Mercoledì 18 Settembre 2019
Festival

Chimica live: The Chemical Brothers all’Hydrogen

The Chemical Brothers sono tornati. Live. Il nuovo tour era molto atteso, a breve uscirà l’album “Born in the echoes”, il cui singolo “Go” con Q Tip sta andando forte, e questo accresce ulteriormente l’aspettativa verso il nuovo show dei Chimici. Anche perchè, se è vero che i due si sono fatti vedere e sentire spesso negli ultimi anni, nel nostro Paese, è altrettanto vero che si trattava sempre di dj set, e quindi qualcosa di totalmente diverso da un concerto. Sul nostro giornale in edicola a luglio parliamo a lungo con Tom Rowlands dell’album, dei dj set, di come nascono i pezzi. E’ la nostra cover story. Qui invece vi racconto il concerto di ieri a Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova.

Hydrogen Festival è riuscito a portare una rassegna di altissimo profilo in un paese di provincia, una realtà di circa 10mila abitanti. Un esempio imprenditoriale notevole, dove viene valorizzato il territorio e dove l’investimento porta da una parte l’arte, dall’altra un notevole indotto alle strutture locali. Mentre scrivo non ho sottomano i bilanci della manifestazione, e non è il mio mestiere quello di fare i conti, ma credo fortemente in questo tipo di attività. Si tratta di lungimiranza, e troppo spesso parliamo dei miracoli economici nati grazie alla musica (i festival degli ultimi anni hanno rivitalizzato le economie di Las Vegas, della Croazia, della Slovenia, mentre Paesi come la Svizzera cavalcano quest’onda già da parecchi anni, si tratti del Montreux Jazz Festival o della Street Parade di Zurigo), mentre l’Italia resta impantanata nelle paludi della burocrazia e delle difficoltà. In questo caso tutto sembra andare, per fortuna, nella direzione opposta. Piazzola sul Brenta vanta una superba piazza antestante Villa Contarini, architettura palladiana risalente alla metà del Cinquecento (la più grande villa d’Europa, mi dicono; onestamente non ne sono sicuro, quel che è certo è l’incanto che si prova davanti a tanta bellezza). Ed è proprio qui che è stato allestito il palco del festival. Location a dir poco mozzafiato (altro fattore che in Italia dovremmo sfruttare di più, non ci manca certo la meraviglia paesaggistica).

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Verso le nove e mezza inizia lo spettacolo. Si comincia col botto: “Hey boy hey girl”, probabilmente il più grosso successo targato Chems. E quasi mi dispiace che una cartuccia così potente venga sparata subito. D’altro canto, è la miccia che accende subito il pubblico e il concerto, che per la prima parte tiene botta con un livello di energia pazzesco. da “Go”, a “Sometimes I feel so deserted” a “Star guitar”, c’è di che ballare e godere. Come da tradizione, il live è un flusso continuo, come fosse un mix in cui i pezzi sorgono uno dall’altro, e dove spesso gli elementi di una traccia finiscono per essere citati nell’altra. Campioni, filtri, magheggi vari danno una bella botta, anche quando si avverte un calo verso la metà dello show. Nulla di nuovissimo, se avete già visto precedenti tour dei Chemical, ma sempre grande cura per i dettagli e per la scaletta, per i visual e per gli effetti sul palco. Due giganteschi robot (dei veri automi meccanici, non proiezioni) fanno capolino sul palco; in video invece un inquietante clown, un uomo completamente dipinto, maschere e ballerini disegnati sono tra i più suggestivi effetti di scena. Vengono snocciolate le hit: “Setting sun”, “Believe”, “Do it again”, classici come “Chemical Beats”. Su “Elektrobank” ho la cognizione tangibile di quanto sia solido ciò che i Chemical Brothers hanno saputo costruire nel tempo: una traccia di quasi vent’anni fa, un groove sporco di batteria e basso micidiali, un sample vocale molto semplice messo in loop. Eppure da questi elementi scaturisce un’energia che poche volte si può avvertire in un concerto. E’ lo spirito del rock’n’roll,  dei muri tra club e chitarre elettriche che cadono, è forza selvaggia. Fuori controllo. Con tutti i ledwall e i fuochi d’artificio di questo mondo, non riesco veramente a immaginare la stessa energia in un set EDM, nemmeno con 200mila spettatori. E’ una questione di forza d’urto. Anche qui la produzione è grandiosa e tutto è messo a punto al millimetro, ma manca quella sensazione di “mondo in photoshop” che avverto se vado a sentire certi super dj dalla scaletta prevedibile e dall’atteggiamento studiato in riunione. Questione di gusti, ovvio, e comunque tante performance EDM sono davvero notevoli, non sono qui a fare del campanilismo, amo la musica e basta. Ma i Chemical Brothers sono riusciti a diventare iconografici, a creare una loro mitologia fin dagli anni ’90: delle “anti-star” che smanettano sui synth e sulle drum machine e non prendono mai in mano il microfono. E nonostante tutto riescono ad essere interattivi e in sintonia con il pubblico, muovendosi e saltando dietro ai muri di macchine. Questo è probabilmente il valore più grande che hanno portato nel panorama musicale durante la loro carriera.

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Il finale col botto (come l’inizio) spetta a “Galvanize” e poi al bis, con “The private psychedelic reel” (ormai la loro chiusura classica) tiratissima, mentre sugli schermi immagini sacre si alternano e narrano una storia di redenzione psichedelica, culminante però nelle immagini di due demoni. Un finale che si va a incastrare tra quelli memorabili nella mia vita di spettatore di concerti, da qualche parte tra l’inarrivabile “Group four” dei Massive Attack nel 2003 e il viaggione di “Penso positivo” virata “EDM suonata” di Lorenzo nel 2013.

Un concerto emozionante, carico, diretto, massiccio, che proietta per una notte la provincia veneta al centro dell’universo. Tom Rowlands fa la sua passerella ringraziando i fan e salutando. Il pubblico, numeroso, coinvolto, allegro, è entusiasta. Io penso di aver visto un concerto che ricorderò, per tutti i motivi elencati qui sopra. Devo sottolineare anche un difetto, però, che accompagna da sempre i live dei Chemical Brothers: l’assenza di voci live. E’ un discorso che affronto insieme a Tom nell’intervista che trovate in edicola. E’ un neo che toglie un pizzico di magia a una produzione impeccabile. Lunga vita ai Chimici.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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