Lunedì 22 Luglio 2019
Video

David Guetta si racconta dalle origini a Jack Back, tra Daft Punk, Ibiza, David Morales

In un mini documentario uscito sui suoi profili, la superstar francese ripercorre la sua storia fino alla "rinascita underground" con Jack Back, e racconta aneddoti molto gustosi

Sul profilo Instagram e sul canale YouTube di David Guetta è uscito un mini documentario (15 minuti) dal significativo titolo ‘The Road To Jack Back’. Un quarto d’ora prezioso, in cui la superstar francese si racconta senza troppi fronzoli. Dalla passione forte e romantica che anima quasiasi teenager con il sogno della musica (“avevo un solo giradischi e uno stereo e cercavo di mixare i pezzi che uscivano dalla radio con quelli che potevo mettere a tempo sul mio giradischi”, afferma) alle prime serate nei gay club di Parigi fino alle opportunità di suonare allo Space di Ibiza e alla decisione di dedicarsi a produzioni che fossero scritte e pensate per un pubblico più ampio di quello delle discoteche. E poi il successo massiccio che tutti conosciamo e la decisione, qualche tempo fa, di tornare alle origini, tornare ad essere un dj che mette i dischi senza eccessive sovrastrutture. Un nuovo inizio, una nuova era. Una nuova identità. Jack Back.


Il mini documentario vale la pena di essere visto, è bellissimo, conciso
, ha il pregio di non cadere nell’auto-celebrazione esagerata e non è infarcito di testimonianze di amici e comparse famose che ci tengono a ricordare quanto è grande l’artista in questione. No. È Guetta che racconta Guetta, un uomo di 51 anni che non si vergogna di aprire certi cassetti. È un artista che ha sempre amto molto ciò che ha fatto, e che ha compiuto certe scelte in modo molto lucido, pur avendo un background di grande credibilità, come spesso abbiamo ricordato e come si evince anche da certi passaggi: la fiducia del proprietario dello Space, l’amicizia con i Daft Punk (molto stretta e di cui ci svela retroscena gustosi), la frustrazione nel venire a sapere che un disco ‘Homework’ era stato prodotto con una strumentazione amatoriale (come dire, non ci sono scuse, se hai talento ce la fai anche con quattro macchinette in croce). L’intelligenza con cui si è proposto come direttore artisico del Le Queen negli anni ’90, suonando house e invitando guest come David Morales, all’epoca sicuramente il più grande dj sulla scena mondiale, da cui carpiva i segreti e a cui chiedeva consigli.

Volenti o nolenti, fan dell’EDM e della dance più schiettamente pop o integralisti della bandiera underground, a David Guetta va sempre riconosciuta una cosa: è arrivato prima di tutti a concepire e a gestire i vari passaggi della propria carriera in un certo modo. Credeva nelle canzoni da radio quando house e techno erano confinate nei club, e ha giocato un ruolo fondamentale nel portare la dance a un livello di fruizine più ampio che mai. Con lui la figura del dj è diventata quella dell’entertainer, e lo dice lui stesso. Fa piacere vederlo tornare alle origini, vederlo suonare, come abbiamo visto a Miami, su palchi piccoli, esibirsi in dj set in cui la scaletta è dettata, traccia dopo traccia, solo dalla reazione della pista, mettere dischi davvero nuovi e underground (drizzate le orecchie sul nuovo di Fiorius!), e lavarsi la fama che inevitabilmente lo accompagna rinascendo a nuova vita come Jack Back. “A questo punto, non mi interessa più farlo per i soldi” ammette sincero nel video. Se sei un dj di razza, prima o poi la voglia di tornare in consolle a fare quella cosa lì riemerge. L’hanno fatto i Chemical Brothers al Social di Londra, poche settimane fa, davanti a 300 persone, lo fa Jack Back divertendosi e rimettendosi in gioco al Basement di Miami e nei club. È giusto così. Se abbiamo visto i dj diventare superstar, vogliamo anche vederli fare il passo successivo, tornando nel psoto in cui tutto ha avuto inizio.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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