Sabato 04 Dicembre 2021
Costume e Società

La chiacchierata line up del Cocoricò, le feste su invito, le maratone dei dj resident: come sta cambiando il clubbing?

Cosa sta succedendo nei club? Come sta andanado questa ripartenza? Siamo in un momento inaspettatamente eccitante. stanno succedendo cose interessanti. Stiamo vedendo ragazze, ragazzi, ragazz* che hanno voglia ascoltare i dj, la musica, con consapevolezza e voglia di socialità

Foto: Fidel Fidel Odd

Ce lo siamo domandati per oltre un anno. Abbiamo letto, visto, sentito proclami in cui, durante i molti mesi di stop forzato e di polemiche, riflessioni, preoccupazioni varie, si guardava al futuro pensando a come si potesse essere migliori, a come aggiustare la rotta in un mondo che era diventato asfittico, era diventato sovradimensionato e in molti casi – e questo ce l’hanno confessato diversi piccoli e grandi player – non reggeva più. Semplice. Certe economie non erano sempre sostenibili, e se alcuni potevano contare su tesori e tesoretti accumulati nel tempo, o avevano in mano situazioni in grado di portare il peso di cachet esagerati, di costi di produzione e di messa in scena altissimi, tanti altri erano costretti a rincorrere e avevano il fiato corto. Tradotto: guadagni risicati se non perdite più o meno conclamate. Ma alla luce di tutto questo, quali risposte possiamo dare al grande interrogativo su come sta andando la sospirata ripartenza?

Ci sono diversi punti interessanti da constatare. Innanzitutto, l’ingranaggio è ormai avviato, nel senso che da un mese il settore è ripartito, abbiamo vissuto di persona diversi party e quindi è possibile tracciare qualche parziale bilancio senza timore di sbilanciarci o mettere nero su bianco boutade che potrebbero rivelarsi fuochi di paglia; poi, va detto che sì, gli appassionati non vedevano l’ora di tornare in pista, e anzi la voglia di leggerezza, di socialità, di uscire, di stare insieme, era davvero tanta, tra i giovanissimi e non solo. Da tempo non si vedeva tanta gente desiderare di andare a ballare, nonostante le capienze ancora in qualche modo calmierate. A proposito, le capienze. Nei posti dove siamo stati, non sempre sono proprio rispettate come da regolamento, ma non fraintendete: ovunque abbiamo visto gestioni ragionevoli e numeri dettati dal buonsenso più che dal tornaconto economico. In altre parole, se con il 50% le maglie sono davvero larghe e gli incassi troppo pochi per garantire una serenità nelle casse, chi organizza e gestisce si sta attenendo su ingressi comunque contingentati, magari con una percentuale un filo più alta del consentito ma sempre rispettosa delle persone e della tutela delle linee guida generali. Si respira, insomma, si sta comodi e non abbiamo mai notato situazioni “sardina”. Soprattutto, e questo è davvero bene sottolinearlo, in ogni festa, dai club ai party privati, il controllo dei green pass è sempre serio e puntiglioso, molto più che in ristoranti o negozi, per capirci. Un punto a favore delle discoteche.

 

Venendo al piano strettamente artistico, si stanno verificando diversi fenomeni interessanti. Innanzitutto, visto che per un anno e mezzo abbiamo sentito i proclami moraleggianti di chi con il capo cosparso di cenere invocava il ritorno di un clubbing più sano, meno dopato da cifre gonfie per guest internazionali talvolta deludenti, dopo aver fatto mea culpa sulla pubblica piazza social, dobbiamo ammettere che in parecchi casi le cose stanno prendendo proprio questa piega. Non per un semplice fatto di scrupolo morale, sia chiaro. Come detto prima, tanti locali si ritrovano con le casse vuote e non c’è molto margine per potersi permettere i grandi nomi. E chi li ha fatti (club con bilanci da Spa o promoter che hanno nel tempo sviluppato rapporti di sincera stima e amicizia con alcuni artisti), rilanciando sulla posta in tempi di aperture più o meno proibite e controverse, non ci ha fatto una bella figura. Anche perché davvero i solitissimi nomi spesso sono meno brillanti in consolle di tanti giovani che hanno voglia di farsi largo o di resident che conoscono bene il loro pubblico e si possono permettere di spaziare oltre il sound previsto e prevedibile di certi big. Tradotto: già prima dello stop i vari Jamie Jones, Martinez Brothers, Sven Väth, Seth Troxler, non ce li ricordavamo per set entusiasmanti nelle ultime stagioni. Un po’ di copia-incolla, via. Siamo sinceri. Tanto che proprio Seth Troxler, headliner in Piramide nella tanto sospirata serata di riapertura del Cocoricò (il prossimo 27 novembre) ha generato reazioni contrastanti, con tanti, troppi commenti negativi che hanno creato un caso social e che nonostante siano certamente indegni, è impossibile non farci caso. Certo, il caso del Cocco è particolare: le aspettative sono altissime, e sarebbe stato in ogni casao difficile accontentare tutti. Per inciso, va sottolineato che la suddetta line up è completata, in maniera molto intelligente, da nomi noti ma ancora non proprio abusati come William Djoko, o come Mattia Trani e Matisa, dj che si stanno muovendo decisamente bene e che presto saranno certamente presenze constanti in tutte le consolle di livello. Ma appunto, basta il nome di Troxler, big ma non abbastanza, troppo comune, eccessivamente inflazionato, per far storcere il naso a qualcuno. Eppure, la line up è equilibrata, e risponde probabilmente anche a esigenze di portafogli. Tutto sommato, però, meglio così di una sfilata di superstar pronte magari, appunto, al compitino e nulla più.

Il caso Cocoricò come il ritorno dei resident dj e del “vivaio” come protagonisti delle consolle dei club, in ogni caso, è un segnale positivo. Perché fa crescere nuove generazioni di dj con il giusto tempo e spazio, senza quell’acceleratore eccessivo che abbiamo visto messo in atto da agenzie e management negli ultimi anni. E perché ci sta riconciliando con un clubbing più umano, meno dettato da esigenze di cartellone e quindi più rilassato, gioioso, vissuto senza troppa ansia da stardom ma con un ottimo bilanciamento tra nomi familiari al pubblico (i resident), guest centrati con il locale, e newcomer motivati e vogliosi di dimostrare tanto. È un reboot, più che un reset, per usare un termine cinematografico, un ritorno alle origini sapendo che non stiamo vivendo le origini di questo sistema e di questo movimento, piuttosto un nuovo inizio, inevitabilmente. E anche la dinamica degli eventi ne risente. Anche qui, in positivo, secondo noi.

 

Cosa sta succedendo nei club? Beh, ciò che abbiamo notato è la scelta di una dimensione più intima, più contenuta. Party da 200, 300 persone, meno eventi ciclopici, in attesa di vederli semmai la prossima estate. Meno serate contenitore, e parliamoci chiaro, anche la dance più evoluta e di settore (techno, house e affini) aveva preso quella piega, avvicinandosi sempre più alle dinamiche dei localoni “commerciali” da tavolo, bottiglia e 3mila persone in pista. Anche qui, in qualche modo, è una scelta quasi obbligata, ma forse sarà la fortuna e la salvezza di molto clubbing di qualità e di molto clubbing di taglia medio-piccola. Quello che stiamo vedendo è il sorgere di un clubbing “sartoriale”, su misura: feste a invito (quindi sai già che clientela trovi), feste in modalità RSVP, feste a cui si entra solo in lista. Infatti, i locali fanno sold out e non hanno preoccupazioni su controlli per i troppi ingressi, non hanno noie alla porta e sanno bene chi si portano in casa. Una dimensione che permette anche ai dj di poter osare di più, perché hanno davanti un pubblico preparato, e che permette agli organizzatori di chiamare anche qualche nome dal suono più azzardato, perché no. Sia chiaro, a noi questa dimensione piace come è sempre piaciuto il grande festival, sono deu facce della stessa medaglia e non vediamo l’ora di riviverle entrambe senza limitazioni o pensieri. Ma intanto, è una bella boccata d’ossigeno constatare che le cose vanno anche in questa direzione.

Tirando le somme? Siamo in un momento inaspettatamente eccitante. Per un po’ abbiamo pensato che tutto sarebbe ripartito come prima, con il piede sull’acceleratore e senza remore per niente e nessuno. Non era un’idea che ci entusiasmava. Invece, stanno succedendo cose interessanti. Stiamo vedendo ragazze, ragazzi, ragazz* che hanno voglia di divertirsi, di ballare, di ascoltare i dj, la musica, con consapevolezza e voglia di socialità, stiamo assistendo a un momento di nuova comunità, meno dopata dai social e più legata al momento. Per dirne una, a una festa siamo stati ripresi mentre facevamo un video per Instagram. Una ragazz ci dice “guardate che non si fanno video, qui. Cioè, non è proibito, ma non sta proprio bene, vedete altra gente con il telefono in mano? Pensate a divertirvi! La festa è qui, ora”. Non aveva torto. Il futuro, forse, ci renderà davvero migliori. O perlomeno, più consapevoli.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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