Sabato 27 Novembre 2021
Storie

Daft Punk: ‘Epilogue pt. 2’. E se…?

Tanto inatteso quanto insperato, un nuovo video alimenta la speranza dei fan dei Daft Punk in tutto il mondo. Dopo 'Epilogue' le domande sul futuro dei due artisti erano molte, così come lo sconforto di chi li ha seguiti con devozione nei loro 28 anni di onorata carriera nel music business

La fine non è la fine” cantavano i La Quiete, e mai come in questo caso ci sembra una citazione calzante. All’inizio del 2021 su Reddit erano apparsi alcuni rumors relativi alla possibile uscita di un nuovo album dei Daft Punk, proprio nel corso dell’anno. Alcuni collaboratori di Music Ally avevano trattato l’argomento e persino alcuni streamer internazionali avevano dato credito alle voci parlandone durante le loro live. Poi è arrivato quel fatidico 22 febbraio ed ogni certezza è stata spazzata via all’istante. La narrazione coerente, le scelte stilistiche, il dolore della separazione. Tutto è stato condiviso con il pubblico in una lunga camminata nel silenzio di un paesaggio desertico desolato. Umani, dopotutto. Capaci di far trasparire le proprie emozioni anche attraverso gli asettici caschi metallici, con un linguaggio del corpo e delle inquadrature in grado di catturare l’anima nel robot, il famigerato Ghost In The Shell. Passano minuti, ore, giorni ed il lutto artistico si metabolizza. Prima ne scrivono in molti, poi ne scrivono tutti, e le playlist di mezzo mondo si riempiono nuovamente di brani del duo.

 

Così come per ‘Epilogue‘ anche il secondo annuncio giunge come un fulmine a ciel sereno. Sono le sei di un lunedì pomeriggio qualsiasi quando sugli smartphone iniziano a comparire alcune notifiche da Youtube. ‘Epilogue pt.2‘ recita il titolo del nuovo video che viene immediatamente cliccato da migliaia di utenti. Probabilmente lo avrete già visto, ma preferiamo non fare spoiler sul suo contenuto per quei pochi che se lo fossero perso. Ciò che conta è che esso rappresenta l’annuncio del nuovo album del duo, l’ultimo come viene specificato, intitolato appunto ‘Epilogue‘. Sette minuti e 57 secondi, stessa durata del suo predecessore, in cui alcune clip anticipano quattro probabili inediti che saranno contenuti in questo lavoro. Si percepiscono le sonorità ruvide del periodo di Homework, caratterizzate dal loro warping stravagante, passando poi alle melodie di Discovery in cui non mancano citazioni dei Van Halen o al sampling old school, sempre chirurgico da parte del duo. A chiudere, i Daft Punk nella loro versione più recente, alle prese con quello che sembrerebbe un remix di ‘International Feel’ di Todd Rundgren. Si tratta del brano di apertura di Electroma, film del 2006 che i due hanno diretto, e da cui è ripresa la vettura Ferrari 412 con la quale si allontanano al termine di ‘Epilogue pt. 2‘.

 

E’ innegabile, la maggioranza di noi desidererebbe che le parole sopra riportate descrivessero la realtà dei fatti, e non fossero un semplice esercizio su un interessante “What If Scenario“, come si dice nel gergo di scrittori e sceneggiatori, ovvero “cosa succederebbe SE”, se i due non si lasciassero, se tornassero con musica inedita, se quell’epilogo non fosse altro che un bluff, una geniale e furba mossa di marketing, come dicono tanti molto meno furbi sul web. Ci siamo divertiti a immaginare, appunto, la mossa di uscire con un ‘Epilogue pt.2’ che purtroppo, per ora, è solo un divertente esercizio di fantasia, o un gioco crudele, che per un attimo vi ha convinti.

Chi ha vissuto la carriera dei Daft Punk sa che ogni loro disco ha scandito il ritmo della vita di ciascuno di noi. Che voi ascoltiate un brano di ‘Homework‘ o del più recente ‘Random Access Memory‘, sarete quasi sicuramente in grado di ricondurlo ad un momento preciso della vostra esistenza, sia esso un ricordo felice o malinconico. Ma dei due la vera forza difficile da descrivere a parole è quella che ha permesso loro di accompagnarci per tutto questo tempo senza voler essere figure ingombranti. È il potere dell’assenza, dell’imperscrutabilità, della voglia di essere artista seguendo la totale immedesimazione come suggerirebbe il miglior Stanislavskij. Come Kubrick, Banksy o Salinger per citare alcuni illustri esempi, i Daft Punk hanno sempre scelto cosa mostrare, quando farlo e come. Hanno accettato intimamente quel patto che rende l’artista autentico, evitando di parlare quando non si è certi di avere qualcosa da dire o da esprimere musicalmente. Forse è proprio per questo motivo che un pubblico tendenzialmente più cinico, o quantomeno attento, rispetto al passato ha accettato la sospensione di incredulità necessaria per vivere appieno questa storia. E così in virtù di questo accordo tra artista e ascoltatore stavolta dobbiamo semplicemente accettare questa decisione. Ringraziare chi ha detto ciò che doveva senza mai strillare per farsi notare, per poi salutarci con malinconia e affetto, ma soprattutto, con grande e profondo rispetto: “Il re è morto, evviva il re!

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