Mercoledì 22 Maggio 2019
Interviste

Cosa pensa veramente David Guetta del vinile

Il concetto è abbastanza chiaro.
Foto: Billboard

Da oltre due decadi David Guetta è uno dei pilastri della scena dance ed elettronica mondiale. Sia i paladini dell’underground che, ovviamente, i progressisti della EDM non possono negare il suo ruolo fondamentale nella diffusione su scala globale della musica elettronica. Il dibattito intorno alla sua figura è sempre acceso e ricco di spunti. Alcuni – personalmente penso in malafede – tendono a sminuire o mettere in discussione il suo operato. Non si può negare l’evidenza. Non si può negare la storia che lo vedeva suonare i vinili agli afterhour e a sbigliettare per le spiagge di Ibiza (dove per la prima volta ha fatto esibire i Daft Punk), che lo vede ancora protagonista indiscusso con il record di biglietti venduti. Ma questa è un’altra storia. Quello che mi interessa riportare sono le sue parole rilasciate a DJ Mag Ibiza questa estate sull’annosa questione vinile vs digitale. Leggiamole.

“Sento spesso dire da molti miei colleghi che il vinile era molto meglio, che i vecchi tempi blah blah… Oh Dio, li odiavo! Sono così sollevato dal fatto che non mi devo portare più dietro tutte quelle valigie. Perché dovrei avere il rimorso di averli abbandonati? Non riesco veramente a capire il concetto di chi ha ancora a che fare con il vinile. Intanto ho dei ricordi bruttissimi di quando mi spaccavo la schiena perché ero non avevo i soldi per permettermi un taxi con cui poter portare in giro tutti i dischi e mi toccava fare su e già per la metropolitana di Parigi. Era terribile. Inoltre, quando facevamo degli edit, dovevamo inciderli su dei preziosissimi e costosissimi acetati che potevamo suonare solo una trentina di volte. Oggi non suono nessun brano originale. Tutto è un remix, un re-edit, o qualcosa di speciale che ho fatto apposta per rendere unico il mio set. Non potrei mai fare niente di tutto questo se ancora usassi i vinili.”

Ciò che rende il lavoro del deejay interessante oggi è la sua accessibilità. Quando ho iniziato era così difficile procurarsi un certo disco, per ottenerlo dovevi far parte di un certo giro o avere determinate amicizie. Solo i migliori dj potevano mettere le mani sui dischi più desiderati. Questo significava che ogni dj aveva un tipo di suono molto esclusivo che lo rendeva famoso. Oggi l’unico modo per creare un’esperienza esclusiva, speciale e unica per la gente sta nella capacità di proporre i tuoi propri edit. Non puoi farlo se suoni in vinile. Per questo non mi sono assolutamente pentito di essere passato al digitale“.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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