Foto: Michael Felici
In questi tempi di soft clubbing, di dj set la mattina, il pomeriggio, a pranzo, nei negozi di dischi o sulle spiagge, nei ristoranti come nei musei – tutte accezioni dell’andare a ballare che ci piacciono e troviamo legittime ed entusiasmanti se belle e curate, sia chiaro – pare quasi che il clubbing “non soft”, quello che va in scena tra le mura di un locale, di notte, sia irrimediabilmente in coma. Non è proprio così. O meglio, può anche essere così, se per club intendiamo qualche posto vecchio, dall’impianto non all’altezza dei tempi e un arredamento datato 1998. O che campa di ospitate da gieffini e mezzi VIP televisivi come fossimo nel 2005. In certi casi, per livello delle line up, dei soundsystem, della situazione e del pubblico, sono decisamente meglio gli eventi “fuori club”. Ma se parliamo di Serie A, il clubbing esiste ancora, ed è più vivo e vitale che mai. E qui ci torniamo più avanti. Ora vi spieghiamo perché il clubbing esiste e ci infiamma sempre il cuore.
Siamo stati al Cocoricò per Easter Experience, tre giorni in cui il Cocco ha dato il via alla sua stagione 2026 con tre sold out clamorosi e line up di altissimo profilo. E vi raccontiamo quello che abbiamo visto, sentito, vissuto.
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Sabato santo
Il sabato in Piramide vanno in scena Charlotte DeWitte, Enrico Sangiuliano, in apertura Idriss D, in T-Room Kruelty, Kimera, Luna Lunekova e in Ciao Sex Giusy Consoli e Francesco Ceruleo per tutti e tre i giorni. La serata assume i contorni della leggenda. Il set di Sangiuliano è uno di quei momenti, la perfezione di un viaggio che si compie in due ore e riesce ad esprimere tutto un suo senso dall’inizio alla fine, crescendo, spingendo forte, arrivando a climax che si controbilanciano in spazi di maggior respiro ma sempre con la tensione bella alta, spezzando i ritmi quando serve, alternando le sue hit a brani nuovi e variando su binari talvolta prog e trancey, talvolta pienamente techno, talvolta con inaspettate sfumature UK (sentire ‘flight fm’ di Joy Orbison in quel set è una goduria vera). Roba da libro di grammatica del djing. Da queste parti abbiamo speso spesso parole di lode verso questo ragazzo emiliano che ha conquistato il mondo (e, spoiler, occhio che a breve arriviamo con un’intervista esclusiva con l’uomo di ‘Sound Of Space’ e ‘The Techno Code’), ma anche questa volta sono tutte meritate. Uno che arriva a questa consapevolezza e a questo controllo del proprio mezzo espressivo è all’apice del suo gioco. Fenomenale.
Dal canto suo, DeWitte non si risparmia, suonando due ore dritte e taglienti, la sua techno è acida e pura e dritta, non si fanno prigionieri, e poi tra uno dei suoi anthem e una release di KNTXT vira trance e si concede pure un paio di terzinati hard trance che fanno tanto Piramide metà anni ’90 con il pubblico che ovviamente esplode. Non serve aggiungere molto: è una delle dj più forti, popolari, rispettate del mondo, al nono posto e prima tra i dj techno nella DJ MAG Top 100 Djs 2025. Ci sarà un motivo.
Il piatto forte però è il b2b finale che va avanti un’ora e mezza, se la prima mezz’ora pare quasi proseguire il set di Charlotte, poi i due vanno a regime e non ce n’è, tutti in pista fino a che il sole non è alto nel cielo. Verso le 6.45 fa capolino Cirillo come a testimoniare una legacy con la coppia più significativa della techno nel 2026. Brividi.
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Celebriamo la Resurrezione
E brividi anche domenica con il b2b – questo ben annunciato e molto atteso – tra Joseph Capriati e Chris Stussy: dalle 4 a chiusura (un’altra alba di sole che illumina a meraviglia la Piramide creando quell’effetto unico al mondo che non si può descrivere, solo vivere) i due spingono forte su una tech house ben lontana dal solito palleggio di genere ma invece molto più briosa, nervosa, i BPM sono un poco oltre i 130 e il sound è pieno, groovoso, rotondo, ampiamente valorizzato dall’impianto del Cocco che si fa valere, in pista come in consolle. Capriati da queste parti è atteso da una fanbase numerosa e parecchio affezionata e calorosa, che si fa sentire in tutta la vibe della sala. Stussy è accolto molto bene, come uno che sta diventando parte dell’Olimpo, l’amico invitato al pranzo di Pasqua in famiglia. Il loro set è privo di sbavature, il feeling è sicuro, per citare Pino Daniele, e l’energia è carica. Si fa mattina con quella sensazione di serata magica che solo chi questa consolle la conosce bene e la sa gestire, la sa fare sua, può dare e ricevere. Pelle d’oca.
Prima di loro un altro back to back, questa volta tra Archie Hamilton e Sidney Charles. Anche loro non male ma forse un po’ troppo in modalità certezze, il groove c’è e anche lo stile, ma quel guizzo speciale no. Peccato, soprattutto per Hamilton che abbiamo sentito varie volte molto in forma – va detto che arrivava da chissà quante altre gig di fila in questo lungo weekend, e che pochi minuti dopo il set l’abbiamo visto dileguarsi di fretta dal backstage, valigia in mano, “I’m goin’ straight to Hamburg”, non proprio una passeggiata). Tini Gessler apre niente male, la T-Room è ostaggio di suoni veloci, duri, estremi, giovani (beato chi ha 18, 20 anni e si gode la hard techno a 170 BPM, la mia è invida naturalmente). Triptykh, Ankkh, Stephan Krus b2b Räv provvedono a tenere alta l’energia.
Il lunedì di Pasquetta per noi è tempo di rientro, mentre in viale Chieti 44, a Riccione, il party continua dalle 15 alle 20, in Piramide ANOTR sunset set e poi Toman, Miguelle & Tons, Matisa e DJ Cream, mentre in T-Room ci pensano Mattia Trani, V111 e Carlo Russo a mettere a ferro e fuoco la sala.
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Co-co-ric-cò!
C’è poco da aggiungere: tre line up di alto livello che raccontano la club culture di oggi; tre sold out; tante ragazze e ragazzi che si divertono ballando tanto e filmando poco (il giusto: qualche storia e poi tel in tasca e si era nel flusso), un soundystem come si deve, un light design (e un team luci) suggestivo e preciso, la meravigliosa struttura che fa entrare il giorno e il sole per abbracciarci prima della fine. Il Cocoricò è sempre magia, e queste tre date ci hanno ridato uno dei club simbolo di questa cultura e della musica che amiamo. Da mezzanotte alle 7 e dalle 15 a mezzanotte, senza bisogno di stressarci sugli orari, perché il vero clubbing è di giorno, di notte, in un locale o in spiaggia o in un bar, ma ci sono delle condizioni che lo rendono speciale o scadente: la cura, la comprensione e la visione che si ha delle serate e degli eventi. E i casi sono due: la strada davvero underground, radicale, quella che porta a location magari non sontuose ma allestite con fascino, intelligenza, e line up perfette e coraggiose; e quella che punta a dimensioni grandi, nomi di prestigio e fama, altri numeri, altre economie, ma con in testa sempre la qualità, e non l’idea di spremere i clienti gonzi da tavolo e musicaccia. In queste serate abbiamo visto un pubblico appassionato, una comunità, esattamente come accade in certi posticini cult da 200 persone. Solo che qui eravamo dieci volte tanto. Questa si chiama club culture.
In entrambi i casi, in entrambe le strade, il clubbing non muore e non è in coma: vediamo spesso serate pieni di gente in posti come questi, dai piccoli locali – cito il Detune o il DKR a Milano, per fare due esempi virtuosi, il secondo purtroppo colpito recentemente da una chiusura tutta da chiarire e a cui auguriamo davvero di riaprire presto – a icone come il Cocoricò. Due visioni apparentemente poco vicine, in realtà unite dalla ricerca della qualità nel servizio come nella proposta. Poi c’è una terza strada, quella dei club che non tengono il passo. Che restano ancorati a dinamiche passate, a mentalità fuori tempo massimo e a un modo di lavorare non esattamente tarato sul presente. E che si lamentano di tutto ciò che avviene qui fuori. Chiaro, non sono tempi facili né semplici, servono soldi, competenze, bravura e fortuna. Ma questo è un discorso più ampio.
Quello che possiamo dire è che ai club brutti preferiamo i morning club e il soft clubbing, se la musica è bella e la vibe pure. Però ecco, non possiamo non emozionarci all’infinito nel fare chiusura in un posto che ci riporta all’essenza di ciò che amiamo. Tipo, il Cocco in questo weekend di Pasqua. Che ne onora la storia, che ne esalta il presente, e ne galvanizza il futuro.
08.04.2026




