• MERCOLEDì 05 OTTOBRE 2022
Interviste, News

Cosmo e i bilanci di fine tour: la musica esce dai recinti e il pubblico cambia (in meglio)

Al termine di un'estate da protagonista, e prima della data di Roma e di quella al Poplar Festival di Trento, ci siamo fatti raccontare da Cosmo le sue impressioni su ciò che è successo a lui e alla musica

Foto: Miserianera

Il fenomeno Cosmo lo abbiamo raccontato in lungo e in largo su DJ MAG Italia negli ultimi anni. Ci siamo appassionati, ne siamo affezionati, perché la sua è una visione assolutamente unica e interessantissima ed è riuscita a unire in modo sempre più stretto il pop, il pubblico ampio e trasversale di chi ama le canzoni, e il clubbing. Oltre a portare sul palco spettacoli di altissima inensità e livello qualitativo, il merito di Marco Jacopo Bianchi è quello di aver aperto un dialogo nuovo tra mondi che anche quando hanno flirtato, difficilmente hanno saputo coesistere in modo così netto, nel nostro Paese. E di averlo fatto arrivando da un progetto, Drink To Me, che invece era molto più legato al pop che ai club. E di averlo fatto arrivando dalla provincia profonda, Ivrea, incastrata tra Piemonte e Alpi.

Torniamo a fare una chiacchierata con lui in occasione della conclusione del suo tour estivo, che si snoda tra Spring Attitude, consolidatissimo festival romano, e Poplar Festival, interessante rassegna che avrà luogo nel weekend tra il 15 e il 18 settembre a Trento.

Foto: Umberto Lopez

Come stai Cosmo? Stai arrivando a fine corsa dopo un’estate direi ricchissima di date, di pubblico, di palchi. Stanco? Contento? Com’è andato questo tour estivo?
È stato una figata, sono proprio felice, felice della squadra, della produzione, della band che ho sul palco, che poi di fondo sono i Drink To Me, è stato un super divertimento, con un pubblico preso bene. Sto bene, è stato un periodo di grande energia. Sono anche contento perché questo che ho portato in giro è il mio spettacolo più compatto e figo fatto finora, le produzioni dei pezzi sono state tutte aggiornate, questa roba mi rappresenta, ecco. Alla fine del tour di Cosmotronic sentivo che le canzoni avevano bisogno di un restyling e abbiamo dato un bel refresh. Anche i contesti come il Decibel Open Air mi hanno fatto sentire a mio agio, sento di aver reso tutto ancora più club.

In effetti ti sei progressivamente spostato sempre più verso una direzione esplicitamente da club, pur senza perdere la dimensione pop della tua musica, forse questo è il tuo grande pregio perché piaci ai cluber veri così come a un pubblico generalista ma anche a chi è disposto a lasciarsi andare a questo ibrido molto contemporaneo.
C’è un sentimento che fa da collante. Per me è un’esperienza emotivamente e fisicamente forte, impattante.

Oltra alla relazione tra disco e pubblico, com’è stata la relazione tra il tuo ultimo disco e la sua trasposizione live?
È stata la volta in cui ci ho messo più tempo e cura a preparare il live, ti parlo di diversi mesi. Ma anche per registrare un take di voce ci metto mesi, perché per arrivare alla spontaneità ci vuole un lavoro di lima, ci vuole l’immersione in quel pezzo, sembra un controsenso no? Però è proprio così, far percepire una voce, u passaggio, una canzone con la spontaneità che desidero non è qualcosa che viene al primo colpo, anzi è tutto il contrario, è il risultato di un percorso. E lo stesso per il live: ideare lo spettacolo non è un lavoro di improvvisazione, c’è un lavoro di mesi dietro.

Foto: Umberto Lopez

Quali sono gli elementi nuovi che hai portato in scena rispetto al tour, per esempio, di Cosmotronic?
La novità di questo disco è un po’ il breakbeat, le ritmiche spezzate, e acid, questo si percepisce forte, alla gente arriva. Anche nei dj set, quando spezzo dopo un’ora e mezza di cassa dritta, è figo, richiama subito a saltare, poi riparte dritto e si esalta tutto. È uno schema che è entrato nella testa delle persone, funziona bene. Nel mio concerto invece questo momento di rottura rtmica arriva verso tre quarti dello show ed è ottimo per far prendere fiato a me, alla band e al pubblico, ed è inatteso, quindi la sorpresa è un ulteriore elemento per tenere vivace tutto.

Come hai visto cambiato il pubblico? Intendo dopo il mmento senza musica che abbiamo vissuto ma anche come sentimento generale, visto che non stiamo vivvendo tempi sereni.
Mah, io non so, la mia esperienza è soggettiva, mi sembra che il pubblico sia più figo, la pausa forzata ci ha fatto riflettere su cos’è la musica, sulla consapevolezza e la saggezza che abbiamo acquisito, non è più scontato, tutto è instabile. Pandemia, guerra, forniture in crisi, instabilità economica, ci hanno portato a rendere sacrale il momento in cui possiamo stare insieme, godere, sfogarci, commuoverci, percepire un’anima collettiva in positivo. La crisi genera mostri e una popolazione disillusa, ma anche delle cose positive, la musica. Che diventa un rituale a cui aggrapparsi, forte, vera.

Spesso mi trovo a riflettere su come la musica negli ultimi anni si sia appropriata con forza di spazi non canonici: non solo i club, non solo i palazzetti, non solo gli stadi. Ne sono la prova tanti spettacoli importanti, il tuo sotto il tendon del circo, il Jova Beach Party, i festival “experience” come La Prima Estate, No Borders, Terraforma, se vuoi anche u classico come Kappa FuturFestival che è in un ex area industriale. Faccio volutamente esempi molto distanti tra loro, accomunati però da questo elemento: uno spazio “altro”. Tu come la vedi? 
Nell’aria c’è una sorte di interrogativo: qual è il posto della musica? Davvero possiamo esprimerla attraverso le mura di un club “recintato”? Davvero esiste solo il nostro concerto? Con Ivreatronic, la mia crew di dj e act elettronici, finiamo sempre per portare la nostra musica in contesti inediti. Non sono più gli anni ’90, la discoteca come spazio è morta in qualche modo, c’è stanchezza, e l’interrogativo è dove portare la musica dove andare a ballare, inventandosi cose, spazi. Pensare a qualcosa “in più”. È chiaro che questa è un’epoca di trasformazioni, dove saltano le convenzioni, e anche la musica cerca di uscire dai recinti in cui abbiamo pensato fosse “naturale” farla stare.

Cosa farai dopo il tour?
Questa è una domanda che mi stanno facendo in molti… Non lo so, dipende da un po’ di variabili, ho ancora voglia di suonare ma non ha senso replicare quello che abbiamo fatto quest’estate, sicuramente toccherà inventarci qualcos’altro per non portare in giro di nuovo lo stesso spettacolo. Intanto, mi godo questi ultimi botti estivi: Roma, il Poplar a Trento. Poi, ci sono delle date europee a Londra, Barcellona, Madrid, una americana a Miami. E sto scrivendo robe nuove, qualcosa succederà…

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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