Sabato 16 Novembre 2019
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Cosa resta dell’ADE 2019

Cronache da Amsterdam parte 1: appunti e sensazioni da un weekend all'Amsterdam Dance Event 2019

Foto: Awakenings

L’importanza dell’Amsterdam Dance Event – per tutti, ADE – è ormai tale da spostare il baricentro e gli equilibri di tutto il mondo che orbita intorno alla musica dance (mercato, feste, dj, manager, addetti ai lavori e appassioanti di ogni tipo) nella città olandese per una settimana, a metà ottobre. Dalla cerimonia della DJ MAG TOP 100 DJs ai party segreti, dalle feste nelle arene agli eventi underground, dai selfie per strada ai meeting riservati. Amsterdam vive e respira dance music, per citare lo storico claim di DJ Mag. E l’abbiamo respirata anche noi. All’atmosfera dell’ADE va resa giustizia, e ve lo raccontiamo con più di un articolo, come merita. Tre diversi punti di vista per tre diverse prospettive sulla settimana più importante del nostro mondo.

Copio e incollo delle note dal cellulare, scritte tra i pochi momenti di pausa che il calendario dell’Amsterdam Dance Event ti impone. Il party e il mondo Afterlife sono un’ eccellenza italiana nel panorama internazionale della musica elettronica. Matteo e a Carmine aka Tale Of Us guidano un rooster di talenti di livello assoluto. Cito i fratelli Matteo e Amedeo, in arte Mathame, e i fratelli Fognini, conosciuti come Mind Against, protagonisti di un super party sold out nel leggendario Gashouder di Amsterdam, a sottolineare ancora una volta la credibilità della nostra scena techno. Una tradizione splendidamente assecondata anche da Joseph Capriati, anche lui accolto da eroe maratoneta in Olanda. Su questo aspetto non vi sono mai stati dubbi. Rimangono invece ancora zone d’ombra nella musica – concedetemi la definizione – dance mainstream, sistema più complicato e difficile nella realizzazione a lungo termine e nella dinamica d’ingaggio (creare hit e personaggi riconoscibili). Il confine tra i due mondi è sempre meno marcato. David Guetta suona Tale Of Us e Artbat allo stadio, tanto per fotografare un momento.

 

 
 
 
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La DJ MAG TOP 100 DJs ha dimostrato una maggiore attenzione del pubblico votante verso sonorità techno e house, confermando in classifica pesi massimi come Carl Cox, Solomun, Nina Kraviz, Adam Beyer, Black Coffee, Paul Kalkbrenner e aprendo ad artisti come Peggy Gou, Charlotte De Witte, Solardo e FISHER. Un lento ricambio fisiologico che passa anche attraverso i social media ma che non pecca certo di qualità. Una cosa senza l’altra non funziona, nel senso che se sei figo su Instagram ma poi il dj set è mediocre, le produzioni inesistenti e non vendi un biglietto per un tuo live neanche a regalarlo, non vai da nessuna parte. Una ventina abbondante di nomi tech house in Top 100 rimane pur sempre utile un dato utile, da considerare come entry level verso il magico mondo della musica dance elettronica. Per capire bene la classifica è utile pensare globalmente e aprire gli orizzonti della propria comfort zone, con i pro e i contro che una visione così allargata porta con sé. La Top 100 Rimane pur sempre un bel “gioco” che ha fatto incassare a UNICEF oltre 100mila euro.

Menzione d’onore settimanale per Meduza, italiani che hanno fatto il botto dell’anno nel circuito mainstream con ‘Piece Of Ypur Heart’ e sono già lanciatissimi con la nuova ‘Lose Control’ (bravi!), molto seguiti anche nei panel dell’ADE, Bedouin, Keinemusik (Rampa, &Me, Adam Port, Reznik), Denis Sulta e Gerd Janson, che mi fanno sempre volare con i loro dj set stellari. Bene anche i Martinez Brothers. Viva la musica da ballo.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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