Domenica 25 Agosto 2019
Festival

Decibel Open Air ha messo Firenze sulla mappa dei festival italiani importanti

20mila spettatori, Armin Van Buuren e Jospeh Capriati protagonisti assoluti, 80% di plastica e alluminio riciclati. La quinta edizione del festival fiorentino è un ottimo successo e Decibel mette la sua bandierina sulla mappa delle realtà italiane di prima grandezza

Foto: Elephant Studio

Avavamo parlato di Decibel Open Air quando era stata annunciata la line up del festival. E poi, insieme agli organizzatori, in una lunga e accattivante intervista in cui erano raccontate luci e ombre del “mestiere dei festival”. Ma ogni discorso è astratto finché non si aprono i cancelli e non si accende l’impianto. Decibel è andato in scena lo scorso weekend, il 22 e 23 giugno, alla Visarno Arena di Firenze. Ed è stato intenso ed entusiasmante.

Foto: Bianca Pizzimenti

Il sabato la vibe è decisamente orientata sulla techno: sul Collabs Stage il beat è elevato e il suono duro fin dal pomeriggio, con Giorgio Gigli, un tesissimo set di Matrixxman e poi con il lungo back 2 back dei Collabs 3000 – Chris Liebing e Speedy J – che in quattro ore hanno modo di far godere i technohead venuti a sentire questo storico incontro tra pesi massimi. Si raggiungono spesso e volentieri i 140 bpm, difficile scendere sotto i 130. Sul DOA Stage (il mainstage), invece, lo spettacolo è d’impatto fin dal colpo d’occhio: una struttura imponente e ampia, che potrebbe serenamente ospitare una band di serie A, e con un allestimento di schermi su diversi livelli che permettono un visual show di alto profilo, soprattutto quando la luce del giorno lascia spazio alle suggestioni della notte. Qui si parte con il “nostro” Stomp Boxx (vincitore di JAGERMUSIC LAB 2018) e poi arrivano Black Coffee (ottimamente posizionato in relazione orario/sound, ma forse unico artista davvero fuori luogo rispetto al resto della line up), Loco Dice (un treno, come sempre), e quindi si fa sul serio: Stephan Bodzin e Joseph Capriati devono allungare i loro set per sopperire all’assenza dei Martinez Brothers, colpiti da un lutto famigliare. E danno il meglio di sè: Bodzin ormai è di diritto tra i migliori performer al mondo, la sua presenza scenica è magnetica e irresistibile, il suo live semplicemente impeccabile, potente, stentoreo. Poi arriva Joseph, ed è palpabile quanto sia amato dal pubblico. I bassi sono esagerati, l’impianto pompa che è un piacere, e tutto il pubblico è riversato sotto il main stage fino alle 23.30, orario di chiusura. E anche sul palco succede il delirio, con scene da divismo pop: ragazzi che tentano di scavalcare per stare in consolle con Joseph, ospiti e braccialetti che spuntano da ogni parte, un lavoro extra per la sicurezza, che deve arginare questo fenomeno, più simpatico che pericoloso, più sociale che altro, perché lo stile e il mood di Capriati sono ormai quelli di una rockstar (forse anche più di quanto lo stesso Joseph si renda conto). Anche il suo set è quello di chi ormai ha cambiato registro ed è lanciato nell’olimpo: alle tracce techno tese e spigolose concede incursioni verso territori più bouncy, verso groove più sensuali, lasciandosi andare a edit e remix con qualche vocal storico, di quelli che fanno impazzire generazioni di ravers, clubbers e tutto il popolo dei festival. Quando parte “back once again for the renegade master!” è un urlo collettivo bellissimo. Chiusura del day 1 perfetta.

Foto: Bianca Pizzimenti

Domenica è un’altra storia. Molto più calda, innanzitutto, perché se il sabato il rischio temporale ha schermato il cielo filtrando un po’ la botta del sole estivo, il day 2 è segnato da una calura tropicale che non ci molla per tutto il giorno. Certo, nulla che possa fermare il festival. Che può godere di due main stage, di fatto, perché se il DOA offre lo stesso maestoso spettacolo del giorno precedente, Elrow si impossessa dell’altro palco e lo trasforma nel suo coloratissimo mondo. Alla cui colonna sonora provvedono Riva Starr (un grande set house, il suo, con una chiusura da applausi firmata Laurent Garnier), Fisher (attesissimo alla sua seconda data italiana dopo quella a Palermo e capace di catalizzare l’attenzione di moltissimo pubblico), e poi Ilario Alicante, che alza il tiro verso un suono chiaramente più techno. Intanto, il DOA vede protagonisti Felix Kröcher (un po’ troppo tirato per un set di apertura), Deborah De Luca, Marco Faraone, e poi Infected Mushroom che si portano la band per il live show. Un cambio palco con qualche piccolo intoppo e si parte: in dieci minuti riconquistano il pubblico e fanno il loro set, si vede che tra gli spettatori c’è una folta fanbase del gruppo, che canta i pezzi, conosce i ritornelli e la scaletta. Il loro concerto spezza due giorni di cassa in quattro ed è il giusto intermezzo che permette di passare con logica dalla techno di Faraone (che ha chiuso su ritmi davvero elevati) e lo show di Armin Van Buuren, perfetta conclusione del festival. Trance, EDM, grandi hit e qualche azzardo su suoni meno scontati. Anche quello di Armin, pur essendo un dj set, è di fatto il concerto di un artista così grande da potersi permettere “la sua cosa”, supportato da numerosi fan venuti apposta per sentirlo e da un visual show eccellente. Se apparentemente la sua presenza poteva essere poco allineata con il feeling del resto della line up, in realtà è stata una scelta azzeccata quella degli organizzatori. Si chiude con i colori di Armin, una festa nella festa.

Foto: Elephant Studio

Tracciando un bilancio, Decibel Open Air è stato un successo. 20mila spettatori non sono noccioline. Considerando che questa era la quinta edizione di DOA, i numeri sono buoni, il festival è in salute e la macchina organizzativa di Decibel Eventi e Nautilus Events ha funzionato nel modo giusto. Vista “dal davanti”, i servizi hanno funzionato, non ci sono state code esagerate ai bar né incidenti o problemi. Vista “da dietro”, è bellissimo quando il formicaio della produzione è animato da sorrisi e facce stanche ma contente e non tese, è il segnale che le cose stanno andando nel verso giusto. Anche i piccoli problemi tecnici sono stati risolti senza drammi: che poi, un palco che perde corrente non è un problema per niente piccolo, ma diventa piccolissimo quando viene risolto con sangue freddo e professionalità, e questo dice tantissimo sul festival e sulle sue figure professionali. Tanto di cappello. Menzione particolare per l’operazione Recycle che, grazie all’aiuto del pubblico, ha consentito di riciclare l’80% dei bicchieri di plastica e delle bottigliette di alluminio utilizzati. Questo sì è un grande successo.

Dunque, Decibel Open Air è promosso? Senza dubbio. Perché è stato divertente, coinvolgente, e ha fatto notare la propria presenza con personalità in un mare magnum di proposte che in tutta Italia sono numerose. E considerando che il margine di crescita per le prossime edizioni è ancora grande. E questa è un’opportunità e un grande augurio.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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