Mercoledì 19 Dicembre 2018
Costume e Società

La teoria del “chi fa cosa”

È sul grafico del "chi fa cosa" che si misura il prezzo del successo.

“Questo lo facevo anch’io”.

“Se lo facevo io non mi considerava nessuno”.

Troppo spesso sento pronunciare o leggo sul web queste frasi riferite, in questo caso, ad una nuova idea musicale. Tralasciando l’abominio di una consecutio temporum a dir poco snobbata, considero tali affermazioni decisamente inopportune. Spesso pronunciate da soggetti che definisco “a rischio”, nascondono presunzione mascherata da presunzione. È infatti evidente che viene trascurato un aspetto fondamentale nel processo. Ovvero chi fa cosa.

Vi è mai capitato nella vostra vita di fare battuta incredibile e di vederla sbattuta sulla colonna destra del Corriere.it interpretata da Fiorello? Ecco, quello è esattamente il momento in cui è entra il gioco la teoria. Innanzitutto, bisognerebbe far tesoro di un insegnamento con il quale mio padre mi ha cresciuto. Ogni qualvolta lamentavo il fatto di non essere compreso, egli si rivolgeva verso di me dicendomi “se è così facile, fallo!”. Il sottoscritto, gelato, se ne tornava in camera con la coda tra le gambe, convinto che quell’intervista dovesse essere scritta meglio, quel disco presentato con un tono migliore e così via. Così facendo mi ha insegnato l’arte della vittoria secondo la quale un vincente trova sempre una strada, un perdente trova sempre una scusa. Non che si debba vincere sempre, anzi. Non che io vinca sempre, anzi. Come ha detto Gianluca Vialli al Corriere qualche giorno fa “l’importante non è vincere, è pensare in modo vincente. Noi siamo il prodotto dei nostri pensieri”.

Sono sicuro che tra voi lettori c’è sicuramente un produttore prodigio con in mano un disco meraviglioso, un suono originale, capace di far la differenza. Se però tale idea trova fortuna con un altro nome, magari altisonante, non dovete sorprendervi. Per forza di cose un disco tech-house di David Guetta arriverà prima a destinazione rispetto al vostro. E non è mafia, non è cattiveria. La portata artistica del francese – un nome a caso – è ovviamente maggiore della vostra e l’industria necessita di una grande eco per arrivare prima a destinazione. Allo stesso modo, il percorso che ha portato David Guetta fino al punto in cui anche un’azione apparentemente banale genera una reazione fuori dal comune o addirittura cambia il pensiero comune è il frutto di un processo lungo, tortuoso e difficoltoso. Non è la descrizione di un attimo. Lo stesso ultimo disco suonato da voi nel vostro piccolo club di provincia oppure da Marco Carola al mattino sulla terrazza dell’Amnesia di Ibiza suona in maniera totalmente differente. Un disco assume un certo valore anche simbolico in base a chi lo suona, come, dove, quando e perché. Non deve essere letto sempre allo stesso modo.  La teoria del chi fa cosa vale anche al contrario. Un evidente errore ad alti livelli ha delle conseguenze ben più disastrose rispetto allo stesso errore compiuto in un ambiente riservato. Alcuni artisti hanno perso il lavoro per lo stesso commento sessista o razzista che siete soliti ripetere ogni giorno al bar in pausa pranzo. È sul grafico del “chi fa cosa” che si misura il prezzo del successo.

I big names che gli haters amano insultare sono per la maggior parte appartenenti ad una generazione che ha fatto veramente la gavetta, senza computer, senza social network e smartphone. Questa posizione se la meritano tutta. Per questo ritengo sia fondamentale avere sempre bene in mente il concetto del chi fa cosa per avere la giusta considerazione di sé e il giusto rispetto degli altri. Non esistono bluff o bugie ad alti livelli. La verità, come l’olio buono, prima o poi, viene sempre a galla.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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