Lunedì 01 Marzo 2021
Storie

Come sono nati i robot dei Daft Punk? A 20 anni da ‘Discovery’ emergono incredibili retroscena

Il mese è quello di marzo, l’anno il 2001. Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter scatenano l’inferno con un album, il secondo, che cambia per sempre la scena della dance. E che a distanza di tempo svela aneddoti tecnici sulla riuscita del loro look

Un’intera generazione di dj e produttori da vent’anni si maschera e traveste dopo averli visti all’opera protagonisti di shooting fotografici incredibili. I Daft Punk hanno segnato un’epoca e aperto una strada. Il californiano dietro a questa rivoluzione, che ha accantonato in un angolo le malattie di protagonismo di parecchi volti dell’intrattenimento, è stato il fondatore di società come Alterian Inc e Oxcart Assembly che imperano a Hollywwod.

È uno di quei rari casi in cui la musica non ha influenzato il look di un artista. Si chiama Tony Gardner e non ha contribuito solo a trasformare Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter in due robot ma anche a rinverdire attori come Sacha Baron Cohen e rilanciare guru della regia come Spike Jonze. In realtà, come riporta il giornalista Giacomo Lee attraverso la piattaforma Creative Boom, è stato proprio il regista a raccomandare Gardner agli stessi Daft Punk dopo aver lavorato a clip come ‘Da Funk’.

I Daft Punk sul set di Electroma in un’immagine di Tony Gardner

“In Francia stavano cercando di creare personaggi che fossero unici e pronti a restare nell’anonimato con lo scopo di nascondere la propria identità, senza mai pensare all’immagine”, spiega Gardner al sito web. “L’obiettivo era creare un’identità speciale, tutta per loro e che li potesse mantenere perennemente longevi. Avevano già in realtà un’idea, volevano essere dei robot per poter essere rappresentati nel film d’animazione ‘Interstella 5555’.

Il creativo francese Luis Sanchis spiega che i primi esperimenti di led nei caschi del duo sono nati coinvolgendo degli esperti che lavoravano dietro a dei Jumbotron, i tabelloni elettronici posizionati negli stadi negli anni Ottanta. “Abbiamo pre-programmato una serie di risposte e di immagini sul casco di Guy-Manuel e insegnato a Thomas come usare la tastiera sul braccio in modo che entrambi potessero davvero avere il controllo della propria comunicazione, spiega Sanchis.

 

Il processo di creazione dei primi elmetti è costato circa 65mila dollari tra ricerca, sviluppo, costruzione, mano d’opera e materiali, almeno questa è la somma riportata in alcuni libri a loro dedicati. Le prime idee sviluppate dalla coppia di registi formata da Alex Courtes e Martin Fougerol sono state invece ispirate da film culto come ‘L’Uomo che cadde sulla Terra’ (con David Bowie) e ‘Il fantasma del palcoscenico’ (di Brian de Palma).

“Per evitare le rifrazioni dei flash dei fotografi e delle luci sul set, abbiamo dovuto creare un ulteriore strato interno alla visiera. In questo modo Guy-Manuel e Thomas potevano vedere all’esterno ma senza far intravedere il proprio volto all’interno, aggiunge Sanchis. C’era da correre, ai tempi, anche perché doveva essere ultimato il film ‘Electroma’, che avrebbe preceduto ‘TRON: Legacy’, nuove videoclip e la serie di trionfi di una coppia che ha cambiato per sempre la scena della dance mondiale.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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