Lunedì 19 Agosto 2019
Clubbing

Come sta il Berghain?

Il Berghain è ancora uno dei migliori club al mondo?

Come ogni anno l’estate porta con sé la voglia dei party open air tra sole e mare, eppure ci sono eccezioni che puntualmente confermano la regola. Una di queste è indubbiamente rappresentata dal monolitico Berghain di Berlino che lo scorso weekend ha celebrato uno dei suoi party più importanti: La Ostgut Ton Nacht. Un evento lungo tre giorni in cui ventisette artisti della label si sono esibiti nei quattro floor aperti per l’occasione. A distanza di qualche anno dal successo globale del club abbiamo colto l’opportunità per valutare lo stato di salute di uno dei punti di riferimento del clubbing internazionale. Ad attenderci una coda kilometrica, enfatizzata dalla presenza di pesi massimi come Ben Klock, Marcel Dettmann, Ryan Elliot e Kobosil. La spietata selezione all’ingresso anche stavolta non fa sconti e chi protesta viene ammonito, purtroppo non solo verbalmente. La gestione logistica resta uno dei punti di forza del locale e le modifiche strutturali servono a rendere funzionale la permanenza dei presenti per 72 ore al suo interno. Nuovi guardaroba, nuovi punti di ristoro e due sale in più per gestire un afflusso che si attesta attorno ai 3.500 clienti a weekend, una continuità che altrove sembra non essere replicabile. Il caldo non aiuta i due floor storici con un Berghain formato fornace e un Panorama Bar quasi sempre gremito. Discorso diverso per l’Elektroakustischer Salon, area di decompressione dove le sonorità dub-techno e ambient creano un’atmosfera perfetta per rilassarsi e recuperare le energie.

Photo by Aaron M. Jones for Paxahau
Il vero highlight dell’evento è però nel Garden, dove sotto un cocente sole estivo, Roi Perez propone uno dei set più interessanti degli ultimi tempi, almeno da queste parti. In questa cornice inedita l’atmosfera libertina del club trova la sua massima espressione, con donne e uomini che intendono emulare l’amore libero predicato a Woodstock. Il tutto mentre le puntine accarezzano dischi storici come “Feel The Sunshine” degli Unit 2 e “Dreams” degli Smokin Beat. Inutile dire che quando le bocchette anti-incendio vengono aperte a pieno regime in pista il pubblico perde totalmente il controllo ma sappiamo che fa parte del gioco.

Dentro il club puoi fare ciò che desideri, essere chi desideri, vestirti o non vestirti come desideri, l’unico obolo che viene richiesto è il rispetto e la tolleranza nei confronti di tutti.

Musicalmente possono dirsi tutti soddisfatti? Sicuramente sì, grazie alla varietà di stili offerta dai ritmi broken di Martyn ed nd_baumecker, dal groove di Tama Sumo e Nick Hoppner fino alla dark tunnel techno di Norman Nodge ed Anthony Parasole. Ad oggi il Berghain/Panorama Bar offre ancora alcune delle migliori line up della capitale tedesca e non solo dedicandosi a generi che altrove vengono trascurati se non addirittura denigrati. Ciò che però preoccupa è proprio l’utenza. Se fino a pochi anni fa l’espressione di valori libertini era rappresentata in modo totalmente autentico oggi non si può dire lo stesso. Il pubblico femminile si è uniformato e mostrare le “proprie grazie” è divenuto solo un modo per alimentare un bisogno di attenzioni sempre più marcato. Il pubblico maschile d’altro canto cerca la forzatura ostentando atteggiamenti e look che andrebbero bene in altre cornici più note e goliardiche (italiani travestiti da Super Mario Bros per intederci n.d.r)

E’ la fine del Berghain? Assolutamente no, non siamo vecchi nostalgici pronti alla critica feroce. E’ però evidente che dopo tanti anni l’autenticità, almeno del pubblico, sia venuta meno per colpa forse anche nostra. Vi abbiamo parlato per anni del sogno di questa zona franca in cui tutto poteva accadere, abbiamo discusso per ore di come si potesse superare la feroce selezione all’ingresso, e forse ci siamo concentrati poco sul comprendere ed interiorizzare i valori e la visione del mondo di un luogo come questo , lasciando che l’edonismo e l’ostentazione fine a sé stessa vincessero su tutto. Se oggi il Berghain è un po’ meno Berghain la colpa è anche nostra, prendiamone atto e cominciamo a capire che il clubbing, quello vero, non è divertimento usa e getta e , seppur divertente, a volte è una faccenda terribilmente seria.

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