Sabato 23 Ottobre 2021
Costume e Società

Cosmo rinuncia ai suoi live, il Circolo Magnolia annuncia la chiusura: è la fotografia di un settore in ginocchio

Ancora due brutte notizie la musica dal vivo. Politica e istituzioni sembrano venire meno alle proprie responsabilità e il settore naviga a vista, in acque sempre più difficili

Avevamo dato tempo fa la notizia che Cosmo fosse intenzionato a sfidare le convenzioni – ma non le leggi in vigore – annunciando uno, poi due, poi tre concerti a inizio ottobre, a Bologna, con soli posti in piedi e senza distanziamento. Perché, a suo dire, la musica ai concerti va vissuta appieno, va ballata, non si può stare seduti. Una posizione assolutamente condivisibile, come condivisibile è la scelta di far entrare solo chi è in possesso di green pass o previo tampone negativo. Nei mesi, questi concerti hanno assunto un significato politico importante, perché attraverso una lettera aperta alle istituzioni, l’artista ha voluto porgere la mano a un sistema che sta schiacciando il settore della musica e dell’intrattenimento, negando ogni possibile apertura a condizioni decenti e mettendo all’angolo lavoratori, artisti e tutta la filiera. Cosmo aveva proposto che i suoi show diventassero quegli esperimenti di riapertura a pieno regime che nel resto d’Europa sono stati messi in atto mesi fa e che hanno portato a riaprire quasi ovunuque in modo normale, come abbiamo visto in tantissime foto e video. Sarebbe stata anche un’ottima testimonianza per tranquillizzare un Paese sclerotizzato e sempre più preda di psicosi e di paure, paure che proprio una politica latitante, insieme a un’informazione spesso imprecisa e sensazionalista, hanno contribuito a creare e alimentare.

 

 
 
 
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Invece, no. Ad oggi, il governo ha rimandato ancora una volta, a fine settembre, le decisioni sulle eventuali modalità di riapertura dei locali al chiuso, una mancanza di responsabilità imbarazzante che non ha precedenti. Qualsiasi altro settore, da quelli considerati primari e imprescindibili a quelli che hanno alzato la voce (la ristorazione in primis, ma ci viene in mente anche lo sport, e non vogliamo certo puntare il dito contro di loro, hanno semplicemente fatto bene a farsi sentire, vista l’ignavia di chi è pagato per assumersi delle responsabilità verso la collettività) ha ritrovato il modo di lavorare e di mettere in moto la routine pre-covid, o quasi. La musica, no. I locali, i club, ancora meno. Così, se nella giornata di ieri Cosmo ha dovuto alzare bandiera bianca e a malincuore annullare i tre concerti in programma, oltretutto dopo che le istituzioni (nella fattispecie, il presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini) si erano dette disposte a portare davanti al governo le istanze della musica e dei locali, contemporaneamente arrivava un’altra brutta notizia: il Circolo Magnolia, storico club alle porte di Milano, sede di diversi festival e manifestazioni che ci hanno fatto ballare e cantare per almeno quindici anni, con diverse serate memorabili e nomi di livello internazionale in cartellone, ha annunciato la chiusura (speriamo solo temporanea). E l’ha fatto dopo un’estate in cui comunque, riconfigurandosi con i live da seduti e con un’area ristorante e bar, era riuscito a rimanere in piedi.

Ora, Cosmo e il Circolo Magnolia sono due esempi come potrebberlo esserlo tanti altri in questi mesi. Li citiamo perché ora, alla fine di un’estate anomala come non mai, quello che sta capitando loro assume un significato simbolico e universale di un mondo che, per come stanno le cose ora, non ha molta possibilità di resistere. Un mondo che è in ginocchio e sta per cadere rovinosamente. E non lo merita. Certo, si può replicare che di concerti se ne sono fatti ques’estate, che ci sono anzi state diverse chance per i piccoli e medi artisti (in termini di numeri, s’intende) e per realtà nuove (anche se a ben guardare, le realtà nuove sono state in diversi casi sovvenzionate da soldi pubblici, altrimenti sarebbe stato impossibile organizzare tanti eventi nei mesi passati). E si può far notare che i super big stano già proiettandosi all’estate 2022. Ma sono considerazioni aleatorie e, al momento, pura ipotesi. Spesso le campagne vengono lanciate per tenere vivo l’interesse su festival e artisti che non per reale certezza di poter realizzare l’evento.

 

Insomma, si naviga, ancora, a vista. Dopo oltre un anno e mezzo. Con sempre meno fieno in cascina, con sempre maggiori preoccupazioni. E con il timore che le cose difficilmente torneranno presto come un tempo, vista anche la disabitudine del pubblico a uscire, alla dinamica della serata e dell’evento. Viviamo senza certezze, e siamo impotenti perché a monte nessuno si sta prendendo la briga di metterci la testa e capire cosa fare per questo settore. È drammatico. È gravissimo. Bisogna far sentire la voce, le voci del mondo dello spettacolo dal vivo, della musica, dei club. Ingiustamente, inutilmente ancora chiusi per paura di vedere troppe persone insieme, vicine.

Ah, e la foto di apertura? Beh, non è un concerto: è un’occasione pubblica, un incontro di tanta gente insieme, vicina. Con le mascherine, perlopiù. Con tanti vaccinati e possessori di green pass, immaginiamo e speriamo. Come sarebbe a un concerto in piena capienza. Solo che sul palco c’è un noto personaggio politico.

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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