Martedì 20 Agosto 2019
Festival

Club TO Club 2014, alti (molti) e bassi (qualcuno)

E’ martedì pomeriggio, gli entusiasmi e le emozioni del weekend vanno raffreddandosi sotto una pioggia e un cielo plumbeo che, a confronto, lo stereotipo del clima londinese pare una cartolina da Cuba. Così, a mente fredda, cerco di sintetizzare quanto ho visto al Club TO Club di Torino.
Del mercoledì con Chet aker e How To Dress Well ho già parlato abbondantemente; il giovedì non ho potuto seguire gli eventi Hyperdub, e quindi arrivo direttamente al doppio appuntamento del Lingotto, venerdì e sabato, e la domenica con Tanz Salvario all’Astoria.
Il piatto si presentava ricco, con Franco Battiato e il suo progetto “Joe Patti Experimental Group”, Caribou, Kelela, Ben UFO vs. Ron Morelli, SBTRKT, Apparat, Vessel e molti altri.

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Battiato e tramonti
Parto da casa con un tramonto spettacolare, ottimo auspicio per il weekend torinese; in poco più di un’ora arrivo a Torino, il tempo di fare check in ed eccomi nella hall dell’AC Hotel, quartier generale del festival, dove sta suonando Uabos, resident del Tunnel di Milano (Le Cannibale) e dove incontro tanti amici con cui passerò molte delle ore successive. Poi subito al Lingotto. Battiato suona prestissimo, sul palco insieme al Maestro Pino “Pinaxa” Pischetola e Carlo Guaitoli. Il concerto riprende il materiale dell’album, elettronico e sperimentale, il pubblico del c2c apprezza e omaggia l’artista, il suo status di icona della musica italiana è innegabile e questo affetto è un bel segnale da parte del pubblico. Quasi a contraccambiare, Battiato nei bis concede una versione di “Voglio vederti danzare” dritta e potente (vi ricordate la cover di Prezioso? Ecco, non siamo da quelle parti, però…), e poi “No time no space” e la meravigliosa “E ti vengo a cercare”. Finale in crescendo che ci fa apprezzare l’esibizione, riscattando un inizio interessante ma vagamente soporifero.
Nella Sala Rossa – ribattezzata Sauna Rossa per ragioni che potete facilmente immaginare – organizzata da Red Bull Music Academy, la fila per entrare sembra quella di un Apple store il giorno dell’uscita di un nuovo iPhone, e molto non riescono a senire il live di Jessy Lanza. Che, onestamente, non è imperdibile: una voce buona, senza sbavature, ma senza nemmeno troppa personalità, su beat e basi lanciate e pochissimo rielaborate rispetto alla versione dell’album. Potevi fare di più, Jessy, le aspettative (specie dopo la bella intervista che ci hai concesso) erano alte.

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Un venerdì da leoni
Tra i punti più alti del venerdì sera, il back to back di Ben UFO e Ron Morelli, tra techno, house e imbeccate Dancemania, un ibrido accattivante e di grande presa sul dancefloor; i Ninos du Brasil, impossibile resistere alle loro percussioni; il live dei Jungle, che stava regalando momenti di grande musica ma è durato pochissimo a causa di problemi tecnici. Sul piedistallo metto Kelela, mia preferita in assoluto, nonostante una performance viziata da una qualità audio non molto buona e da un’emorragia di pubblico migrato verso la sala grande per Caribou. Voce impeccabile, delicata e avvolgente ma allo stesso tempo decisa, strumentali dei brani mai uguali alle versioni originali ma continue sorprese di edit e remix (in consolle Dj Total Freedom e Loric Sih). Lei si dimostra una grande intrattenitrice, bellissima e affascinante nel suo abito nero semi-trasparente. Bocciato invece Evian Christ, molto confuso e difficilmente ascoltabile né ballabile, una scarica di bassi senza molto senso, per i miei gusti.
E Caribou? Il main event di venerdì è stato altalenante: la prima parte un po’ fuori fuoco, forse anche per i nuovi brani che non sono esattamente una botta di vita, o forse perchè il mio gusto non è più così sintonizzato su quelle frequenze; la seconda parte dello show è stata molto più convincente, il pubblico mi è parso più coinvolto, e il finale con “Sun” è stato stellare, una lunga corsa sui moduli arpeggiati dei synth, sul ritmo dritto del pezzo e sul vocal irresistibile (e dice solo “sun”!).

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Un sabato italiano
Sabato si parte con l’Absolut Symposium all’AC Hotel, Fatima mi stupisce e mi rapisce, con la Eglo Live Band riarrangia i suoi brani in una chiave meno elettronica e tutta soul, morbida e perfetta per scaldare i cuori e iniziare la serata.
Il Lingotto offre un programma ricco anche questa sera, e ancora il bilancio finale sarà di alti e bassi. SBTRKT, che attendevo con trepidazione, si è rivelato un buon spettacolo, ma al di sotto delle aspettative. Capisco che non si possano portare tutti i cantanti in tour, ma un paio di bravi turnisti no? Lanciare tutti i vocal registrati è un fattore che pregiudica il mio giudizio sul live dell’artista inglese, lo trovo davvero poco rispettoso verso il pubblico. Penso ai Massive Attack, che non sempre hanno Liz Frazier disponibile per interpretare “Teardrop” live, ma trovano degne sostitute per i tour; o ai Chemical Brothers, che in assenza Q-Tip lasciano la strumentale di “Galvanize”. Non ho capito la scelta. Nonostante ciò, il live si è assestato su buoni livelli, con tanto di cover di “Lotus Flower” dei Radiohead.
Highlight di sabato: il dj set di Apparat (non sono un suo grande fan, ma il dj set è stato davvero coinvolgente, azzeccatissimo per la sala e per il dopo-SBTRKT) e, a ruota, Recondite, perfetti per una big room; Lorenzo Senni live, uno show che ha conquistato molti; Tiger & Woods; Jacques Greene.
Punto più basso della serata, e forse del festival, Future Brown: un suono bass/grime non certo innovativo, con un mc fiacco e, soprattutto, una presenza scenica imbarazzante, come vedere quattro teenager fare festa in casa, in tuta, Nike Squalo e selfie ogni cinque minuti.

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Domenica bestiale
Domenica c’è tempo per una visita a The Others, notevole mostra d’arte contemporanea allestita presso le ex carceri nuove, bulimica nella proposta, con alcuni espositori interessanti e un notevole impatto visivo nella sua collocazione; poi riesco a fare un giro all’Astoria, c’è Morphosis che sperimenta noise e bassi profondi in un live che non mi conquista appieno, nonostante la buona qualità. Forse per la stanchezza, forse perchè il concerto è ospitato da quella che, a tutti gli effetti, è una cantina stipata di persone – non proprio come stare in un campo di lavanda.

 

Che risultati hai? Alti (molti) e bassi (qualcuno)
Club TO Club è un festival di grande qualità, lo dimostra ancora una volta: internazionale nelle scelte artistiche, nel pubblico e nella qualità del pubblico, nell’organizzazione e nello staff, validissimi. Location come l’Hiroshima Mon Amour e l’AC Hotel si sono rivelate perfette per gli show ospitati – all’AC l’atmosfera era sempre frizzante, un piacevole “pre” alle serate del Lingotto -; l’Astoria ha il fascino del clubbino underground, anche se l’olfatto non ringrazia (chiedo scusa ai gestori, davvero), al Teatro Carignano non sono stato, quest’anno, ma sono sicuro che resta il posto più pittoresco del festival. Sul Lingotto devo confessare di avere delle riserve, che mi porto dietro da sempre e che condivido con molti altri frequentatori del c2c: il padiglionde grande è… grande, quasi spiazzante, anche quando è pieno; freddo nell’allestimento (spesso anche nella temperatura). Dopo tanti anni, trovo che i visual e il palco non siano all’altezza di un festival di “fascia premium” come c2c, sia per l’impianto audio, sia per la parte visiva. Le spese sono alte e immagino non sia facile far quadrare il budget per tutti gli aspetti del festival, ma ormai un salto di qualità su audio, video e stage è necessario, a mio parere. La Sauna Rossa ogni anno ripropone lo stesso problema: code da grande esodo estivo all’ingresso, dimensioni piccole e temperature tropicali. Non si potrebbe proprio ampliare un pochino?
Al di là di queste critiche, il Club TO Club resta uno dei festival più importanti in Italia e non solo, e la sua fama è tutta meritata. Ce n’è per tutti, l’organizzazione è ottima e tutto fila per il verso giusto. C’è eterogeneità di stili e generi, di live e dj set. Quest’anno abbiamo ascoltato molte cose inedite anche per la tradizione del festival, e tutte valide: Battiato, Che Faker, Fatima (da non confondere con la quasi omonima Fatima Al Qadiri, discreta nella sua esibizione in solo, e purtroppo parte del disgraziato episodio Future Brown). Certo, qualcuno si lamenta per alcuni nomi, che si ripetono costantemente da un po’ di tempo in qua (SBTRKT, Marcel Dettmann), e come dicevo, alti e bassi nelle performance. Ma sono dettagli . D’altronde, la perfezione non appartiene a questo mondo.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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