Martedì 16 Luglio 2019
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Come sta la musica elettronica italiana?

Il punto della situazione per affrontare al meglio il 2019

Gli ultimi mesi hanno confermato una credenza popolare favorita dal declino dell’ondata EDM: gli italiani sanno fare la techno. A livello internazionale solo i fratelli VINAI hanno retto il colpo, guardando strategicamente quasi solo verso Oriente. Il bellissimo 26° posto nella TOP 100 DJs 2018 è la consacrazione di un percorso che per altri colleghi sembra completato, o quantomeno arrivato ad un bivio. Mentre i precursori Merk & Kremont si stanno concentrando sulla produzione pop dai numeri eccelsi, i milanesi SDJM sono quelli che hanno in canna i colpi migliori. Dopo due super cover dance ascoltate in tutto il mondo (‘The Heat’ e ‘That Way’) sono pronti al grande salto con un attesissimo inedito che ne tasterà definitivamente il polso. Poco altro ha brillato in questo senso. Il giovane SLVR, scuola Nameless, citato e prodotto da Martin Garrix (STMPD) e Tiësto (Musical Freedom), in prospettiva merita attenzione.

Foto: facebook VINAI

Torniamo a bomba. Gli italiani sanno fare la techno dicevamo, un genere grazie il quale abbiamo guadagnato stima e rispetto internazionale, costruendoci un’ottima reputazione. Marco Carola, Joseph Capriati e Tale Of Us sono giganti in grado di far reparto da soli. Carola domina le estati ibizenche. L’ultima in ordine di tempo si è conclusa con un closing party di tre giorni in cui il Music On ha fatto la voce grossa facendo sentire a tutti chi comanda. Benissimo anche i Tale Of Us, sia sull’Isola delle Baleari – dove sono riusciti nella non facile impresa di interpretare i bisogni del nuovo club HÏ (ex Space) che non nasconde la sua volontà di volere essere considerato un club di lusso – sia in giro per il mondo dove il loro sound melodic techno è ormai un marchio di fabbrica più che riconoscibile. Un 2018 iniziato alla grande per il duo Berlin-based con la pubblicazione della compilation “fabric 97”, proseguito con il remix ‘Cafè Del Mar’ degli Energy 52, tra i migliori dell’anno passato e concluso con l’inserimento nel videogioco GTA V nei panni di loro stessi. Periodo stellare anche per Joseph Capriati, protagonista di varie maratone techno, apparizioni radiofoniche (spesso su BBC 1 con Pete Tong) e addirittura televisive, in una divertentissima gag con il duo comico Pio & Amedeo su Italia 1, presa con estrema filosofia da Joseph che ha risposto alle critiche con un lapidario “la carriera è una cosa, la vita è un’altra” che sa di lezione di vita. La scuola napoletana ha confermato il suo valore

Foto: Kappa FuturFestival  

I fratelli Mind Against e gli amici Hunter/Game si muovono  nella stessa direzione dove non mancano i talenti. Musumeci, Undercatt e Lehar si destreggiano in zona Solomun. I Mathame sono tra i più taggati di Instagram grazie a ID pazzesche. Prima ‘Nothing Around Us’ e adesso ‘Skywalking’. Ne sentiremo parlare. Davide Squillace e Ilario Alicante sono delle certezze. Il selezionatore sopraffino Manfredi Romano aka Dj Tennis è considerato un guru, ampiamente presente nelle line up di riferimento responsabile del successo dei Tale Of Us grazie alla sua label Life and Death dove stanno crescendo benissimo i parmigiani Marvin & Guy. Bene in questo 2018 anche Sam Paganini e Massimiliano Pagliara assai noto a chi frequenta il Berghain/Panorama Bar di Berlino, dove vive e lavora anche Lollino, giovane torinese alla corte di Loco Dice. A proposito di Berghain/Panorama Bar, occhio a Stenny e Boston168regular player nella mecca. Discorso che vale anche per Discodromo, Luigi Di Venere, Giorgio Gigli, Luca Mortellaro aka Lucy da Palermo e persino per Gabber Eleganza e M¥SS KETA, protagonisti live. Da quelle parti si è già fatta vedere anche la romana Adiel, resident del Goa. Un nome da segnare sul taccuino dove il consiglio è di appuntarvi anche Caterina Barbieri, compositrice italiana che strizza l’occhio all’intelligenza artificiale e alla trascendenza elettronica alla Lorenzo Senni. La sentiremo al Primavera Sound e al Dekmantel. Il toscano Marco Faraone si è scrollato definitivamente di dosso l’etichetta di “giovane emergente” grazie all’investitura di Adam Beyer, boss della Drumcode che ha un ottimo feeling con il nostro paese. Enrico Sangiuliano è infatti l’ultima creatura del suo vivaio, autore di uno degli album techno migliori degli ultimi dodici mesi (‘Biomorph’) e meritatamente sulla bocca di tutti.

Se l’EDM, complice un fisiologico calo creativo, non non sarà più la stessa, più la techno continua costante il suo percorso con picchi in ambito tech house soprattutto a livello di party. Il 2018 è stato un anno fortunato per la musica italiana indipendente? Alternativa? Come vogliamo chiamarla? Che poi ormai è stupido classificare la musica, se non facendo attenzione e rispettando il valore che il pubblico gli attribuisce. Il capo branco di questa new wave è senza ombra di dubbio Cosmo. Il suo pop elettronico che ammicca con piacere al clubbing è stato apprezzato da critica e pubblico che lo ha premiato con un tour sold out che si concluderà sabato 2 febbraio al Forum di Milano. Apre M¥SS KETA, milanese. Pugliese ma fiorentina d’adozione è invece Giorgia Angiuli, un’altra delle preferite della nostra redazione. Il suo talento è fuori discussione. Compone tracce live con synth, drum machine, giocattoli e altri oggetti (sì, avete letto bene cercatela on line) tra cui la sua voce abilmente resa trascendentale. Sónar Bogotá, ADE, ​Amnesia Ibiza, Pyrex Arena (con Paul Kalkbrenner, Solomun, Marco Carola, Joseph Capriati), Les Plages Electroniques, Audioriver Festival e Kappa FuturFestival sono state alcune delle tappe fondamentali di un 2018 ricco di soddisfazioni e viaggi.

Foto: Facebook di Cosmo

Gli italiani sanno fare la musica. Dalla dance terzinata dei VINAI, all’approccio di Cosmo, al sound di respiro internazionale di SDJM, alla techno che, come ribadito più volte, sappiamo fare molto bene, gli spunti per un 2019 interessante sono a portata di mano. Una fase di transizione come questa può far nascere una nuova tendenza, un nuovo filone. Per questo crediamo sia importante lavorare anche sulle nostre radici, su quello che ci ha reso famosi nel mondo. L’Italia ha fatto la scuola della club culture. Mancuso, Siano, Grasso, D’Acquisto. I pionieri del djing made in New York City erano tutti italiani. I mafiosi che controllavano i club della città si fidavano solo di quelli con le stesse radici. Ma questa è un’altra storia che sicuramente racconteremo. L’italo disco scorre ancora a fiumi nelle tracklist internazionali, per non parlare della rivalutazione della dance anni Novanta dove abbiamo inventato melodie e arrangiamenti che non è difficile ritrovare nella EDM moderna. Italians do it better, dicono. Quindi forza e coraggio!

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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