Giovedì 22 Agosto 2019
Interviste

Claudio Cecchetto, coraggio e fiuto nella dance

Succede sempre così, che quando ti trovi davanti a un mostro sacro, reso tale soprattutto da chi ti circonda, vai in fibrillazione. Resti condizionato e non stai più nella pelle. È quello che può succedere se intervisti uno come Claudio Cecchetto, uno che ha inventato personaggi divenuti popolari (Gerry Scotti, Fiorello, 883, Fabio Volo, Leonardo Pieraccioni, Jovanotti sono solo alcuni) e stelle della dance (Sabrina Salerno, Albertino, Sandy Marton), senza contare la consacrazione di località (Ibiza e Riccione in tempi non sospetti) e marchi radiofonici (Radio Deejay e Capital). Cecchetto ha avuto sempre: coraggio da vendere, fiuto e senso del ritmo. E infatti per anni ha fatto il dj. Senza fermarsi mai.

 

L’addetto stampa della casa editrice che edita il suo libro, “In Diretta – Il Gioca Jouer della mia vita” (Baldini e Castoldi, 400 pagine, 16 euro), ci dà appuntamento direttamente negli uffici di Cecchetto: una struttura circolare in pieno stile anni Settanta, tanto per non smentirsi. Alle pareti, decine e decine di dischi d’oro e di platino. Cecchetto in un attimo diventa semplicemente Claudio. Sigaretta elettronica per lui, il MacBook che segna inesorabilmente le ore per noi: le 19,00. Saranno le 19,47 quando ci congederemo.

Claudio, primo e ultimo libro? Una faticaccia?

Vediamo. È il riassunto romanzato delle cose successe, quindi mi è stato semplice scriverlo. Ci ho pensato su 40 anni e da almeno dieci con la famiglia Dalai, Alessandro e Michele, parlavamo di questo: volevamo fare un libro sugli anni Ottanta e Novanta ma sapevamo che sarebbe venuta fuori una cosa alla Wikipedia. Su questa traccia, con questo testo, attraverso questo albero, mi sono divertito. Ho raccontato. È una finta autobiografia. Parla della nascita della radio, della tivù.

Come è stato scritto? Tutto di getto davanti a un computer?

Qualcuno trascriveva, a volte invece mi sono messo io con la tastiera. Mia moglie (Maria Paola Danna, per gli amici Mapi) è una grande lettrice. È stata come al solito eccezionale. Il libro poi in realtà era molto più lungo ma sono un editor e ho eliminato le parti superflue. Ho cancellato diversi capitoli.

Fare un libro è come fare un disco?

È una cosa diversa. Nel disco hai bisogno di musicisti, arrangiatori, turnisti. Qui nel libro hai solo testo. Il testo nel disco è in funzione della musica. Nel libro sei solo: sei tu e lui.

“Sei un mito” non è solo il titolo di un brano da te prodotto, è la realtà per diversi addetti ai lavori dell’intrattenimento. Cecchetto è un mito per tutti?

Da piccolo avevo la passione per la musica e volevo lavorare in una casa discografica. Volevo fare il label manager. Proponevo la mia musica, quella che ascoltavo, che mettevo in discoteca. Pensavo molto al pubblico. Io, dj, mi mettevo sempre dalla parte del pubblico. Avevo il gusto giusto. La bellezza di un pezzo era che la gente lo ballasse. Se la gente non ballava il disco che stavo suonando, iniziavo a odiarlo quel pezzo di vinile.

 

Proviamo a sfatare un altro mito, secondo cui la gente non capisce niente in fatto di musica?

Non sono d’accordo. Il divertimento di chi era in pista era fondamentale. Non sbagliavo quasi mai. Andavo d’istinto. Mi gasavo. Era pelle d’oca a ogni hit, a ogni pista piena.

Alla guida di una radio e di una casa discografica, ancora oggi c’è chi reclama un conflitto d’interesse?

Producevo ciò che mi piaceva. Se ti piace una cosa, cosa fai, non la metti in radio? Se la radio è mia, rischio di mettere una ciofeca e di rovinare tutto? La gente non si fa convincere dai passaggi radiofonici. E questi sono concetti applicabili anche al giorno d’oggi. La super programmazione non cambia la qualità.

Radio Deejay, anche lì tanti ricordi?

Noi siamo partiti con la sola musica. Mike Bongiorno un giorno mi disse: ‘Eh, Claudio, ma dj mica si scrive così, guarda che è sbagliato’. Fummo i primi. E ci copiarono. Avevo comprato Radio Music, e c’erano tanti dj; poi arrivò Radio Deejay, e gli studi si popolarono di speaker. Gerry Scotti fu il primo primo a fare il dj a tutti gli effetti.

Con Stock, Aitken & Waterman trovare spazio nelle classifiche dance straniere fu dura?

L’Inghilterra era il faro. Loro dei pilastri. Con la Italo dance abbiamo comunque conquistato questo periodo. Abbiamo trovato spazi occupati. Ma ci siamo fatti largo.

Di dance non ne produci più?

Max Pezzali, e gli 883 in passato, hanno una matrice dance, i brani sono ballabili. Io sono per la dance. Per quella cantata in inglese il discorso è diverso. Sarei in competizione con in mondo.

Cosa ti piace della dance internazionale odierna?

Mi piace David Guetta, Avicii, un po’ meno ma Bob Sinclar. Mi piace la melodia.

Nessuno si è smarrito tra i tuoi collaboratori del passato?

C’è Pierpa (Pierpaolo Peroni), che è quello che tiene i contatti con i produttori. Conosce molti giovani. Cerchiamo sempre nuove leve.

Albertino, Jovanotti, da dj a imprenditori.

E ne sono felicissimo.

Vai in discoteca?

Non proprio. Vado in pub sui Navigli, quelli che molti chiamano discobar.

 

I tuoi figli, Jody (nato nel ’94) e Leonardo (2000), come ti vedono?

I miei figli mi chiedono di fare il padre. Mi hanno visto fare il dj nelle feste anni Ottanta.

Stai lavorando a un super talent che si basa sull’attitude e non solo sulla voce. Sempre alla ricerca dell’uomo nuovo?

Si chiama “StarCube, la Voce non è tutto”. Il mio concetto è: prima di sentirti cantare, voglio sceglierti. Voglio capire chi sei.

I talent sono entrati anche nel djing.

Top dj? È un’ottima formula, in un momento in cui tra le tivù ci sono pochi budget.

Ma oggi la tivù ama la musica?

Dalla tivù la musica ti arriva e invece uno oggi con il web se la cerca. È cambiata la direzione del flusso. Mtv è diventata generalista. Deejay Television era invece una scelta da dj. Mettevamo il meglio.

Nell’intrattenimento italiano esiste l’eccellenza (come nel cibo)?

Prima l’inglese deve diventare una seconda lingua. All’estero ti chiedono se in Italia il brano che proponi ha successo.

A&R, esistono ancora?

Certi talent scout sono state le etichette indipendenti a farli sparire.

Non è il pubblico che decide, soprattutto con i talent?

Dipende se è quello televisivo e se fa una scelta emotiva.

E la discografia oggi?

I cantanti sono quelli che cantano e non quelli che fanno un disco.

Stiamo tornando al menestrello, all’abbandono della musica nei confronti del contenitore?

La domanda la faccio io: prima dei dischi cosa facevano i cantanti? Le multinazionali hanno capito che la vendita è legata ai diritti.

Gli anni passano. Ma la qualità aumenta?

Penso che si stia sempre meglio. L’unico problema è l’adattamento. Non abbiamo una corretta velocità di adattamento. Se uno si ferma… Non guardo al passato. Io sto bene. Quando guardo i figli, dico: hanno troppe cose. Tuttavia, penso: se fossi nato in questo periodo? Beh, sarei come loro.

E le startup?

Io le considero esperienze, tentativi. Progetti legati a internet e non, sono difficili da sviluppare in Italia perché qui non abbiamo la cultura. In Italia Internet è visto solo come un grande negozio dove comprare cose.

Va di moda l’hip-hop, tra i giovanissimi.

Il rap mio è quello della Sugarhill Gang e quindi l’hip-hop non è certo una novità, ma è un discorso generazionale.

Quali sono i disc jockey che ammiri?

Quelli citati prima. E anche Benny Benassi.

Il dj di oggi chi è?

Con l’attrezzatura che hanno, i dj ora possono fare cose straordinarie. La tecnologia deve aiutare il dj.

Torniamo alla dance?

É il ballo. È la cassa in quattro. Il ritmo non stanca mai. La cassa in quattro riproduce il battito del cuore. Per l’essere umano è naturale.

Mai pensato di andare in pensione?

Farò quello che il fisico mi permetterà di fare. Sempre. Il trucco? Circondarsi sempre di giovani. E delle loro idee.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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