Giovedì 22 Agosto 2019
Interviste

Corrado Bucci: Nessuno ci può fermare

Corrado Bucci è uno dei giovani talenti italiani che si stanno facendo largo nella scena club internazionale a suon di produzioni e dj set sempre apprezzati. A differenza di molti suoi coetanei però ha affrontato un percorso differente partendo dall’hip hop strumentale e sviluppando passo dopo passo un sound distintivo capace di renderlo un dj eclettico ed interessante. Abbiamo avuto occasione di intervistarlo poco dopo l’uscita del suo ultimo lavoro su Local Talk “No One Can Stop Us”:

Ciao Corrado, benvenuto sulle pagine di Dj Mag Italia. Stai affrontando un periodo impegnativo e ricco di novità tra cui la tua ultima release su Local Talk. Com’è nato questo EP e come hai selezionato i remixer coinvolti nel progetto?
Ciao a tutti, per quanto riguarda questo ultimo lavoro sono molto contento di essere riuscito ad uscire su una label come Local Talk che ho sempre rispettato e visto come punto d’arrivo. Mi sono ispirato ad artisti come Kyodai, Art Of Tones e Jesse Futerman studiando il sound da loro proposto per poi interpretarlo in chiave personale. L’uscita era già pronta a settembre ma avendo la label un calendario piuttosto fitto la release è stata posticipata a gennaio in vinile e successivamente in digitale. Parlando dei remixer ho scelto Martin Patino perché mi piacevano alcuni suoi lavori, in particolare “Hommage A La Sodomie” che ho suonato spesso e che reputo una traccia intensa ed interessante. Turbojazz è un amico e mi piace come produce e come suona per cui quando ne ho parlato alla label ci siamo subito trovati d’accordo e abbiamo deciso di procedere in questa direzione.

Sicuramente i lavori degli artisti che hai citato in precedenza, come i Kyodai, hanno un groove distintivo ed è una caratteristica che credo appartenga anche a te, basti pensare a lavori come “Open Your Eyes”. Si tratta di un caso o questo mood allegro è una tua personale prerogativa?
A dire il vero quando ho iniziato a produrre musica seguivo altri generi con particolare riferimento all’hip hop, si trattava di basi strumentali home made realizzate per diletto senza l’intenzione di farle sentire a qualcuno. Con l’evolversi della mia vita e della mia carriera questo è diventato il messaggio che voglio dare attraverso la mia musica: Affrontare la vita con positività senza arrendersi mai. Questo lo puoi intuire anche dai titoli dei brani come “Open Your Eyes”, “It’s Not Over” o “No One Can Stop Us”.

Al di là della tua cifra stilistica in studio durante i dj set sei un artista eclettico che spazia anche attraverso dub e techno cercando comunque di mantenere come minimo comun denominatore la qualità.
Sai quando ti chiedono che musica suoni ti pongono sempre una domanda ostica. Nei dj set inserisco tutto ciò che reputo opportuno in quel momento dal reggae, alla soulful house fino alla techno. L’importante è che il pezzo in quel momento trasmetta qualcosa.

Sei un artista molto giovane che si sta costruendo un profilo solido e credibile, secondo te ci sono altri artisti italiani che stanno compiendo questo percorso?
Come ho detto in precedenza Turbojazz è sicuramente uno di questi e Ricardo Baez, anche se onestamente ora sto seguendo poco la scena italiana.

In generale comunque valuti che lo stato di salute del clubbing in Italia sia buono?
Sì anche se credo che alcune sfumature vengano percepite ancora con delle difficoltà. La gente chiede spesso di suonare più pesante, proponendo tracce pensate unicamente per il dancefloor lasciando meno spazio alle emozioni. Non intendo offendere alcun genere musicale e mi azzardo a dire che la situazione sta lentamente migliorando.

Vista questa tua ultima considerazione ti chiedo se in un momento come questo, dove in Italia c’è una forte esposizione di un certo tipo di techno, tu con la tua proposta musicale non ti senta in alcune circostanze una voce fuori dal coro.
Quando vengo chiamato ad esibirmi cerco sempre di virare sulle sonorità che realmente mi appartengono soprattutto perché spesso chi mi interpella conosce il mio background e sa cosa produco e cosa amo suonare. Non mi sento in difficoltà sinceramente anche perché in questo momento sto cercando di farmi conoscere soprattutto all’estero dove i gusti sono più eterogenei.

Anche perché la storia ci insegna che l’artista italiano che riscuote successo all’estero viene poi riconosciuto anche in Italia.
“Nessuno è mai profeta in patria” e sono molto d’accordo con questo modo di dire!

Non solo dj e producer ma anche membro effettivo della label Rebirth, ci puoi descrivere il tuo lavoro all’interno di questa realtà?
Per quanto riguarda Rebirth probabilmente è la mia label preferita per le scelte che ha compiuto nel corso degli anni. Shield ha sempre dimostrato quel gusto, quel tocco e quella classe che raramente ho trovato in altre realtà e vivendo tutti e due a Brescia è stato naturale sviluppare un rapporto di amicizia e stima avendo modo di confrontarci su tutte le sfaccettature del nostro lavoro. Il mio ruolo è quello di compiere una prima e parziale scrematura delle demo che arrivano ed indicare quindi quali sono i lavori potenzialmente interessanti e quelli che (purtroppo) non lo sono.

Essendo te producer e quindi capendo pienamente le difficoltà di chi cerca di emergere in una scena sempre più competitiva come vivi questo tuo ruolo?
A volte mi sento un boia perché capisco la speranza di un ragazzo che investe il suo tempo cercando di vedere prodotta la propria musica vivendo con ansia l’attesa di una risposta, sensazione che peraltro ho vissuto anche io in prima persona, però quello che devo è che in generale ho percepito un abbassamento della qualità dei lavori inviati alle label. Nonostante questo cerco di rispondere sempre a tutti nei limiti delle possibilità e c’è chi la prende bene e chi invece un po’ meno.

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Mi sembra che Rebirth non si stia dedicando solo ed unicamente al dancefloor, penso a tracce come “Wake Up” dei Freaks che sicuramente non è il disco più facile da proporre in serata. E’ solo una mia sensazione?
In quel caso si cerca sempre di proporre la traccia originale e dei remix che ne possano permettere un utilizzo più “dj-friendly” come nel caso da te citato con il lavoro di Oliver $.

Quando scegliete di proporre dei brani più complessi qual’è il vostro obiettivo? Riuscire ad indirizzare il pubblico verso sonorità meno scontate?
La Rebirth è una label che secondo me potrebbe produrre un disco chill out e un disco techno dalle tinte dark senza problemi. Andiamo a tentativi cercando di proporre quello che ci piace e che può emozionare.

Sogno nel cassetto: Con quale artista ti piacerebbe collaborare in futuro?
Non mi vergogno a dirlo ma mi piacerebbe lavorare con Bonobo.

Nei prossimi mesi sarai coinvolto in diversi party, ce n’è uno che attendi particolarmente?
Sì, il 28 marzo sarò a Friburgo impegnato in un release party con il moniker di Truccy, ovvero io e Rainer Trueby assieme per presentare il nostro lavoro su Compost. Ci saranno altre release in futuro ma preferisco non parlarne fino a quando non saremo a ridosso dell’uscita.

CB

English Version:

Hi Corrado, welcome on the pages of DJ Mag Italy. You are now facing a really busy time, filled of news, including your latest release on Local Talk. How this EP has been born? And how did you select the remixers involved in the project?
Hi everybody, for what concern this last work, I am really happy to get to release it on a label as Local Talk, that I have always respected and seen as checkpoint. I got inspired by artists as Kyodai, Art Of Tones and Jesse Futerman, studying their sound to represent it with my own key. The release was ready since September but since the label had a really busy calendar, the release has been postponed to January for the vinile and then in the digital version. Talking about the remixers, I’ve chosen Martin Patino because I really liked some of his works, in particular “Hommage A La Sodomie”, that I’ve been playing really often in my sets and I consider an intense and interesting track. Turbojazz is a friend and I like the way he produces and play, so when I spoke to the label, we agreed on that and we decided to proceed in this way. Of course, the works of acts you mentioned, as Kyodai, have a distinctive groove and this is a feature that belongs to you if we think about “Open Your Eyes”.

Is this a case or this happy mood is you personal prerogative?
If I have to be honest, when I started to produce music, I was following other genders in particular hip-hop, they were a home made instrumental basis, realized for enjoyment, without any intent of having someone to listen to them. With the evolution of my life and career, this became the message I want to propagate with my music: Face life with positivity and don’t give up. You can get this from titles like “Open Your Eyes”, “It’s Not Over” o “No One Can Stop Us”.

A part from when u are a producer in the studio, during your dj sets you are an eclectic act that spaces between dub and techno, trying to maintain a common denominators, the quality.
You know, when they ask you “which music do you play?”, it’s always a tricky question. In my dj sets I insert everything I consider appropriate in that moment, from reggae, to soulful house and till techno. The most important thing is that the track relays something.

You are a really young act, who is building a solid and credible profile, in you opinion are there other Italian talents who are following this path?
As I said previously, Turbojazz is definitely one of them and also Ricardo Baez, even if I have to admit I am not following the Italian scene that well.

Generally speaking, do you think that the condition of the italian clubbing is good?
Yes, even if I believe that few shades are still hardly perceived. People really often ask to play harder, presenting tracks that are made only for dancefloor and leaving a tight space for the feelings. I don’t mean to offend any musical gender, and I do hazard to say the situation is slowly getting better.

Considering your last thought, I would like to ask you, if in a moment like this, where, in Italy, there is a really strong exposure to a certain kind of techno, with your musical proposal you wouldn’t feel, in some circumstances, as a lone voice.
When I get hired to perform, I always try to lead to the sounds that really belongs to me, because who is talking to me should know a little bit of my background and what I produce and I love to play.
If I have to be honest, I am not having hard times, because in the last period I am trying to get people to know me better especially out of Italy, were tastes are more mixed.

Even because history teaches us that the italian acts who found success in foreign countries have then been recognized in Italy too.
“Nobody is a prophet in his homeland”, and I really agree on this!

Not only dj and producer but, also an active member of the label Rebirth, could you describe us your job in this field?
Regarding Rebirth, probably it is my favorite label, because of the choices made during the years. Shield has always shown that taste, with a touch and class that I have barely found in other realities, and since we both live in Brescia it has been a natural development for a good and strong relationship, having time to discuss about all the shades of our job. I take care of the first waves of demos that arrive and I decide what could be interesting and what (unfortunately) could not.

You are a producer and totally understand the hard work of who is trying to emerge in a competitive scene, how do you live your role?
Sometimes I feel like an executioner, because I understand the hopes of a person that invests his/her time, looking forward to see his own music placed, anxiously waiting for an answer, feeling that I lived myself, but generally speaking the quality of the works sent to the label is getting lower. Even if so, I always try to answer, in the most reasonable way possible to everybody, someone takes it easy and someone really does not.

It looks like if Rebirth is not exclusively dedicating itself to dancefloors, thinking about tracks like “Wake Up” of Freaks, that surely wouldn’t be the easiest track to place on a dancefloor. Is this only my impression?
In that case we look forward to propose the original track and remixes that could allow a dj-friendly’s use, as mentioned with Oliver $.

When you decide to propose more complex tracks, what is your goal? Trying to lead the crowd to sounds that are not atone?
The Rebirth is a label that in my opinion could produce a chill out EP and a dark shades techno EP without any problem. We are trying to propose what we like ad what can give us emotions.

Dream in the drawer: What artist wuld you like to collaborate with in the future?
I’ve no shame to say so, but I would like to collaborate with Bonobo.

In the next few months you’ll be involved in different parties, is there one in particular you’re really looking forward to?
Yes, March 28th, I’ll be in Freiburg, involved in a release party with the moniker of Truccy, that would be me and Rainer Trueby together to present our work on Compost. There will be other releases in the future, but I would rather not talk about this until we get close to the release.

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