Sabato 04 Dicembre 2021
Interviste

Cristina Lazic e i suoi amori: la musica, lo studio, e la maternità che le ha cambiato la vita

La dj e producer ci racconta il suo ultimo singolo 'Leap Year' e di come ha iniziato a dedicarsi alla produzione, oltre che alla consolle, grazie a sua figlia

Foto: Amanda Thomsen

Come si concilia un lavoro in azienda con la maternità, e la maternità con l’essere dj, e l’essere dj con le produzioni? La risposta non dev’essere semplice, e per forza chi ve la sta ponendo non ha molte chance di rispondere nel modo giusto, per ovvie ragioni biologiche. Chi invece può raccontarci al meglio tutti questi aspetti della sua vita è Cristina Lazic, milanese e globe-trotter che ha fatto della sua passione per la musica e per la consolle una professione, con tenacia e con caparbietà. Il suo brano ‘Leap Year’ è uscito da un paio di settimane per la prestigiosa Crosstown Rebels di Damian Lazarus ed è arrivato fino al quarto posto nella top 100 minimal/deep tech su Beatport. Un altro risultato niente male. Abbiamo raggiunto Cristina per farci raccontare la sua storia, la sua musica, e tutto quello che ci gira intorno. 

 

Sei nata a Milano ma cresciuta a Londra, poi sei tornata a vivere a Milano ma nel frattempo sia da una prospettiva personale sia da un punto di vista artistico, hai inanellato presenze importanti sulla scena londinese come pure a Ibiza e in Italia. Come influisce tutto questo su quello che fai, sul tuo essere dj?
Una cosa che mi ha sempre caratterizzato è stata la peculiarità di amare molto la mia Milano e la mia Italia, ma di volermi spingere costantemente alla scoperta di nuovi orizzonti. Infatti a 18 anni sono partita e sono andata a vivere a Londra; ho poi vissuto a Barcellona, Miami e di nuovo a Londra, facendo diversi lavori per pagarmi gli studi e poi iniziando a lavorare nel mondo tech. Ho visitato più di 50 Paesi, imparato a parlare 6 lingue e quando si parla di musica elettronica ho viaggiato tanto per partecipare, come raver, a festival in giro per tutto il mondo. Le mie influenze musicali spaziano dalle sonorità più puriste, vinyl only minimal rumene alla micro house di Fuse London e la raving culture tipica del Regno Unito.

Non sei una che ama annoiarsi, insomma…
In generale sono una persona che a cui non piace davvero annoiarsi, amo anzi provare cose nuove, e questo si applica anche alla musica, dove sin dall’inizio della mia carriera musicale ho voluto imparare ad andare a fondo nelle cose; ad esempio mi piace scoprire ogni giorno label nuove e ricercare producer sconosciuti che a mio avviso diventeranno dei big in pochi anni (di solito, ammetto, ci azzecco!); sono una grande fan del ritorno al vinile e apprezzo i dj e producer che, come me, ci mettono l’anima per investire sul migliorare la propria tecnica anziché focalizzarsi sulla presenza e la commercializzazione della musica.

 

È da pochissimo uscita la tua release per una label molto importante come Crosstown Rebels/Rebellion di Damian Lazarus: come è nata questa collaborazione?
A dire il vero è stato tutto abbastanza casuale e fortunato: ho mandato una mail al loro indirizzo generico per le demo, e dopo qualche settimana, con mia immensa sorpresa, Damian mi ha contattato su Instagram mandandomi uno screenshot di una delle mie tracce che stava ascoltando, dicendogli che gli piaceva. Sono stata fortunata, ma al tempo stesso ho avuto tanto supporto da diverse persone che mi hanno indirizzato verso questa etichetta, in primis Leme dei Dirty Channels, che ascoltando la traccia, per potermi dare un feedback da amico, ha proprio evidenziato che fosse perfetta per Crosstown. E da lì la mia submission, che si è poi concretizzata nella release di ‘Leap Year’ all’interno dell’EP ‘Souls 2’ di Rebellion.

Nella tua biografia si legge che ti sei avvicinata da – relativamente – poco tempo alla produzione, dopo anni in cui sei stata puramente una dj. Come è avvenuto questo processo?
Ho iniziato a suonare in maternità, quando mia figlia Sofia aveva 6 mesi. Essendo diventata DJ quando ero già una mamma lavoratrice non ho mai trovato il tempo di dedicarmi alla produzione sino al lockdown del 2020, quando la vita mia ha subìto un rallentamento generale. Infatti, per quanto la pandemia abbia bloccato molte cose, senz’altro mi ha finalmente permesso di avvicinarmi al mondo della produzione, perché stando in casa così tanto, che nel tempo libero o quando Sofia dormiva, non avevo distrazioni come vedere famiglia e amici o viaggiare (prima viaggiavo spessissimo per lavoro), ma potevo dedicarmi alla musica. Negli ultimi 18 mesi ho quindi deciso di fare sul serio e, oltre ad utilizzare uno studio improvvisato in casa, ho anche seguito una miriade di lezioni online, tutorial e masterclass, private e collettive. Devo dire che questo duro lavoro ha ripagato, perché mi guardo indietro e ora, con una decina di tracce o già opzionate o pronte alla release, e alcune ancora da piazzare, mi rendo conto che è qualcosa che non avrei mai potuto immaginare a febbraio del 2020.

 

Rispetto ai tuoi dj set, e a ciò che ami suonare, qual è l’elemento distintivo, diverso, lo scarto artistico che vorresti dare con i tuoi pezzi?
La mia anima musicale è senz’altro minimal, così come è la mia filosofia di vita. Ho sempre creduto nel “less is more”: meglio fare poche cose, ma farle benissimo. Il taglio che cerco di dare alla mia musica è una minimal più femminile, con pochi elementi ma sofisticati come dei pianoforti arpeggiati (suono il pianoforte da quando sono piccola, e ho studiato armonia quindi col pianoforte sono abbastanza a mio agio), dei groove intensi, pochi vocal ma ricercati, possibilmente parlati con poco cantato. Ci sono troppe poche donne producer nel mio genere. Credo che avere un taglio nelle produzioni un po’ più delicato, sofisticato e femminile non possa che fare la differenza, e si spera possa essere apprezzato.

Un’altra nota biografica che sottolinei spesso è quella che recita “dj e madre”. Quanto conta per te questo aspetto, al di là del lato strettamente umano, ma proprio rispetto alla tua crescita artistica?
Se non avessi avuto Sofia non avrei mai iniziato a suonare e non avrei mai avviato questo hobby che ora è diventato un lavoro a tutti gli effetti. Purtroppo c’è una credenza comune che, diventando mamme, le donne rallentino nella carriera o si fermino del tutto; beh, io penso di poter provare l’opposto, perchè è grazie al fatto che sono diventata mamma che ho potuto staccare la testa per un po’ dai ritmi intensi del mondo corporate, e che ho iniziato a dedicarmi alla mia passione, la musica, in parallelo. Dico sempre che diventando mamma è nata anche una nuova me, ed è quindi per quello che sono impegnata in iniziative volte ad aiutare le donne a buttarsi nel mondo del djing e a non avere paura di diventare madri. Infatti sono a capo del del comitato global dei genitori di shesaid.so e il mio obiettivo è quello di normalizzare l’idea di avere figli anche se si è genitori, soprattutto per le donne. A livello artistico penso che essere mamma mi abbia aiutato molto a focalizzarmi su quello che mi piace davvero, e che conta davvero; perché con i figli devi darti delle prioritò, ma penso che questa necessità mi abbia paradossalmente aiutato, permettendomi di focalizzarmi su poche cose e sempre più importanti, e crescendo più in fretta come professionista e artista.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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