Mercoledì 16 Ottobre 2019
Festival

Decibel Open Air raccontato da chi lo organizza: experience, sostenibilità e stage spettacolari

Dall'idea alla produzione, dai problemi alla cultura fino al benessere del pubblico. I temi caldi che riguardano tutto il settore, in Italia. Daniele Ferrazzano e Andrea Pusceddu, gli organizzatori di Decibel Open Air, raccontano un mondo

Foto: Elephant Studio

Sta arrivando la stagione dei festival e anche dalle nostre parti, ormai, ci difendiamo più che degnamente, nonostante qualche uscita di scena e altri player che stanno riconfigurando la propria posizione nel settore. L’Italia ha un potenziale enorme, soprattutto in estate, e da qualche anno diversi buoni organizzatori hanno iniziato a sfruttarlo nel modo migliore: Kappa FuturFestival, Nameless, Ortigia Sound System, Home, VIVA, Locus, FAT FAT FAT, Jazz:Re:Found (che torna alla formula estiva), Terraforma sono solo alcuni degli esempi virtuosi tra i festival italiani. Senza entrare nel dettaglio di due esperimenti crossover ambiziosi e decisamente interessanti come la crociera Open Sea Republic di Salmo e il Jova Beach Party, che per format e line up somigliano più a dei festival che ad eventi di artisti singoli.
A tutto questo, si aggiunge Decibel Open Air, che riporta sulla mappa un territorio storicamente piuttosto avvezzo al clubbing come Firenze e la Toscana, peraltro teatro di un vero precursore tra gli eventi del nostro Paese come Arezzo Wave. Con una line up di alto livello, che va da Armin van Buuren a Joseph Capriati, dallo stage di Elrow a Black Coffe e alla combo Collabs 3000 (Chris Liebing e Speedy J), Decibel si pone in fascia alta, sia per le numerose presenze previste, sia per la location (l’Ippodromo del Visarno), sia per la portata dell’evento. Per saperne di più, abbiamo raggiunto Daniele Ferrazzano (33 anni) e Andrea Pusceddu (32), gli organizzatori di Decibel Open Air, che ci hanno raccontato molti dettagli sul festival e su come si fa un festival.

Daniele Ferrazzano (a sinistra) e Andrea Pusceddu (a destra)
Foto: Lorenzo Migno

Come nasce e come si sviluppa l’idea di Decibel Open Air?
Decibel è nato cinque anni fa all’anfiteatro di Firenze, a 2 km dall’Ippodromo del Visarno, spazio che attualmente ospita il festival. La voglia era quella di fare qualcosa di bello e significativo in città, perché d’estate è difficile lavorare sul notturno a Firenze, i club della stagione invernale ovviamente chiudono e all’aperto è difficile trovare spazi adeguati. Avevamo quello spazio a disposizione e abbiamo ideato un evento che partiva dal pomeriggio e durava fino a mezzanotte, mettendo insieme un po’ di artisti. Le persone hanno risposto bene a quella prima edizione, che non aveva una visione particolarmente proiettata sul lungo termine né a monte la prospettiva di essere ampliata in un festival. Cosa che invece, poi, è successa: abbiamo sviluppato un evento diurno mezzogiorno-mezzanotte che segue la musica elettronica e si apre diversi stili. Non siamo un evento prettamente techno, ma vario nei generi, anche se improntato sulla presenza dei dj. Due anni fa abbiamo spaziato tra i Chemical Brothers, Gramatik, Noisia, Dub FX… tentiamo di aprirci a più vie.

Quando è cambiata la prospettiva iniziale?
Il primo passo è stato il cambio di location, tenere oltre 2mila persone all’anfiteatro era faticoso e difficilmente gestibile, anche se il posto era suggestivo. L’anno dei Chemical Brothers abbiamo fatto il salto. Abbiamo provato a prendere una direzione come questa, vedendo anche la carenza di festival in Italia, che ci sono ma non sono così numerosi come in altri Paese europei, dove se stai a vedere c’è un festival ogni weekend da maggio a settembre. Un altro fattore positivo per noi è Firenze stessa: è una città molto turistica, ed è una forza questa. Le persone vengono a Decibel e ci attaccano qualche giorno di visita alla città, è prassi, se ci pensi succede anche quando noi si va all’estero. È un ottimo modo di vivere la musica e la cultura attraverso il turismo.

Quindi avete parecchi spettatori stranieri?
Sì. Dall’anno scorso, soprattutto, l’incremento è stato notevole. Almeno 1000-1500 da tutta Europa e non solo. È un un evento globale, la maggior parte degli stranieri arriva dai Paesi limitrofi, come la Slovenia, per dire. Ma anche dal Sud America.

Foto: Elephant Studio

Dicevate che non ci sono molti festival in Italia. Sono d’accordo a metà: sono inferiori rispetto ad altri Paesi ma negli ultimi anni stanno fiorendo. Perché secondo voi non ci sono molti festival?
Bella domanda. Dall’analisi che facciamo ogni volta che ci mettiamo a lavorare su Decibel, ci siamo fatti un’idea, anche se chiaramente non abbiamo risposte certe. Da una parte il pubblico italiano fa culturalmente fatica ad accettare il festival più che l’evento con l’headliner, è un retaggio che arriva da decenni di concerti con la star e i gruppi-spalla più che di festival con diversi protagonisti. Guardando anche noi stessi è così: è vero che il nostro cast l’anno scorso è stato prestigioso, però c’erano appunto due headliner forti che catalizzavano l’interesse. All’estero le persone vogliono viversi il festival per divertirsi, è un giorno di vacanza, si truccano, si preparano, i nomi contano ma c’è la voglia a priori di vivere l’esperienza. Forse in Italia c’è ancora questo bug rispetto al festival vissuto in quanto tale, all’esperienza.

Su questo sono d’accordo ma mi permetto di farvi anche la domanda inversa: in Italia esiste, da parte di chi organizza, la capacità di costruire l’esperienza?
Touché. Come manca la cultura nel pubblico, forse manca anche agli organizzatori, è vero. La preparazione ce l’hanno in pochi, è un’idea di visione ma a livello organizzativo non è semplice. Troppo spesso ci si concentra sulla line up, si fa un palco e poi finisce lì, il resto sembra venire dopo. Ma un festival è molto altro. È un palco degno degli artisti e del pubblico che paga, una scenografia adeguata, è servizi all’altezza, è cibo di qualità, è accoglienza e logistica gestita per no creare le file chilometriche all’ingresso o al bar.

Eppure da fuori sembra facile: oggi sento moltissimi ragazzi dire “vorrei organizzare un festival”. Che avvisi vi sentite di dare a chi vuole fare un festival?
Una delle difficoltà maggiori è quella delle normative, che sono stringenti, in Italia abbiamo le più severe in Europa, e a volte non bastano, come abbiamo visto. Perché l’incidente, l’imprevisto, i fattore anomale è sempre dietro l’angolo. Gli scogli più grossi sono quelli di riuscire a mettere in piedi un evento a norma e senza perdere la bellezza e la leggerezza del festival, che per lo spettatore dev’essere come dicevamo un’esperienza travolgente, indimenticabile, non un incubo o la fila alle poste. Poi si parte da incoscienti, sempre, si sogna, senza sogni grandi e ambiziosi non si può comunicare a progettare imprese così impegnative. Ma strada facendo si sbaglia e si capisce come raddrizzare la rotta. Lo abbiamo visto sulla nostra pelle: per anni abbiamo organizzato tour e piccoli eventi, pensavamo di conoscere il campo da gioco, ma un festival è un altro campionato. Ci vogliono anni di apprendistato, conoscenze e pazienza. E tanto, tanto entusiasmo.

Foto: Elephant Studio

Si parla molto, sempre più spesso e maggiore coscienza, di ecosostenibilità. Come è messo Decibel?
È un aspetto che cerchiamo di riguardare, l’assessore del comune di Firenze ha vietato l’uso di plastica monouso per alcuni eventi di somministrazione temporanea, noi quest’anno non rientriamo nella normativa ma vogliamo già tentare di adeguarci. Ad esempio abbiamo un partner per l’acqua che si chiama WAMI e che fornisce bottiglie riciclabili al 50%; ci saranno delle aree green per il riciclo e vogliamo fare iniziative in merito. E stiamo ragionando con i fornitori per avere solo plastica riciclabile al 100%.

Datemi un consiglio di parte, fatevi lo spot: perché Decibel Open Air è imperdibile? Perché un ragazzo, una ragazza, un gruppo di appassionati dovrebbero scegliere voi quest’estate?
Perché è uno dei palchi più spettacolari che si possano vedere in Italia. Perché è un festival degno dei nomi che portiamo e della fama che ci stiamo costruendo. Uno degli aspetti che vogliamo aggiungere quest’anno è la spettacolarità del palco, dall’anno scorso abbiamo migliorato questo fattore, pian piano si cresce e si cerca di arrivare a un livello di show degno dei grandi festival europei. Quest’anno ci sono due stage e significa avere un’offerta raddoppiata, il nuovo stage tra l’altro è al coperto. Vogliamo arrivare a creare appunto quell’esperienza di cui abbiamo parlato, l’angolo chill out, quello ricreativo e così via. E poi ci sono tanti pesi massimi della scena mondiale. E c’è Elrow, che non si è mai visto in estivo in Italia, e già da sé è uno spettacolo che vale il biglietto!

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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