Martedì 23 Luglio 2019
Costume e Società

Cosa ci aspettiamo dal 2019?

Il 2018 è sembrato un anno di transizione, in termini di offerta musicale, ma ha spianato la strada ad un cruciale 2019. Ecco le nostre previsioni, alla luce di quanto visto (e sentito) nell'ultimo anno

Con il 2018 agli sgoccioli, abbiamo pubblicato tanti riassunti, classifiche e analisi dell’anno che si è appena concluso. Probabilmente usciranno altri contenuti a riguardo, ma è già possibile provare a fare previsioni sull’annata in arrivo e sulle possibili evoluzioni all’orizzonte. Niente è certo nell’anno che ci aspetta, dopo un 2018 che ci ha lasciato un’eredità non così gloriosa, ma alcuni scenari sembrano ormai delineati ed è lecito aspettarsi, in determinati settori, un fisiologico processo di sviluppo. Allo stesso tempo, ci sono tutte le carte in regola per un 2019 ricco di grandi novità. Ecco quali sono i punti salienti da tenere a mente per i mesi che verranno. 


  
Lo streaming
Spotify, Apple Music, Pandora e compagnia sono i centri gravitazionali dell’industria musicale, e questa non è più una novità. Sono ormai anni che lo streaming ha dato prova di rappresentare il futuro – ormai il presente – della distribuzione e del consumo musicale, e questo ha portato ad una serie di importanti interrogativi in merito a quanto ancora lieviterà il potere delle piattaforme nel determinare i trend musicali. Molto, sicuramente. Lo streaming oggi rappresenta il 75% degli introiti totali dell’industria, mentre i digital download solo il 12% (il restante sono vendite fisiche, fonte: RIAA) e questo dato non può essere ignorato. Nel 2019 saranno i curatori delle playlist a dettare le regole del gioco, ancor più di quanto avvenuto nel 2018, rendendo Spotify e compagnia gli inevitabili eredi di ciò che nei decenni passati hanno rappresentato le grandi stazioni radio; inoltre, nuovi players entreranno nel gioco dello streaming, gli occhi sono puntati principalmente su Amazon Music, che ha un impressionante catalogo di 50 milioni di brani e un costo identico agli altri servizi. Quali potrebbero essere le conseguenze principali? Innanzitutto l’adattamento, da parte degli artisti, alle strategie imposte dallo streaming e al maniaco compulsivo consumo musicale 2.0: brani a misura di algoritmo, grande attenzione alle mood playlist e altre manovre mirate alla viralità e all’ingresso nelle chart. L’immortalità sarà sempre più difficile da trovare, con le hit che si esauriscono in due mesi. Seconda conseguenza sarà il contraccolpo per i digital store, primo su tutti l’iTunes Store, di cui si vociferava una possibile chiusura imminente (più volte smentita), ma anche per Beatport: il negozio online preferito dai dj potrebbe risentire del fatto che Soundcloud e Tidal hanno ufficializzato una partnership con Serato DJ per poter suonare le proprie playlist streaming direttamente in console – cosiddetto “cloud djing” – senza passare dal download. Tra l’altro è lecito aspettarsi l’aggiornamento anche da Spotify. Per non parlare delle funzioni che il gigante svedese potrebbe implementare, come ad esempio i servizi live streaming. Lo scenario è più che mai aperto e in evoluzione.


  
I trend musicali
Vi ricordate ‘Gangnam Style’ di PSY, il tormentone che qualche anno fa vi ha perseguitato per poi sparire nel nulla? Quello era il preludio di uno dei possibili nuovi trend del mercato musicale dell’Occidente. Si chiama K-pop e da 25 anni è il genere musicale preferito dei teenager d’oriente, dalla Corea del Sud al Giappone, dall’India a gran parte del resto dell’Asia. Una fetta di pubblico globale (perchè sì, adesso il pubblico va assolutamente considerato nella sua interezza mondiale) per nulla trascurabile. Questo genere musicale è caratterizzato da boy band o girl band di vari membri che fondono elementi sonori di hip hop, electro e rock in un connubio che ha conquistato l’Asia al punto di divenire un vero e proprio fenomeno sociale. #KPOP è l’hashtag più utilizzato su Twitter nel 2018, per darvi un’idea. Parallelamente, le due correnti che hanno avuto il maggior rilievo nel 2018 sono quelle che probabilmente affiancheranno l’ingresso delle nuove in Europa. Quindi il raggaeton che soffia dal Sud America – i record di ‘Taki Taki’ di DJ Snake sono solo un assaggio di quello che verrà – e la sonorità tech house rilanciata da FISHER, Solardo e simili, che già ha interessato giganti pop come David Guetta e Diplo e che ha sicuramente fatto piacere a Calvin Harris, che già aveva intuito il trend nel 2017 e ha ribadito nell’anno appena trascorso il suo ruolo di protagonista assoluto in ambito di (house) pop. È prevedibile aspettarsi un adattamento degli altri top dj, ma anche una corsa ai ripari nelle correnti che li hanno resi famosi, come già qualcuno ha provato a fare. A proposito di house: il Sudafrica è da considerarsi uno dei territori più fertili di talenti degli ultimi anni, ricco di influenze e tradizioni. Sarebbe errato credere che la maggiore scena dance ruoti principalmente intorno all’Europa, alla luce di quanto avviene in India (un pubblico di un miliardo di abitanti, tra i quali la corrente big room e il festival circuit vanno ancora fortissimo), Emirati Arabi (Dubai vorrebbe seriamente diventare la nuova Ibiza), Corea del Sud e Singapore (bacini di grandissimo guadagno per i dj occidentali). Oltre al fatto che la DJ Mag Top 100 Clubs è ormai pienissima di club orientali. Per non parlare dell’ormai mastodontica mappa dei festival elettronici statunitensi. E in Italia? La trap andrà ancora fortissima, non c’è dubbio, nonostante le metamorfosi che sta assumendo negli States. I palazzetti saranno dominati dai trapper e nuove sfumature entreranno nelle playlist degli italiani, in tal senso consiglio di tenere a mente due definizioni: emo trap e drill.


  
L’artista, sempre più un brand
Streaming e trend musicali sono accumunati da un fattore fondamentale: numeri giganteschi. È sulla base di questi che si possono fare previsioni, ovviamente con le dovute precauzioni. I numeri sono il motore trainante anche dei social media ed è naturale che l’artista continuerà la sua trasformazione in un vero e proprio brand a 360 gradi, improntando le propria promozione su una costante ubiquità digitale. Ciò potrebbe portare a nuovi indici di successo, e l’acquisizione da parte della Warner Music della piattaforma Sodatone.com ne è una prova. Sodatone consente a chiunque (soprattutto ad agenti, A&R e curatori di playlist) di analizzare al dettaglio la crescita dei numeri degli artisti, dagli ascolti delle release ai nuovi followers in un determinato periodo. Non è l’unico portale a permettere di consultare questi insights, ma rappresenta l’attenzione che continua a svilupparsi intorno alla supervisione di questa tipologia di indici numerici. Allo stesso tempo, vale il processo inverso: il personaggio-brand vorrà sempre più essere anche artista. Il business del VIP djing va forte (Gianluca Vacchi nel 2018 ha fatto scuola) e nuove celebrità si lanceranno nel settore delle ghost-produzioni. Gli artisti-brand da gustarsi nel 2019 sono facili da intuire, salvo exploit non prevedibili, a partire dall’imponente tour mondiale della Swedish House Mafia fino alla possibile reunion di Jack Ü – io scommetto sull’Ultra 2019 – e all’imminente album di Skrillex (aggiornamento: da lui smentito, confermando però tanta nuova musica) che ha quel vizietto di cambiare ogni volta le regole del gioco. Per non parlare del live show: nel 2018 il fenomeno della big room ha perso sapore e le relative selezioni musicali nei dj set non hanno entusiasmato. Questo porterà ad un aumento di richieste di live set, e ritengo saranno in molti ad inventarsi nuovi formatNon mancano le tecnologie, tra VR, droni ed effetti speciali 3D, per cui staremo a vedere.


  
Do it yourself
Nello scenario che si va delineando, l’urgenza che potrebbe venir ancor meno all’artista è quella di trovare a tutti i costi una label che lo distribuisca e promuova. Oggi non solo è possibile raggiungere alti livelli da indipendente, ma addirittura muoversi da soli non è più così economicamente dispendioso se si hanno le idee giuste. Questo porterà a una maggiore libertà di scelta per gli artisti affermati; avremo nuovi connubi e maggiore sperimentazione e si esploreranno nuovi territori promozionali. In Italia è stato Salmo il primo ad intuirlo: Netflix e PornHub, così come i videogame, non sono più off-topic per il vostro nuovo video musicale. La regola è sempre la stessa: guarda i numeri e capisci. PornHub ha ricevuto 7.3 milioni di visite solo nel nostro territorio, più del meteo e dei servizi postali. In più, le nuove star del web (dopo artisti e youtuber) nel 2018 sono stati i pro gamer, con la loro stella in Ninja, il celebre asso di Fortnite, videogioco dell’anno, che nelle sue dirette su Twitch ha coinvolto superstar come Drake, Marshmello, Dillon Francis, Diplo e tantissimi altri, risultando in un altro gigantesco trend dell’anno trascorso. Forbes ha poi sottolineato l’importanza che la tecnologia Blockchain potrebbe assumere nel 2019 in ambito degli acquisti musicali ma anche del pagamento delle royalties. Un argomento su cui torneremo. Occhio di riguardo va anche alle tecnologie AI (artificial intelligence) con cui oggi è possibile comporre musica pop tramite robot. Qualche mese fa abbiamo intervistato l’autore dell’esperimento più impressionante, che ha aperto tante nuove porte e creato timori futuristici che non pensavamo di poter avere così presto. 


  
Di cosa parliamo?
Una serie di eventi di attualità ha condizionato e influenzato l’offerta musicale del 2018. La scomparsa di Avicii ha aperto il dibattito sulla tutela della salute mentale degli artisti, che ha coinvolto anche noi e che speriamo venga ad essere di primaria importanza nelle direzioni che prenderà l’industria musicale nel 2019. Molti artisti stanno riconfigurando i propri ritmi dopo questa tragedia. Un secondo topic è quello dei diritti economici degli artisti, sollevatosi con l’aumento di popolarità delle piattaforme streaming e sulle indagini che hanno portato ad una lunghissima serie di irregolarità (soprattutto nel caso di Spotify, che ha perso centinaia di milioni di dollari in cause legali) che non permettono oggi un guadagno meritevole per i musicisti. Negli Stati Uniti è da poco stato approvato il Music Modernization Act, una riforma di legge che porterà importanti tutele per i diritti degli autori. Terzo argomento saliente del 2019 sarà la parità dei sessi. Anche qui ci siamo espressi recentemente, proponendo di non guardare il bicchiere mezzo vuoto e considerare i progressi. Soprattutto negli ultimi anni, la percentuale femminile delle nuove star della dance è decisamente marcata, ma c’è ancora lavoro da fare in termini di line up (Primavera Sound si è messo avanti a tutti proponendo un cartellone ricchissimo di dj donne). E ancora, i diritti umani, l’immigrazione, la tutela delle diversità, il cambiamento climatico. Temi centrali che dovranno essere calcati, soprattutto nell’offerta musicale elettronica, da sempre radicata all’ambito “festival-viaggi-jetset” e ancora troppo poco influente nel resto. Sarebbe bene vedere dj superstar di un certo calibro (che hanno tutti i numeri e l’influenza necessari) prendere in mano il microfono per dire qualcosa in più del solito “put your hands up”. Qualcuno già lo fa, tanti altri devono iniziare a farlo, per rafforzare una scena che è mainstream ormai da anni e che per divenire immortale ha bisogno anche di questo. 

 

 
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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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