Venerdì 10 Aprile 2020
Interviste

Cos’è Soundreef? L’abbiamo chiesto a loro

 

 

La conferenza stampa indetta ieri da Fedez insieme a Soundreef, dove il cantante ha annunciato di abbandonare la SIAE per mettere la sua musica sotto tutela di questa nuova società, ha fatto molto scalpore. Moltissimi giornali, blog, siti, hanno commentato la notizia, riportando diverse versioni e informazioni più o meno corrette (spesso poco, a dire il vero) sui diritti d’autore. Tempo fa – era il 2014 – avevamo intervistato Davide D’Atri, uno dei fondatori di Soundreef. Su DJ Mag ci vediamo sempre lungo. I fatti di questi giorni ci sembrano una buona occasione per riproporre l’intervista, insieme all’articolo che la introduceva.

Diritto d’autore: il monopolio SIAE per la tutela dei diritti d’autore è caduto; il primo concorrente è Soundreef. Ma come orientarsi nell’intricata giungla di norme e leggi che regolamentano il diritto d’autore? Parliamo di un tema spinoso: in questi anni di rapidi cambiamenti tecnologici, che si riflettono sul modo in cui la musica viene riprodotta, venduta, consumata, ascoltata, il Diritto e la legislazione faticano non poco a star dietro alle trasformazioni in atto. Il downloading, le vendite digitali, lo streaming audio e video, i servizi gratuiti hanno generato nuove norme, nuovi punti di vista, figli di nuove filosofie sociali e culturali, oltre che di diverse prospettive economiche. Sono così nati nuovi modi di rapportarsi alle esigenze di chi vive di musica, traendo guadagno da tutta la filiera. L’industria musicale necessita di nuove regolamentazioni, e gli artisti di nuove forme di tutela dei diritti relativi alle proprie opere, che si vanno a sommare a quelli ormai consolidati su biglietti di concerti, riproduzione in radio, TV, vendite e concessioni per spot, film, opere terze, e vendita “tradizionale” di dischi e cd.

 

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SIAE, da sempre in scena
In Italia, ha sempre provveduto la SIAE ad occuparsi di tutti questi aspetti. Società Italiana Autori ed Editori, fondata nel lontano 1882 (tra gli altri, da Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Edmondo De Amicis), la SIAE dal 1941 acquisisce lo status di ente pubblico, trasformandosi negli anni in “ente pubblico economico a base associativa”. In tempi recenti, le regolamentazioni UE hanno fatto cadere il monopolio SIAE, aprendo la strada a eventuali concorrenti. Lamentarsi della SIAE e della sua gestione, nel frattempo, è diventato una sorta di sport nazionale: macchina burocratica pachidermica con bilanci fortemente in rosso, la SIAE è oggetto di critiche da parte di moltissimi autori che affermano di non percepire compensi plausibili o di non percepirne affatto, anche a causa di un metodo statistico (non mi addentro nei dettagli del sistema) che privilegerebbe gli artisti più importanti e discograficamente potenti a scapito dei “piccoli”; inoltre, la Società è spesso biasimata anche dai gestori dei locali (dai bar alle discoteche) e di chi deve confrontarsi con tasse e tariffe considerate insostenibili. A contrastare la crescente impopolarità e il malcontento verso un ente che nasce per essere il paladino dei diritti degli artisti, a fine 2009 viene posto Gaetano Blandini (dirigente statale di lungo corso, passato attraverso ministeri e commissioni di cinema, cultura e spettacolo in una carriera trentennale) alla direzione generale, mentre nel maggio 2013 Gino Paoli, artista da sempre schierato in prima linea per i diritti d’autore, diventa presidente. Tuttavia, gli scandali finanziari mettono fine al mandato del cantate genovese poco tempo dopo, e la guida passa a Filippo Sugar, discografico della omonima etichetta (non esattamente una indipendente di nicchia).  Le politiche della SIAE, in questi ultimi anni, sono rivolte a contrastare la pirateria e a garantire i diritti degli autori con maggiore trasparenza.

Nuovi attori: Soundreef
In questo contesto compare Soundreef, società privata inglese che si occupa, appunto, di tutela dei diritti d’autore. E’ l’ottobre del 2011. Ma Soundreef come può penetrare in un mercato a lungo oggetto di un attore esclusivo? Che tipo di società è? E, visto che abbiamo nominato l’Europa, come funzionano le “SIAE” degli altri Paesi?
A trattare questi argomenti, selva in cui non è semplice districarsi, servono pazienza e farmaci contro il mal di testa: è un dedalo di norme e cavilli, e chi vi scrive non è certo un legale esperto in materia; le mie conoscenze sono lacunose, e per questo articolo ho chiesto aiuto ai diretti interessati: Soundreef e SIAE. Poi, abbiamo chiesto la consulenza all’avvocato Deborah De Angelis, esperta di diritti d’autore, per non incappare in errori grossolani.
SIAE ha deciso di non rispondere al nostro invito, e la cosa ci rammarica, perché approfondire l’argomento con chi se ne occupa da oltre centotrenta anni avrebbe certamente fatto luce su molte questioni; avremmo avuto grande piacere nel  confrontarci con un’istituzione così determinante per la retribuzione degli artisti in Italia, perché parliamo di un territorio in cui pochi si addentrano. Ma evidentemente, SIAE non ha interesse ad interfacciarsi con interlocutori del settore. Peccato. Maggiore collaborazione abbiamo incontrato in Soundreef, che ci ha concesso un’intervista a cui ha risposto Davide D’Atri, romano, tra i fondatori della società.

Luci e ombre del sistema
A Davide ho chiesto come è entrato in gioco, come Soundreef è nata e si è sviluppata, come funziona il sistema di gestione dei diritti in Italia e in Europa.
Con l’avvocato De Angelis ho cercato poi di fare chiarezza sui punti che possono sembrare poco trasparenti, perché privi di contraddittorio. Tengo a puntualizzare che questa sorta di fact-checking non nasce dalla scarsa fiducia verso Soundreef e Davide, ovviamente; semplicemente, in redazione ci è sembrato il modo di agire più corretto in mancanza di un’altra voce in capitolo.

 

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Come nasce Soundreef e di cosa si occupa nello specifico?
Soundreef è un’azienda inglese, nata nel settembre del 2011, e si occupa di gestione dei diritti per autori, editori, label: diritto d’autore e connesso. Soundreef nasce come alternativa alle varie “SIAE” di tutta Europa, quelle società che, per legge o de facto, hanno assunto nel tempo posizioni di monopolio in questo tipo di attività.

Perché un autore dovrebbe affidarsi a Soundreef anziché a un ente di maggiore esperienza e di ampio potere, monopolista fino a pochissimo tempo fa?
Soundreef fonda la propria azione su tre princìpi: tracciabilità e trasparenza, rendicontazione e pagamenti rapidi, revisione su base analitica. Tracciabilità e trasparenza delle fonti significa che quando arriva una rendicontazione, l’autore può leggere tutti i dettagli dei propri ricavi, non solamente delle voci generiche come “radio”, “TV”, etc. Ogni voce rendicontata è dettagliata e tracciata. Rendicontazione e pagamenti rapidi vuol dire a 90 giorni dalla decorrenza dei termini, non diciotto mesi o peggio, e con scarsa puntualità. Revisione su base analitica significa che utilizziamo dei criteri di analisi fondati su numeri e conteggi concreti, registrati, e non su basi statistiche vaghe che rischiano di favorire alcuni soggetti a scapito di altri.

Una critica frequente, o forse un luogo comune, non so, è che ci siano state moltissime ombre nella gestione dei diritti nel regime di monopolio durato fino a pochi anni fa. E’ una problematica tipicamente italiana da inserire nel quadro della burocrazia lenta e gestita senza organizzazione o c’è di più? Oppure, al contrario, si tratta di voci infondate?
Il problema esiste, senza dubbio, però non è solamente italiano. Anzi, per essere onesti, in Italia SIAE ha fatto un buon lavoro per quanto riguarda il controllo del territorio. Storicamente, esistono associazioni analoghe in tutta Europa, anche nel Regno Unito, dove il mercato e la libera concorrenza sono sempre stati alla base del mondo del lavoro. Chiaramente, i monopoli tendono a diventare obsoleti, a non aggiornarsi e a non essere dinamici, né pronti alle nuove frontiere tecnologiche e di mercato, proprio perché non esiste competizione. L’unico territorio dove non si è verificata una situazione di questo tipo sono gli Stati Uniti, perché laggiù l’antitrust ha sancito un regime di concorrenza fin dall’inizio. Con la caduta dei monopoli, le innovazioni hanno creato un mercato di sei miliardi di euro, Soundreef è nata per esplorare questo mercato.

Quali sono le innovazioni? Nuove diritti, nuove forme di rendicontazione? Immagino che con il web molto sia cambiato, forse certi conteggi sono più difficili, no?
Questa è una cosa che mi fa sempre sorridere, perché non è vero che Internet non dà tracciabilità, anzi, è il contrario. Ad esempio, YouTube, su richiesta, fornisce i dati necessari per ogni tipo di statistica. Noi, invece, abbiamo iniziato proprio dagli store radio e dai concerti, dove è molto più difficile rendicontare in maniera precisa. Una volta superato quello scoglio, il web è molto più semplice da affrontare, perché tutto è tracciabile, è un mare di dati e informazioni.

Recentemente, una causa legale vi ha messo sotto i riflettori, molti giornali – anche al di fuori del settore – hanno parlato di voi.  Me ne vuoi parlare?
Si tratta di una causa che Soundreef ha vinto, in cui le motivazioni della sentenza sanciscono di fatto la nostra totale regolarità ad operare sul territorio italiano negli ambiti di nostra competenza. La causa è stata erroneamente descritta come una nostra vittoria e una “sconfitta della SIAE”, quando in realtà non era SIAE ad averci portati in tribunale, anzi SIAE non compariva proprio nel processo, innescato nei nostri confronti da un’autrice e da un radio store. Una causa strana, per concorrenza sleale, quasi un pretesto per attaccarci. Le ragioni per cui da questa causa si è parlato parecchio di noi è che i giudici sono andati molto oltre, occupandosi di altri aspetti: nelle motivazioni della sentenza si afferma che la nostra azienda ha i permessi per operare già dalle norme UE stabilite nel 2008, e ribadite quest’anno.

Ci sono altri segmenti di mercato in cui non siete presenti e di cui vi occuperete in futuro?
Non lavoriamo ancora con club e discoteche, ci stiamo arrivando. Collezioniamo però royalties di chi suona elettronica live, producendo dal vivo con i software come Ableton, ad esempio: se i pezzi sono tuoi, puoi registrarti con noi e quando suoni calcoliamo i diritti, cosa che spesso non avviene perché finora era una nicchia piuttosto farraginosa da gestire. E’ una tutela per i produttori di musica elettronica che propongono dei set basati sull’improvvisazione live, ma possiamo gestire la cosa anche in presenza di serate “miste” di live e dj set, e non abbiamo problemi nel caso in cui, per dire, ci sono tre dj coperti d SIAE e un producer coperto da noi.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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