• MARTEDì 04 OTTOBRE 2022
Festival

Decibel Open Air: finalmente, il ritorno. In grande.

Dopo la pausa forzata degli scorsi anni, è stata questa la stagione della ripartenza anche per un festival che entra di diritto tra i big italiani

A cura di Dan Mcsword e Andrea Colombo

Foto: Elephant Studio

Ritorna in grande stile Decibel Open Air con la sua quarta edizione, registrando più di 50mila ingressi, cifra ragguardevole considerando anche la saturazione di eventi di questa “estate della ripresa”, cifra sicuramente raggiunta anche grazie a una line up ampia e variegata, in grado di soddisfare le diverse preferenze. Nuova location per il festival fiorentino che abbandona la Visarno Arena, spostandosi all’interno del Parco delle Cascine.

La prima giornata di Decibel Open Air ha avuto diversi protagonisti, con un’offerta musicale in grado di soddisfare in eguale misura gli appassionati delle due anime del festival, quella house e e quella techno. Come sempre molto divertente e curato nei minimi particolari lo stage di elrow, nel quale si sono alternati i suoi resident quali Toni Varga, Marc Maya e Wade e guest del calibro di Kölsch, dj e producer quest’ultimo perfettamente allineato con il mood della giornata, in grado di alzare il ritmo ogni momento che si rendeva necessario.
Nel main stage, il DOA, non c’è stato un attimo di tregua, con il live di Giorgia Angiuli, il set da mainstage di Fisher, la tech-house di Marco Carola – capace sempre di spiazzare tutti mettendo inni house come ‘Finally’ di Kings Tomorrow – così come non sono venute meno la voglia instancabile di sperimentare di Richie Hawtin e la techno super-energica di Amelie Lens. Il meglio – dal punto di vista strettamente musicale – lo si è visto e sentito nello stage Amphitheatre, dedicato dal Decibel ai live elettronici. Sabato 10 si sono succeduti Overmono, Caribou con la sua band al gran completo e i soprattutto i 2manydjs, capaci some sempre di spaziare musicalmente come pochi altri artisti al mondo sanno fare, compreso il gran finale nella quale si sono succeduti senza soluzione di continuità ‘Blue Monday’ dei New Order e una versione tutta loro di ‘Sarà perché ti amo’ dei Ricchi e Poveri (!!!), autentico momento quest’ultimo che ha coinvolto tutti i presenti in un inno collettivo, eseguito come un coro da stadio dal pubblico italiano e con gli stranieri che cercavano di fare la loro parte. I 2manydjs amano sempre spiazzare chi hanno di fronte, con eleganza ed altrettanta competenza, ed anche questa volta ci sono perfettamente riusciti.

 

Dopo un sabato quasi sold out è la domenica la vera giornata protagonista del festival. I ventidue artisti in cartellone si sono esibiti su tre stage: un punto di forza visto il vasto programma offerto. Il DOA Stage, palco principale dell’evento, ha visto alternarsi i nomi più importanti a livello di fama. Dopo un divertente set dei Solardo, è solo con l’arrivo di Michael Bibi, punta di diamante di Solid Grooves, che ha iniziato a formarsi il mare di persone sotto il DOA, complice anche un caldo non indifferente, che prima aveva portato quasi tutti sotto il tendone che ricopriva il secondo palco, il Terminal V. Dopo Bibi è stato il turno del live di Paul Kalkbrenner, che forse prende troppo sul serio il detto “ti piace vincere facile”, riproponendo praticamente la stessa selezione musicale da anni. A sua difesa, però, bisogna ammettere che non importa quante volte si siano ascoltate le sue hit, bastano le cinque percussioni di ‘Sky And Sand’ o le tre note iniziali di ‘Feed Your Head’ affinché tutti si emozionino e comincino a cantare. E ieri ne è stata l’ennesima riprova. Con il calar del sole il main stage è riuscito a esprimersi al meglio con un impianto di luci e laser degno dei migliori festival, in grado di accompagnare al meglio i set di Peggy Gou e Nina Kraviz. Sul secondo stage, il Terminal V nato dalla collaborazione col festival scozzese, l’atmosfera si è scaldata già nel primo pomeriggio con la dj romana Adiel e l’esibizione dei Pan Pot. È stato poi il turno del live dei 999999999 e dell’energico set di I Hate Models prima della chiusura di Reinier Zonneveld che si conferma una macchina da guerra, con un live condito da bpm altissimi che ricordavano la trance di ormai anni fa. Il terzo stage, l’Amphitheatre, era il più piccolo, ma sicuramente il più suggestivo. In un vero e proprio anfiteatro le migliori esibizioni sono state il dj set di Mace che si conferma uno dei dj/producer più in forma del panorama italiano, e il live di Cosmo. L’artista di Ivrea ha qualcosa in più. In qualsiasi contesto venga inserito, lui è sempre in grado di coinvolgere e fare divertire letteralmente TUTTI.

 

Quindi è stato il festival perfetto? No, assolutamente. Ma al di là di piccoli dettagli come l’eccessiva polvere sollevata dai numerosi presenti che in alcuni momenti era estremamente fastidiosa, al di là delle code per token, cibo e drink tutt’altro che veloci, l’errore grave è stato uno solo. Il Terminal V Stage era stato montato esattamente di fronte al DOA Stage. I due palchi avevano ovviamente un impianto audio differente visto anche il diverso numero di persone che potevano ospitare. Probabilmente la distanza tra i due non era sufficiente o il soundcheck non era stato eseguito scrupolosamente. Ma quando ci si trovava ad ascoltare la musica del secondo stage in realtà si veniva spesso sovrastati da quella del main. L’esempio più lampante è stato a fine serata durante le chiusure di Nina Kraviz (DOA) e Reinier Zonneveld (Terminal V). Abbiamo assistito a più momenti in cui i bassi dell’Acid Queen la facevano da padrone su quelli del dj olandese che in un paio di occasioni pare essersi addirittura lamentato con i tecnici di palco.

C’è comunque da sottolineare che, nonostante questa grossa svista e pochi altri dettagli ai quali sarebbe stato meglio fare più attenzione, il festival si è dimostrato certamente all’altezza delle aspettative, confermandosi come uno degli eventi più quotati della festival season italiana e degno competitor dei maggiori appuntamenti europei. Non è poco, a maggior ragione dopo due anni di stop che hanno seriamente rischiato di mettere in ginocchio qualsiasi organizzazione e con un 2022 traballante nelle tasche dei potenziali clienti e ricchissimo invece di proposte musicali di ogni tipo, dagli eventi one-shot ai boutique festival fino a ogni nuovo format apparso sulla scena. A conferma della validità di Decibel e dell’indubbio appeal che si è conquistato in pochissimo tempo, aun pubblico con un’alta percentuale di presenza internazionale, un pubblico appassionato che aspetta sicuramente con ansia la prossima edizione. E noi con loro.

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