Domenica 25 Agosto 2019
Recensioni

deadmau5 @ Social Music City: immersione musicale totale

Joel Zimmerman è unico e irripetibile, senza mezzi termini. La forza attrattiva che il suo universo riesce a creare è qualcosa di inspiegabile, qualcosa che sprofonda nelle radici inconsce di ogni uomo e che lo fa vibrare mettendolo in comunicazione con la parte  più recondita di sé. Uno sciamano, uno stregone, un visionario intriso di un alone di contemporaneità che fa dei social la sua bambola voodoo e del dancefloor il suo terreno preferito di caccia. Dopo anni di latitanza, l’Italia ha finalmente avuto la fortuna di poterlo ospitare al’interno di Social Music City, Milano. Noi di Dj Mag non potevamo mancare a un appuntamento così ghiotto: ecco com’è andata.

Afa, asfalto rovente e caldo torrido danno il benvenuto al pubblico all’interno della capiente location sovrastata dall’imponente e sonnacchioso main stage. Sguardi curiosi, un’atmosfera frizzante e decine di magliette con l’inimitabile logo del canadese non lasciano però spazio a lamentele meteorologiche. Il solido warm-up – che ha ben figurato all’interno del percorso musicale complessivo della serata facendosi portatore di un mood inizialmente soffice e melanconico per poi virare su sonorità Progressive/Trance e poi Electro – ha spalancato le porte al trentunenne Feed Me. L’inglese, pacato nei movimento ma di buona presenza scenica, si è dimostrato imperioso, tracotante e ruvido grazie a un mix tecnicamente pulito e artisticamente valido grazie al quale ha dato sfogo al suo vasto repertorio a cavallo tra Dubstep, Future Bass, Electro e Complextro. Dopo aver aperto con la classica “High Speed Weekend Survivor”, gli highlights del suo set sono sicuramente state la sua “Wuzzle”, la rotolante “Red Clouds (Serious Thing)” e l’indemoniata “Krush Groove” del sempre valido Wax Motiv. A metà del suo set, i pesanti nuvoloni neri, fino allora rimasti silenziosi, danno sfogo a tutto il loro potenziale riversando sul pubblico ondate di pioggia. Feed Me si dimostra attento e sensibile e, vedendo la folla leggermente intimidita, si incattivisce lanciando un messaggio forte e chiaro: “il maltempo non deve farci paura”. E così è stato. Trascinati dal suo suono gli animi si riaccendono e l’acqua, piano piano, sembra sciamare. Alle 22.10, con alcuni minuti di ritardo sulla time-table ufficiale, l’opening act conclude la sua performance con la tenera “What It Feels Like”. Le luci si abbassano palpitanti. E’ il momento…

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L’impalpabile “Avaritia” ci spalanca improvvisamente le porte del mondo di Mr. Joel Zimmerman che si materializza sul palco indossando l’iconica mau5head: è un boato tremante. Da quel momento in poi, per l’ora e mezza successiva, abbiamo avuto la dimostrazione della potenza creativa di uno dei produttori più eclettici e talentuosi del nostro tempo. Alcuni addetti ai lavori si aspettavano un set – o meglio, una performance, perché lui “non è un Dj!” – molto underground, con derive Techno e oscure maratone sperimentali (come in effetti ha fatto in altre occasioni) ma così non è stato. “Maths”, l’acclamata e attesa “Ghost N Stuff”, la rimbalzante e intimista “My Pet Coelacanth”, l’emozionante remix di Tommy Trash dell’inarrivabile “The Veldt”, la struggente “Raise Your Weapon”, l’ultima pubblicata “Snowcone” – farà parte del suo prossimo album – il terrace mix di un pezzo di storia della musica elettronica come “Strobe” e la conclusiva “I Remeber” tracciano un percorso coerente e pienamente convincente all’interno del repertorio dell’artista. Tutto questo elegantemente amalgamato grazie all’ineguagliabile capacità di mixing permessa dal set up live che, anche in questa occasione, ha saputo sfruttare in maniera elegante e senza strafare, riuscendo ad appagare il nerd più estremo come il neofita più inesperto.

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Uno show, il suo, che ha saputo bilanciarsi magistralmente tra due esigenze, quella di accontentare il folto pubblico e appagare il suo condottiero che, evidentemente, era in un ottimo stato psico-fisico (come dimostra anche il suo inatteso cameo durante il set di Feed Me). La sua voglia di dare e la sua necessità di ricevere erano palpabili e sottolineate da un’interazione tipicamente “deadmausiana” con gesti e movenze impossibili da non riconoscere che immergevano istantaneamente lo spettatore nell’universo del canadese. Questo, unito allo splendido light-design quasi sempre perfettamente sincronizzato con la musica e a un impianto audio fedele (anche se, forse, per buona parte del concerto con una pressione sonora troppo bassa se rapportata alla grandezza della location), ha reso l’esperienza pienamente avvolgente e capace di irretire l’attenzione di chiunque fosse presente sotto il palco.

Immenso deadmau5, serve aggiungere altro?

Foto by: Bruno Gareffa Photos

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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