Mercoledì 19 Dicembre 2018
Interviste

Dark Polo Gang, l’intervista: il nuovo album, l’Italia, Joseph Capriati e Tiziano Ferro

'Trap Lovers' è il primo vero album della DPG, l'abbiamo ascoltato in anteprima e abbiamo intervistato la Gang che ci ha confessato amori insospettabili...

“Ho azzardato a chiamarti perché ci tenevo che facessimo questa intervista” mi confessa l’ufficio stampa della Dark Polo Gang mentre siamo davanti alla macchina del caffè nella sede della casa discografica. In effetti l’azzardo è quello di proporre ai lettori di DJ Mag l’intervista a un gruppo che tutto è fuorché integralista della musica. Il bello del mestiere del giornalista, per quanto mi riguarda, è proprio azzardare, poter passare da Laurent Garnier a Enrico Sangiuliano al rap di tre giovani romani. Il fil rouge è che, da prospettive differenti, sono tutti artisti interessanti. Ciascuno a suo modo, ovviamente. E la DPG ha un peso nella musica italiana degli anni ’10, è impossibile non riconoscerlo. Volenti o nolenti, questi ragazzi hanno cambiato la prospettiva della comunicazione e dell’immaginario musicale, ed è un fatto con cui deve fare i conti chiunque si metta in gioco oggi. A sancire lo status della Gang è il momento d’oro che sta vivendo il gruppo: da tormentoni social al vero e proprio album di debutto, dopo mixtape e autoproduzioni varie, con una major (Virgin/Universal) e con uno dei produttori italiani più blasonati degli ultimi quindi anni, Michele Canova, ad accompagnare il fido Sick Luke. ‘Trap Lovers’ esce il 28 settembre e non è il disco-macchietta che in molti si sarebbero aspettati quanto un upgrade, sicuramente nei beat ma anche nel flow e nel modo in cui i tre affrontano il loro mondo, talvolta fedeli al loro stile estremo, borderline, che surfa tra street e non-sense, tra bling e cabarap, per coniare un neologismo, mentre in altri passaggi si intravede addirittura un filo di introspezione.

 

È mezzogiorno ma a guardare le facce di Wayne Santana e Tony Effe dietro gli occhiali da sole potrebbe essere l’alba. Dark Pyrex ci raggiungerà a breve. Sono le facce di chi ha fatto tardi, la stessa che probabilmente avevo io alla loro età. Ci sta. Pellicce e occhiali sgargianti, sneakers Formy Studio e l’immancabile orologio vistoso.  Tutto a posto.

 

Il vostro nuovo album ‘Trap Lovers’ mi sembra uno scatto notevole per voi, da ogni punto di vista: metrico, lirico, ha proprio il sapore di un album e non dei mixtape che avete pubblicato finora. Come avete affrontato questo disco?
Tony Effe: Abbiamo vissuto delle esperienze e ci siamo ritrovati a scrivere anche delle tracce d’amore, ci piace, siamo anche questo.
Wayne Santana: Abbiamo fatto un sacco di roba e tutta diversa, tracce super crude e pezzi più caramellosi, abbiamo sperimentato un sacco, se ci fai caso ci sono un botto di esperienze diverse nella nostra bio. Tutto questo ci è servito per capire quali tipi di soni ci piace tenere, in questo disco esce un sound abbastanza riconoscibile. La nostra esperienza ci ha portati a uscire con un album più completo di quanto qualcuno si sarebbe aspettato.

Oltre al fidato Sick Luke e a un pezzo con la co-produzione di Chris Nolan, vedo il nome di Michele Canova tra i credits, uno dei produttori di maggior successo in Italia negli ultimi quindici anni, e uno che non viene immediatamnte associato al rap e alla trap. Come siete entrati in contatto con lui e come lo avete coinvolto?
Dark Pyrex: Michele ha spesso avuto parole di apprezzamenti nei nostri confronti; ora sta lavorando al disco di Fedez ed è stato proprio lui a metterci in contatto. Ci siamo incontrati ma Michele doveva partire subito dopo per Los Angeles, così ci ha chiesto di raggiungerlo là. E infatti abbiamo iniziato a lavorare al disco a LA. Tornati a Milano, è arrivato anche lui e abbiamo chiuso il progetto. Lavorarci insieme è stato molto figo, lui ha una grande energia e ci ha ispirato e insegnato molto. Si è creato un ottimo rapporto.

Ve lo aspettavate così?
T: Diverso, sicuramente, ci siamo divertiti e non ce lo aspettavamo.

 

È la prima volta che lavorate con un produttore che non fa parte del vostro giro, quest’idea vi intimoriva oppure no?
W: Di base non avevamo questo culto sulla musica e sulla produzione, quindi non eravamo così intimoriti, la sua personalità l’abbiamo scoperta e capita durante il periodo in cui abbiamo lavorato insieme. Certo, conosciamo i suoi pezzi, Tiziano Ferro, ma solo lavorandoci si è creato il mito vero, è uno che devi conoscere.

Siete arrivati sulla scena in un momento molto particolare, e avete diviso subito tutti: o vi si ama o vi si mette in croce. Se foste usciti con lo stesso registro qualche anno prima o più tardi, avreste avuto lo stesso impatto?
T: Forse no, perché noi siamo arrivati in un momento di “anno zero” in Italia, era come se ci fosse un reset di tante cose ed è un fattore che ci ha aiutato a imporci al centro della scena. 
W: Vuoi o non vuoi questa è una delle prime volte in cui c’è stato un anno zero in America e contemporaneamente in Italia, perciò il distacco che si avvertiva di solito si è annullato, siamo molto a filo con quello che succede di là. Sta diventando una mentalità e uno stile comune, un business figo che sta nascendo anche qua come lì, oltre che una forma d’arte naturalemnte, ed è figo, è un momento comune anche nell’approcciare i testi e l’immaginario.

Fino a qualche anno fa esisteva una linea di confine: il rap più street, più spaccone, e il versante più introspettivo del genere. E poi c’era il “lol rap”. Secondo me – e credo siate stati il reagente in tutto questo – le cose si sono livellate: da una parte il lol non è più così lol, e dall’altra quel filo sottilissimo di ironia che sembra emergere/non emergere ha mescolato le carte in tavola. E questo è un fenomeno estremamente interessante e contemporaneo.
W: Sì ma dal lol sta diventando cultura. Stiamo portando una cultura, la gente si appassiona alle macchine, agli orologi, la gente comincia ad amare questo stile di vita, che se ci pensi è molto italiano, perchè le collane d’oro… il miglior oro lo trovi in Italia, le macchine migliori sono italiane, c’è stata una rinnegazione di un tipo di italianità che invece è molto rappresentata all’estero, e allora perchè non dovremmo farlo in Italia? Siamo visti molto meglio da fuori di quanto ci vediamo da dentro.
T: Facciamo tornare le cose a casa.

Foto: Adriana Tedeschi

Non avete mai visstuo davvero male una critica tra le tante che vi tirano addosso?
T: Ma no, noi facciamo abbastanza come ci pare. Non è che le critiche come “figli di papà” siano poi così costruttive… poi qualcuna ci sarà pure, ma valla a trovare là in mezzo…

Cosa facevate prima di essere la Dark Polo Gang?
T: La stessa vista senza fare rap.
W: Non proprio… cercavamo di avere più soldi possibile per non avere problemi.

Avete mai avuto problemi di soldi?
T: Sì, certo.
W: Chi non ha mai avuto problemi di soldi? Tutti ne abbiamo. Viviamo in una società in cui non c’è fine al più ricco, dove ti giro c’è sempre qualcuno che fa più di te, siamo in un momento srorico in cui la gente fa di tutto per fare…
T: …per fare gossip! Ahah!
W: Eheheh… no, per fare soldi, per stare bene. Al di fuori della sfera famigliare, perché si può stare bene in famiglia ma immagino che a nessuno piaccia chiedere i soldi a mamma dopo una certa età.

 

Che cosa vi piace ascoltare, nel rap e anche al di fuori.
T: Io ascolto di tutto, mi piace Dua Lipa, la musica elettronica ma è più da festa che da ascolto.
W: Rap americano. Ma è la domanda più complicata che puoi fare a una persona, oggi. C’è troppa musica.
P: Ultimamente stiamo tornando ad ascoltare tanto rock, ci siamo un po’ riavvicinati anche a quei suoni. Poi oggi è difficile dire “ascolto questo genere”, è tutto intersecato, si ascolta di tutto. Come si fa a sentire una cosa sola? È come quando chiedi “cosa ti piace mangiare?”. Mica c’è un piatto solo!
T: Con Michele Canova abbiamo riscoperto Tiziano Ferro, sono dischi incredibili.

Chi di voi tre è il vero digger, quello che scopre le novità?
P: Tony è quello più aggiornato, scava tantissimo.

Tony, dicevi della musica elettronica, visto che questo è DJ Mag, vuoi raccontare qualcosa di più?
T: Mi piace molto, mi piace la techno, sono sempre andato a tanti party techno. Mi piace molto Joseph Capriati, mi piaceva andare a un festival a Roma, il Dissonanze, al Palazzo dei Congressi. Era un evento pazzesco con artisti incredibili, purtroppo non esiste più da qualche anno. Ti confesso che mi piacerebbe anche provare a fare il dj, in futuro. So che in questo momento ci provano tutti ma un giorno magari mi ci metterò seriamente.

Domandona finale: qual è la vostra traccia preferita del disco? una per ciascuno di voi?
P: ‘Cambiare Adesso’ è quella che rappresenta di più lo spirito dell’album.
T: Difficile… voglio fare lo strano e dico ‘Expensive’.
W: ‘Cambiare Adesso’ sicuramente, però l’ha già detta Pyrex e allora voglio andare su ‘Peter Pan’ che è davvero fuori di testa. Ma i testi spaccano su tutto il disco!

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
27.09.2018

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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