Mercoledì 23 Ottobre 2019
Recensioni

deadmau5, un’orchestra e 15 remix: ecco il nuovo album ‘here’s the drop!’

deadmau5 affida 15 sue tracce precedentemente riarrangiate da un'orchestra ad altrettanti produttori della scuderia mau5trap con il dichiarato compito di riportare alla vita beat e groove

Lo scorso venerdì la discografia di deadmau5 si è arricchita di un nuovo LP. Annunciato senza troppo preavviso e con il solito alone di mistero, ‘here’s the drop!’ ha subito dichiarato un collegamento a doppio filo con l’ultimo esperimento del dj e produttore canadese chiamato ironicamente ‘where’s the drop?’, un album-capolavoro in cui un’orchestra al gran completo ha reinterpretato una dozzina di tracce dal suo back-catalogue.

Chi si aspettava un album di deadmau5 si è però ritrovato tra le mani un album con deadmau5. Semantica? Non proprio. Perché se le tracce presenti in tracklist vengono originariamente dalla mente geniale di Joel Zimmerman (l’album in questione è ‘while(1<2)’) quelle contenute in questo LP sono passate attraverso un doppio passaggio che, secondo alcuni, avrebbe “annacquato” il tocco del canadese: le 15 tracce sono state prima riarrangiate in una versione orchestrale – l’album ‘where’s the drop?‘ di cui sopra – e poi remixate dalla scuderia mau5trap diventando ‘here’s the drop!’. Questo percorso musicale inedito incuriosisce per le oggettive difficoltà che i remixer possono aver trovato nel fornire la propria versione delle tracce, difficoltà che hanno portato a esiti finali imprevisti e cangianti.

 

Questo dichiarato ritorno al groove e alla cassa in quattro – un ritorno alle origini, se vogliamo – stupisce, affascina, rapisce. Traccia dopo traccia si miscelano armonie d’orchestra, elementi originali e stili tanto diversi quanto funzionali al raggiungimento dell’obiettivo. La pubblicazione di questo album, che ufficialmente non presenta nessun intervento diretto di deadmau5, può essere letta come il raggiungimento del proverbiale “massimo risultato con il minimo sforzo”. Comunque la si voglia vedere, il risultato è gradevole: ‘here’s the drop!’ non è solo un riempitivo, un filler che dà tempo a Joel di fare il suo tour con la coscienza discografica a posto. È un esperimento, per la maggior parte ben riuscito, di fusione di stili, sonorità, attitudini, identità. Come deadmau5 osa nella dimensione live, così ha osato – fidandosi del suo team e dei remixer – nel dare in pasto sua musica a terzi. Ci vuole coraggio anche per questo.

Tra i vari artisti che hanno avuto l’onore e l’onere di mettere le proprie mani sul materiale di deadmau5 c’è anche un italiano. Seismal D, all’anagrafe Daniele Vantaggio, ha remixato ‘Avaritia (ov)’ facendola diventare un fumoso viaggio crepuscolare dai connotati nord europei. Abbiamo raggiunto il produttore romano per scoprire qualcosa di più sul suo conto.

 

Qual è il percorso che ti ha portato ad essere un remixer ufficiale di deadmau5? 
Tutto inizia il giorno in cui deadmau5, durante il programma Residency condotto con Pete Tong su BBC Radio, ha diffuso il brano chiamato ‘Fading Out’ prodotto da me insieme al mio amico Frankyeff. Dopo aver percepito interesse nei miei confronti da parte degli A&R di mau5trap ho pubblicato ‘Superior’ nella compilation WAF007 uscita a Dicembre 2017 e altre release. Lo scorso ottobre sono stato a Los Angeles al quartier generale di mau5trap a conoscere i manager e lo staff. In quel momento stava per uscireIn Your Eyes e stavamo parlando della sua promozione. Il discorso si è spostato sulla mia storia musicale e ho raccontato loro della mia formazione accademica presso il Conservatorio di Roma. A quel punto il Label Manager, sorpreso e incuriosito, mi ha chiesto: “wow hai studiato composizione al conservatorio? Ti andrebbe di fare un remix di un brano orchestrale?” Facile immaginare la mia reazione: è stata quasi una paralisi facciale! Con grande sorpresa ed eccitazione ho naturalmente accettato. Probabilmente, se non fossi andato lì a conoscere il team di persona, quest’occasione non si sarebbe presentata.

Come ti sei approcciato a una traccia come questa?
Quando si lavora a un remix c’è sempre una fase iniziale in cui si analizza e organizza il materiale ricevuto. ‘Avaritia’ nella versione orchestrale è maestosa e cinematica, come tutto l’album d’altronde: la prima cosa che ho notato era il fatto che fosse in una tonalità maggiore. Raramente faccio brani in questa tonalità ed è proprio a partire da tale aspetto che ho identificato il primo step creativo, ovvero come adattare quel mondo in continuo crescendo all’anima più scura della techno. Ho deciso di mantenere il basso coerente alla sua armonia e ricavarne il giro, rendendolo più aggressivo grazie alle timbriche del mio synth preferito, il Moog. La seconda cosa – che mi ha fatto sorridere – è che gli stems erano in formato Dolby 7.1 (un formato altamente qualitativo ma strutturalmente molto complesso, ndr). Dopo aver srotolato gli oltre 40 canali, ho deciso di mantenere le parti orchestrali durante le pause non ritmiche, così che potessero respirare e far salire il climax fino al drop. La relazione che cercavo era tra il basso Moog, il piano e la sezione d’archi, costruendo attorno ad essi altri arpeggi e ambienti. Una volta superato l’impatto iniziale e definiti il cammino armonico, la ritmica e gli ambienti, il pezzo è uscito in modo abbastanza naturale.

 

Hai avuto occasione di confrontarti con deadmau5 stesso o il management ha fatto scudo totale e lui è rimasto un’entità astratta e irraggiungibile?
No, non ho avuto il piacere di incontrarlo. La sede operativa di mau5trap è a Los Angeles, mentre deadmau5 vive e ha lo studio in Canada. Ho conosciuto solamente il suo manager, dato che negli stessi uffici di mau5trap c’è anche la sede del suo management Seven20, di cui spero un giorno di far parte. La questione dell’entità irraggiungibile resta quindi molto azzeccata.

Bisogna per forza andare all’estero/appoggiarsi a manager esteri per farsi notare dai player internazionali che contano?
Dal punto di vista delle produzioni, non direi proprio. Mau5trap ha una politica molto onesta: se ascoltano musica interessante investono anche se l’artista in questione è poco o del tutto sconosciuto. deadmau5 seleziona le tracce da inserire nei set o nei podcast e non sta molto a pensare ai manager. Diverso il discorso sul fronte dj. In quel caso la presenza dell’artista nel fulcro dell’attività del management è necessaria per chiari motivi di logistica e continuità del lavoro.  Per generalizzare, avere un manager ha sicuramente i suoi vantaggi e ti mette su un piano leggermente più alto del singolo artista che contatta direttamente gli A&R.

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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