Domenica 13 Giugno 2021
Interviste

‘Ciao Italia. Generazioni Underground’ è il ritratto di un’epoca magica

Una raccolta che celebra e ripercorre la mitica scena house italiana dei primi anni '90, con brani rari e parecchi dei protagonisti di quella stagione memorabile

Una serie di brani prodotti in Italia nei primi anni ’90. Un tributo agli artisti che hanno scritto la storia di uno stile musicale, anzi di un’attitudine molto precisa con cui la house italiana trovava una sua forte identità e un suo spazio, una sua credibilità su una mappa che a quell’epoca si stava ancora delineando. ‘Ciao Italia. Generazioni Underground’ è una raccolta che ripropone quel periodo fortunatissimo ed entusiasmante della storia della house italiana, in uscita il 12 giugno in doppio vinile in occasione del Record Store Day, e il 25 giugno in versione digitale. Ideatore e curatore del progetto, Daniele ‘Shield’ Contrini, label manager ed A&R di Rebirth, etichetta che appunto pubblica questa compilation, da sempre personaggio attento a tutto ciò che si muove in terriotori piuttosto “classici” quando parliamo di house e dintorni. A curare l’inserto editoriale della versione in vinile, invece, il giornalista Elia Zupelli.

Abbiamo raggiunto Shield perché ci raccontasse a fondo questo progetto solido, importante, e necessario per contribuire a creare una storia, un’eredità nello scenario del clubbing italiano e mondiale.

 

Come è nata l’idea di un progetto come questo e come hai messo insieme i brani?
È un progetto a cui sto lavorando da più di un anno. Rebirth aveva acquisito piano piano la sua fama e credibilità, grazie alla collaborazione con artisti internazionali e nuovi talenti, provenienti da ogni parte del mondo, e alla creazione di un suono di qualità, credibile e molto eclettico. Una qualsiasi persona che prendeva in mano un nostro disco non avrebbe mai pensato che potesse arrivare dall’Italia, e questo se da un lato significava internazionalità dall’altro ci aveva un po’ allontanato dalla nostra terra, dalle nostre origini. Da poco inoltre avevo lanciato Tempo Dischi, un’etichetta creata per scoprire e ristampare classici e rare gemme italiane della scena italo disco degli anni ’80, quella che alla massa è arrivata con Giorgio Moroder, Gino Soccio o Den Harrow per intenderci, ma che ha una storia ben più lunga, fatti di brani meno conosciuti ma che suonano ancora attuali, e che non volevo venissero dimenticati. Per cui iniziai a chiedermi… perché in questo momento di confusione globale, di saturazione, di individualismo, e anche di crisi di idee, non dare un segnale forte dall’Italia? In particolare partendo da quel suono prodotto nella nostra penisola a inizio anni ’90, spesso identificato con i termini dream house, italo house, piano house, o semplicemente underground, che ha lasciato il segno e ancora oggi continua a essere vivo tra dj, clubber e cultori di nuove generazioni. Un suono vicino alle atmosfere deep house di Chicago, Detroit e New York, ma rielaborato e ricostruito con un gusto e sapore tipico della nostra cultura. Un periodo magico, di fermento culturale e creatività, che si rifletteva non solo nella musica, ma anche nel modo di approcciare la realtà, caratterizzato da entusiasmo, e da un grande senso di libertà e sperimentazione. ‘Ciao Italia’ vuole essere un tributo agli artisti che hanno scritto questa storia, e che spesso non hanno ricevuto a pieno il meritato riconoscimento, ai dj e produttori che quasi a loro insaputa hanno fatto parte di una onda, di un movimento propulsorio che nasceva negli studi di registrazione, divampava nei club, e si propagava nei negozi di dischi, luoghi di incontro e di scambio culturale. Nomi importanti come Dj Ralf, Alex Neri, Massimino, Andrea Gemolotto, Don Carlos, Fabrice, MBG, Leo Mas, Paolo Martini, Ricky Montanari ma senza dimenticare nomi che sono rimasti più nell’ombra ma che hanno dato linfa e spessore alla musica Made in Italy come
Leo Anibaldi, Andrea Benedetti e Eugenio Vatta (Frame), Fancesco Montefiori, Paramour, Davide Rizzatti, Leandro Papa, Paolino Bova, Cesare Cerulli, Graziano Ragni, Massimo Berardi, Massimo Zennaro e anche tutti i produttori che per esigenze di spazio
non sono stati inclusi in questa raccolta. 

Non dev’essere stato un alvoro semplice…
No, ma più che è altro è stato un lavoro lungo e certosino. Dietro a questo progetto c’è stato un grosso lavoro di ricerca. Grazie all’aiuto dei dj e protagonisti di quel periodo ho fatto una prima selezione musicale, annotando i brani più suonati e segnalati. Alcuni artisti hanno collaborato fin da subito, in quanto possessori dei diritti. Altri ancora si son dimostrati restii a cedere i diritti di licenza, in alcuni casi invece non sono riuscito a risalire agli editori e proprietari attuali, e questo è stato molto frustrante. Inoltre c’è un imponente lavoro di direzione artistica, curato da Stupefacente Studio, che ha base a Brescia e lavora a 360 gradi tra creatività, design e comunicazione, coadiuvato dal nostro grafico Luca Sanchezlife. L’idea di connettere quel periodo con la figura rielaborata di Ciao, la mitica mascotte dei Mondiali ’90 mi è piaciuta subito, e penso sia davvero vincente a livello comunicativo. La raccolta contiene inoltre un inserto editoriale curato dal giornalista Elia Zupelli, che ricostruisce l’affresco di un’epoca attraverso le voci dei protagonisti, fotografie, interviste, rarità. Un contenuto unico, davvero prezioso.

 

Rebirth è una label da sempre molto affascinata da quella golden age che sono stati gli anni ’90 della house (italiana ma non solo). Qui però l’omaggio è esplicito. Qual è il legamecche lega l’etichetta e te – come curatore dell’etichetta – all’estetica di quel periodo, tra l’altro oggi tornata prepotente nelle produzioni house?
Anche se non ho vissuto appieno i primi anni ’90, quando ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo, intorno al 1998, si respirava comunque quell’aria magica di esaltazione e di fermento, tutto era nuovo. Se oggi sono qui lo devo a Fabio Bacci, allora direttore artistico di una delle etichette di riferimento, la Heartbeat Records, una persona e punto di riferimento, mente ispiratrice che vedeva sempre avanti rispetto agli altri. Questo periodo musicale sicuramente ha formato per una certa parte il mio gusto che poi è quello che ho cercato di trasmettere a Rebirth, uno stile molto eclettico e improntato sulla melodia, sul calore di una voce e di un suono. E continua oggi ad essere fonte di ispirazione per molte produzioni. Penso che le mode musicali siano soggette a cicli. E se negli ultimi anni abbiamo visto una ascesa della scena più techno e rave nei prossimi avremo un ritorno alle sonorità house. ‘Ciao Italia’ non è però solo un omaggio a quella scena, non vuole avere una connotazione nostalgica e commemorativa, ma vuole essere una spinta per una possibile evoluzione. Vuole dare un segnale positivo, cercando di trasmettere quell’atmosfera, il senso di empatia e creatività che si respirava in quel periodo. E riviverlo per qualche istante, può darci una spinta propulsiva per un nuovo corso proiettato nel futuro.

Com’è il panorama musicale house oggi? Quali sono i trend che senti più interessanti?
Penso che oggi la contaminazione tra i generi abbia portato a bellissime produzioni musicali. Sto ascoltando musica che non è puramente elettronica ma vicina al nu soul e al modern jazz. Avere input diversi e aprire la mente agli stili musicali è importante. Nel 2020 ho apprezzato molto gli album di Sault, Cleo Sol e Kelly Lee Owens. Quest’anno invece tra i miei preferiti c’è Gabriels, Floating Points con Pharoah Sanders, il Quadro Di Troisi e l’album di debutto dell’italiana Madame. Per quanto riguarda la musica house, penso avrà una grande espansione in Asia e un ritorno in America nel prossimo futuro. Ma per durare altri quarant’anni, dovrà evolversi, creare nuovi movimenti, ripartendo dall’underground, dalle piccole realtà per poi aggregarsi per raggiungere un pubblico più ampio.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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