Domenica 20 Ottobre 2019
Clubbing

Dal Vangelo secondo Kalkbrenner

 

Nella vita ci sono poche certezze. Una di queste si chiama Paul Kalkbrenner. L’artista di Lipsia è uno dei musicisti elettronici contemporanei che maggiormente riesce ad emozionarmi. Il mondo che ha creato è un luogo magico dove è un piacere perdersi completamente tra gioia infinita e allegra malinconia. Un posto che conosco bene essendo il mio nono concerto e nel quale mi trovo perfettamente a mio agio. Un artista che tra l’altro ringrazierò per sempre per averci regalato “Sky and sand”, una perla senza tempo capace come poche a parlare al posto nostro. Hai presente quella sensazione che provi quando senti una melodia che ti fa venire la pelle d’oca e ti viene da piangere? È la capacità della musica di comunicare l’indescrivibile e l’inesprimibile. Se la musica elettronica lavora in questo modo, gli arrangiamenti di Paul Kalkbrenner mi provocano queste sensazioni.

Il tempo su Bologna è uggioso, piove molto. Dalla bocca esce il fumo che si confonde con quello dell’orizzonte perfettamente sfocato. È il “filtro kalkbrenner” che magicamente circonda la Pianura Padana nel giorno del suo arrivo in città per l’ultima data della prima parte del “7” tour (lo ritroveremo a luglio a Monza). La sua musica necessità di un pizzico di inquietudine, un tocco di seppia, un colpo di bianco e nero. Non riesco a convincermi del fatto che il nuovo album “7” sia stato ispirato dalla primavera. Me lo ha detto lui, devo crederci per forza anche perché ognuno vede le cose a modo suo (il suo punto di vista completo nel numero di Dj Mag di marzo in edicola tra pochi giorni). È in questo contrasto emotivo che mi trovo – come vi dicevo – perfettamente a mio agio. Kalkbrenner è il leader maximo di un regime totalitario protetto da un muro che sembra invalicabile e recintato di filo spinato. Una sorta di comfort zone che assomiglia alla firma di un pittore su un quadro o all’asso di cuori lasciato dal serial killer sull’ennesimo cadavere. Implacabile e irreversibile, Kalkbrenner non sbaglia un colpo da anni soprattutto per quanto riguarda la dimensione live. L’Italia, dopo la Germania, è il Paese dove in termini numerici performa maggiormente.

 

 

Le tredicimila persone dell’Unipol arena parlano da sole. L’attesa vibrante è ammaestrata da un Lele Sacchi in stato di grazia che sa esattamente cosa serve e quando serve proponendo un warm up da vero professionista (nessuno aveva mai avuto dubbi) impreziosito da alcune hit underground come “Wood” di &Me e dal remix di Franco Cinelli di “The Sound Of Violence” dei Cassius che chiude il suo set a un quarto alle undici. When the sun goes down, appunto. Alle undici è ora di selezionare il “filtro kalkbrenner”. Paul, di azzurro vestito con la maglietta della nazionale italiana con tanto fascia da capitano tanto per ribadire chi comanda, apre con “Azure” e sviluppa il solito live set monolitico, centrato, al limite della perfezione. L’impressione di estrema sicurezza che trasmette dal palco non è solo un’impressione. I pezzi del nuovo album creano un amalgama infallibile con il resto della tracklist con i nuovi singoli vocali che aprono il cielo grazie ai già riconoscibilissimi e cantatissimi sample di D-Train e Jefferson Airplane. La disco-funky di “You’re the one for me” si trasforma nella struggente “Cloud Rider” e la voce di Grace Slick racconta in “White Rabbit” la nuova controcultura di “Feed your head”. Un omaggio alla “summer of love” che ha tantissimi punti in comune con il nostro tempo. Il mio amore per Kalkbrenner è evidente, non sono bravo a tenermi le emozioni dentro. Essendo il mio nono concerto di Paul posso anche concedermi il lusso di non usare il cellulare. Mi dedico totalmente alla sua musica. È una dichiarazione d’amore. Niente tag, niente foto, giusto un paio di clip amatoriali per questo pezzo. Devo ammettere che senza lo schermo dello smartphone che filtra le emozioni è tutta un’altra cosa.

Il successo clamoroso di Paul Kalkbrenner è un fenomeno parecchio interessante. Piace a tutti, eppure è (sarebbe) di nicchia con un solo singolo veramente conosciuto dalla massa e suonato dalle radio che forse non si contano neppure su una mano. Piace subito la prima volta che lo si scopre, soprattutto dal vivo. Piace alle ragazze, eppure è musica techno music, pur sempre melodica e armoniosa ma pur sempre techno music e anche parecchio scura a tratti. Evidentemente Paul Kalkbrenner conosce una formula magica che nasconde gelosamente tra le note artificiali del suo computer. La sua musica è come una polvere magica soffiata dal palco sulla gente che lo osanna come un messia. La sensazione è quella, di un domatore di folle, di uno sciamano che senza nessuna fatica ti prende per mano e ti porta via.

 

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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