Giovedì 17 Ottobre 2019
Interviste

Cubicolor, l’anima sperimentale della Deep House

La pubblicazione dell’album di debutto è un passo di fondamentale importanza per qualsiasi produttore. E’ il momento in cui si costruiscono le basi su cui poggerà il futuro dell’artista stesso: più sono solide e più sarà facile innalzarsi (e rimanere a lungo) al di sopra della mediocrità, facendo la differenza. In casa Anjuna, vista l’assoluta capacità di talent-scouting dei suoi A&R, gli LP di debutto sono sempre attesi con una attenzione particolare. Quello degli olandesi Cubicolor, ‘Brainsugar’, uscito meno di un mese fa su Anjunadeep, li ha immediatamente piazzati all’interno della cartina geografica dei producer Deep da tenere in considerazione. Noi di DJ Mag Italia non potevamo lasciarci scappare la ghiotta occasione di fare due chiacchiere con i tre ragazzi che si celano dietro a questo progetto.


Presentatevi e raccontateci come si sono creati i Cubicolor. Avete ruoli differenti all’interno del vostro workflow? Normalmente solo uno di voi fa il DJ mentre gli altri due componenti non appaiono mai sul palco. 

“I Cubicolor sono formati da Tim Digby-Bell (il vero e proprio cantante), Ariaan Olieroock (normalmente è lui che si esibisce come DJ) e Peter Kriek. Ognuno di noi, oltre a queste posizioni fisse, ricopre anche molteplici ruoli come strumentista, produttore, writer e così via. La nostra forza deriva proprio da qui: sappiamo padroneggiare molti strumenti musicali e siamo un melting-pot di musica e idee in continua ebollizione! I Cubicolor sono nati inizialmente come un duo: Tim si è aggiunto ufficialmente a noi dopo aver notato l’immediato feeling che era venuto a crearsi in occasione di una collaborazione temporanea. Dopo averlo trovato non volevamo più lasciarlo andare via e quindi ora fa parte del nostro team.”

Brainsugar, grazie alla sua capacità di condividere profonde vibrazioni, è capace di raggiungere l’emotività dell’ascoltatore in maniera quasi spietata. L’ascolto del vostro album è paragonabile alla lettura di un diario pieno di memorie. L’ispirazione che sottende le vostre tracce deriva direttamente dalle vostre esperienze di vita? 

“Grazie per queste belle parole! Certo, la nostra ispirazione è la realtà che ci circonda. Anche se gli argomenti che trattiamo sono seri noi ce la mettiamo tutta per interpretarli in chiave poetica, con un velo di malinconia e di speranza che si intrecciano continuamente. Come dici te, questo è un disco che parla prima di tutto della vita, vita piena di esperienze comiche e tragiche, desideri svelati e tristezza celata, amori profondi e silenzi stordenti. In fondo, oltre ad ogni questione tematica o semantica, volevamo essere fedeli a noi stessi e non cadere nella trappola di iniziare a fare paragoni con altri artisti o altri stili.”

lol

Che tipologie di hardware/software avete usato per creare Brainsugar? Qual è il vostro rapporto con gli strumenti reali e quelli virtuali? Quali preferite?

“Normalmente utilizziamo un mix di hardware e software: all’interno dell’album si possono sentire sia alcuni nuovi synth che Peter ha creato con Reaktor (pazzeschi!) sia parecchi strumenti campionati – cioè quelli che, secondo noi, più caratterizzano e rendono riconoscibile il nostro suono. Mischiati con suoni analogici e filtrati a dovere, i suoni digitali possono creare delle vibrazioni inimitabili ed essere un valore aggiunto indispensabile nella crazione di un concept-album. Dopo aver creato tutte le stems, le abbiamo registrate su un Telefunken m15 attraverso un mixer Neve 1073 e poi le abbiamo masterizzate. E’ ovvio che ci sono ancora macchine fisiche che non possono essere sostituite del tutto da software. Un vero compressore 1176 semplicemente suona meglio di qualsiasi software che cerca di emularlo. Un synth Moog è più convincente rispetto a qualsiasi emulazione, anche la più perfetta; una macchina a nastri ha quella magia che neanche il più perfetto dei plugin non avrà mai.”

Braisugar calza perfettamente con il mood di Anjunadeep. Ci sono stati artisti di questa label a cui vi siete ispirati per il vostro album?

“Siamo davvero felici di essere parte della famiglia Anjuna: sono un gruppo molto forte e sono a capo di un brand davvero solido. Stilisticamente parlando, però, i Cubicolor si posizionano a margine di Anjuna. Per questo motivo le fonti di ispirazione derivano dalla musica elettronica underground solo in parte. Prendiamo molta ispirazione dalla musica sperimentale di tutti i tipi. Da quando siamo diventati un trio abbiamo cercato di spaziare il più possibile ascoltando musica che va dai Pink Floyd ai Massive Attak, da Rachmaninov a Four Tet.”

Un mese fa Ariaan ha suonato durante l’ABGT 200. Mi emoziono anche solo a chiedertelo: com’è andata? Se non sbaglio è stata la vostra performance più grande di sempre.

“E’ stato un grande onore per noi poter presentare la nostra musica a un evento di quella caratura. E’ incredibile notare come il mercato musicale sembra essere nuovamente interessato a una musica più profonda, riflessiva e sperimentale. Naturalmente, in occasione di eventi così imponenti c’è sempre un pò di nervosismo, specialmente per il fatto che ci sono un sacco di persone che seguono l’evento online, ma condividere la nostra musica con un audience così ampia e vedere la reazione della folla da protagonisti è davvero una piacevole sensazione. E… si, è stata la nostra gig più importante di sempre!”

Domanda fondamentale: avremo l’opportunità di vedervi in Italia nei prossimi mesi?

“Noi siamo pronti! La vera domanda è: l’Italia è pronta?”

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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