• GIOVEDì 29 SETTEMBRE 2022
Interviste

Chi è Matisa?

Abbiamo intervistato uno dei nomi più intriganti e misteriosi sullo scenario internazionali, resident al Cocoricò e sempre più spesso presente nelle line up dei festival europei

Foto: Dario Cerisano

Quello di Matisa è certamente uno dei nomi del momento: sta conquistando spazi sempre più importanti nelle line up di tutta Europa, collleghe e colleghi ne parlano sempre in modo entusiasta, e sta rapidamente trovando uno spazio molto preciso nell’affollato scenario dei protagonisti della musica da club. La intervistiamo per conoscere meglio un personaggio misterioso, intrigante, in un’estate che la vede resident al Cocoricò, in giro per festival e che a settembre la vedrà debuttare a una consolle decisamente prestigiosa…

 

Sei un personaggio molto particolare, stai conquistando consolle e palchi importanti ma hai sempre un modo di comunicarti molto poco “urlato”. Tanto che in molti si chiedono da dove arrivi, qual è il tuo percorso, chi sei… allora te lo chiedo subito: qual è la tua storia?
La mia storia non è iniziata con l’obiettivo di diventare dj: ho iniziato al conservatorio, a 9 anni suonavo l’oboe con la banda del paese, conta che da bambina vivevo in giro per il Lazio per via del lavoro di mia madre che era dirigente comunale; poi mi sono trasferita a Perugia e Firenze per studiare.

Quindi un inizio molto classico, al conservatorio…
Sì, ma per un problema alle mani la mia carriera in conservatorio finì molto presto, e sebbene comprassi e ascoltassi tanta musica restai un’appassionata diciamo “passiva”, fino a che non ho iniziato a praticare il calcio a 5 a livello agonistico.

E questo che c’entra con la musica?
C’entra perché a 23 anni incontrai, proprio grazie al calcio, una ragazza che aveva la passione per la musica elettronica, che mi lasciò la sua consolle perché si trasferiva. Anzi, scaricò queste scatole sotto casa mia con dei giradischi nuovi, mixer e casse. Entusiasta, li ho scartati, montati e poi non sapevo come funzionassero. Non ero nemmeno così attratta dai tutorial su YouTube qundi cercai di fare da me, senza usare il web. Al contrario, iniziai a scrivere a diversi dj, a Ralf, al compianto Sauro Cosimetti, e Tommy All che era un resident di bellaciao. Tommy in particolare si rivelò una persona umile e gentile che si offrì di insegnarmi la tenica del mix, e si accorse che ero molto portata, imparavo in fretta, come se avessi sempre fatto la dj. Partecipai a un contest e lo vinsi. Così iniziai a comprare dischi, a frequentare i club.

Raccontata così sembra una fiaba, una cosa da film…
Però nessuno mi dava spazio. Non era tutto rose e fiori. L’unica cosa che potevo fare era organizzare una mia serata, si chiamava Boom El Ear, in realtà era come un salotto di artisti, uno spazio con le lampade, le luci soffuse, un ambiente molto diverso dia club. Con i primi soldi mi comprai la mia consolle, e da lì migliorari la mia tecnica e arrivarono via via i primi ingaggi in giro per club.

Foto: Claudio Caprai

Perchè non hai mai pensato di “fare la resident”? Di solito per chi è all’inizio è una manna dal cielo: entrate fisse, possiblità di conoscere tanti colleghi noti e persone del settore, opportunità di coltivare un proprio pubblico…
Non è che non ci abbia pensato. È che non me l’ha proposto nessun club che mi colpisse davvero; e non ho mai incontrato persone giuste per una residenza.

Quest’anno però sei diventata resident. In un club che ha fatto la storia del nostro mondo: il Cocoricò. Come la vivi?
Come una grande opportunità.  E come un momento, spero, di rinascita del Cocco, non solo per la nuova proprietà, ma proprio come percorso artistico. Sono fiera di dire che siamo tutti resident che si esibiscono all’estero, con un certo curriculum, però vogliamo costruire una storia che porti il club nel futuro, non solo crogiolarci nel blasone del passato, pur magnifico, del Cocoricò.

Quando è stata la tua prima svolta importante? Un momento che se ti guardi indietro dici “ecco, qui è quando è cambiato tutto”?
Sicuramente quando mi sono trasferita in Belgio nel 2017 per preparare la tesi di laurea. Lì sono entrata in contatto con locali e radio che mi hanno dato spazio e soprattutto mi hanno aperto un mondo: in quel periodo suonavo una techno molto “mentale” che probabilmente in Italia non avrebbe avuto molto riscontro, invece lì era molto apprezzata, infatti proprio da lì sono partiti i primi ingaggi di un certo livello, su tutti una serata in apertura a Jackmaster che si entusiasmò e mi volle a Glasgow per suonare alla sua serata.

E da lì sono arrivate le prime esperienze internazionali?
Sì, è stato un bel salto di qualità: Glasgow, il KOKO di Londra con Skream, e soprattutto Ant Bangos in Lituania, un festival incredibile, si sono affidati a me per la chiusura del MainStage senza avermi mai chiamata prima. E credo di non averli delusi. Infatti in Lituania ho conquistato una fanbase numerosa e ho un legame forte e speciale.

Foto: Alessandro Dellago

Cerco di mantenere un ordine cronologico: siamo sul finire degli anni ’10 e sei in rampa di lancio. Però arriva il Covid che blocca tutto. Da lì in poi che cos’è successo?
È successo che come tutti ho dovuto barcamenarmi tra le serate che potevo fare e le molte impossibili per ovvie ragioni. Però non ho mai smesso di lavorare, anche perché ero proprio in un momento felice per la mia carriera, come dicevi, e volevo farmi trovare preparata nel momento in cui i club e i festival avrebbero riaperto in maniera regolare. Il vecchio manager di Jackmaster mi ha contattato e abbiamo deciso di lavorare insieme, pianificando molte cose. Ho aperto questa mia azienda, nel senso che ho un’agenzia internazionale che mi segue e ho mollato il posto fisso il 1° giugno scorso per dedicarmi al lavoro di dj a tempo pieno. Quindi utilizzo proprio il termine “azienda”, perché ora lavoro in proprio e intorno a me lavorano delle persone.

Dove lavoravi fino al 1° giugno? Qual era il tuo posto fisso?
Lavoravo per il museo Salvatore Ferragamo di Firenze.

Colgo la palla al balzo: lavoravi a stretto contatto con la moda, in qualche modo, e noto che la moda è un aspetto molto curato nel tuo personaggio, nella tua immagine: quanto ti piace? Quanto è importante?
È molto importante ma non ne farei un discorso di “personaggio”, anzi, è un discorso di sincerità. Oggi per un dj è fondamentale, direi essenziale, in primis essere se stessi, perchè quando lo esterni davvero è la cosa più entusiasmante che puoi trasmettere. Quindi io sono al 100% a mio agio con i miei look, mi piace curarli e comunicare qualcosa con lo stile. Spesso collaboro con la stilista Vivetta Ponti, una grande designer che sta facendo la differenza.

Un altro aspetto molto intrigante di te, in qualche modo collegato anche con i tuoi outfit curatissimi, è il fatto che sei decisamente misteriosa: appari e non appari, sui social spesso mostri il visto parzialmente nascosto, fotografi i dettagli. Vuoi raccontarmi qualcosa di queste scelte?
Mi piace essere misteriosa e mi piace che il pubblico si interessi al contenuto seguendomi e cercando di interpretarmi. Non mi interessa fare mostra di me nel classico modo da social, valanghe di selfie e di momenti quotidiani, anche personali, di cui in realtà non frega o non dovrebbe fregare niente a nessuno. I social spesso diventano morbosi, ma io prediligo un approccio più artistico, dove l’immagine sia a suo modo contenuto e veicoli qualcosa di me come artista.

Foto: Ksiusha

Ti posso chiedere da dove nasce il nome Matisa?
Semplicemente, mi chiamo Isabella Matilde, e ho unito i due nomi in una crasi, invertendoli nell’ordine.

La tua è un’estate intensa. Quali sono le serate più importanti che hai programma?
Uno dei miei traguardi quando mi sono appassioanta al djing era il Circoloco e quest’estate ci suono, sono molto felice. Poi, tanti festival, tra cui anche XRDS che è un festival in Belgio organizzato dal Fuse di Bruxelles. E a settembre sarò al Berghain per la prima volta. Sono grandi soddisfazioni.

Una cosa che mi piace molto di te è che facciamo tutti fatica a incasellarti, stilisticamente. Io odio le “scatole” e quindi amo questo aspetto. Ma se qualcuno ti chiede “cosa suoni?”, così a caldo cosa rispondi?
Musica energica, perchè ti proietto in una realtà dove ti diverti. Tendo a non suonare sempre la stessa musica, cerco di essere molto energica quando suono, pochissime pause, un feeling molto “alto”, energico, certo ho una formazione techno e house ma da piccola ascoltavo Hit Mania Dance e saltavo sul letto, come tutti, anche se non lo dicono perché non fa figo. Ecco, non è quello che suono ora ma in quel sound c’era un’enegia vivacissima che mi trasmetteva qualcosa. Un’energia che pur in tutt’altro suono e declinazione cerco di portare nei miei set. Le persone vengono a ballare per divertirsi, è un feeling molto libero, molto anni ’90.

Che cosa non suoneresti mai?
Forse il metal.

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.