso dell’annuncio di Nameless è più forte e simbolico: è un messaggio al pubblico, è dire con forza “non vi molliamo, ce la rischiamo tutti insieme”, è affermare di voler essere più forti delle avversità e degli imprevisti. Ed è così che si deve fare.

Abbiamo visto festival ed eventi riempirsi la bocca di slogan e di narrazioni sulla fratellanza, sulle emozioni condivise, costruirci il proprio successo; non è il caso di dare colpe o accusare chi non se la sente, in un momento così delicato, di tirarsi indietro. Però, ecco, se la musica non è soltanto business ma è condivisione, passione, è un sogno da condividere con chi paga il biglietto, il gesto di Nameless è un atto di coraggio e di responsabilità verso il pubblico, e sarebbe fantastico vedere questo coraggio anche in tante altri player di un settore che sta boccheggiando ma che deve ripartire. Anche facendosi forza con gesti come questo.

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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