Sabato 25 Gennaio 2020
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Daddy’s Groove: la nostra prima Top 100

 

Carlo Grieco dei Daddy’s Groove mangia con gusto il suo maxi hamburger in centro ad Amsterdam, poche ore dopo aver appreso della propria new entry al numero 97 nell’edizione 2016 della Top 100 di Dj Mag. In attesa di chiudersi in una studio session olandese e pronto all’ennesimo viaggio direzione Los Angeles, Grieco non si sottrae alla sua prima intervista da Top 100. Il panino aspetterà.

Dov’eri quando hai saputo che eravate entrati per le prima volta nella Top 100?

Ero già arrivato ad Amsterdam, stavo arrivando al party di Dj Mag, dopo il cocktail della label Spinnin’, quando il telefono ha iniziato a ricevere una sfilza di messaggi e messaggini. ‘Sei nella Top 100’ ‘Sei nella Top 100’… Non finivano più!

Ve lo aspettavate?

Ci speravamo, forse non quanto due anni fa, ma ci speravamo.

 

 

Due anni fa?

Nel 2014 abbiamo fatto due tour mondiali con Guetta, siamo stati sul palco centrale del Tomorrowland, abbiamo avuto ottime produzioni e ottimi remix. Una grande annata ma non entrammo nella Top 100. Abbiamo anche pensato che il treno giusto fosse passato, invece eccoci qua, merito probabilmente dei nostri dischi con Sinclar e Promiseland.

Il disco con Sinclar come è nato?

In passato avevamo già collaborato. A gennaio ci ha chiesto le parti del nostro brano ‘Shortbreak’: dopo due mesi è tornato con una demo da sviluppare con le nostre sonorità che da sempre considera molto fresche. Alla Spinnin’ è piaciuto ed è diventato il singolo ‘Burnin’.

Come lavorano i Daddy’s Groove?

In studio a Napoli lavoriamo insieme: io faccio le demo, Peppe Foliero (l’altro Daddy’s – ndr) le finalizza. Io vado in giro a fare il dj, Peppe rimane sempre in studio, anche perché siamo nel team di produzione di artisti come Guetta, Celine Dion e Justin Bieber, con i quali collaboriamo. Non sono nostre produzioni, sia chiaro!

Mentre esce questa intervista sul sito di Dj Mag Italia sei in tournèe in Nord e Sud America. Come vedi la scena clubbing italiana attuale, confrontata con quella delle altre nazioni?

Noi italiani sappiamo sempre fare la nostra bella figura. Non sarà una scena esaltante e in costante espansione come quella asiatica, ad esempio, ma non dobbiamo lamentarci. Io posso soltanto ribadire che ogni volta che suono in Italia mi diverto tantissimo. E non lo dico soltanto io!

Sei entrato nella Top 100, il sogno di tutti i dj. Che consigli puoi dare a chi spera di entrarci, prima o poi?

Io sono partito come tanti, dj resident in un locale di provincia. L’approccio giusto per andare avanti? Capire subito che fare il dj e il produttore è un lavoro che richiede tempo, pazienza, calma, puntualità, professionalità e rispetto degli orari e delle persone. Chi vuole diventare avvocato o medico che cosa fa? Studia, si laurea, fa il tirocinio, poi inizia a lavorare e dopo ancora inizia a guadagnare qualcosa. Guai a pensare che bastino due dischetti per andare subito in tournèe mondiale. Resto convintissimo che se si è costanti e si ha un minimo di talento, i risultati prima o poi arrivino.

Foto di Marcelo Monteiro

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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