Giovedì 22 Agosto 2019
Clubbing

Deejay 33

Una bella festa, un pubblico colorato, un locale pieno, la sensazione di una famiglia parecchio allargata. Se devo dirlo in tutta onestà, questa festa per i 33 anni di Radio Deejay mi sembrava, dalle premesse, un po’ sottotono, quasi una cosa alla buona, senza ospiti prestigiosi o particolari assi nella manica (sarà perchè quelli di via Massena ci hanno abituato bene: l’ultima volta al Forum avevano giocato i carichi pesanti dell’entertainment italiano, Fiorello, Gerry Scotti, Jovanotti, tutti peraltro “ex” della radio, e una storica riconciliazione con il padre fondatore Cecchetto). Insomma, l’idea era quella della vecchia guardia che rispolverava i vinili e si metteva al centro della festa, un po’ troppo memorabilia per lo spirito di Deejay. Che, se ci guardiamo attorno, è l’unica radio (insieme a Radio 2, ma la Rai è un’altra storia) che ancora ci prova. Prova a dare una dimensione non soltanto da fatturato, non soltanto ritagliata sui dati d’ascolto, non soltanto format “tappezzeria”. Può piacere o meno, ma è una radio che punta sui personaggi e sulla musica, in un’epoca in cui i ragazzi la musica se la vanno a cercare altrove (web) e i più grandicelli spesso si bevono passivi le solite quattro proposte confezionate senza rischi (il successo di ascolti del recente Sanremo ne è riprova scientifica).
Invece la festa del Fabrique (Deejay 33 il nome “ufficiale”, con relativo hashtag d’ordinanza) è stata divertente, perchè ognuno ha saputo fare la sua parte. Nessuno si aspettava dischi da club ricercato, ma sulle hit c’è stato buon gusto e anche qualche chicca: Savino gioca la carta dell’autoironia con i Tamperer di Farolfi, i suoi mitici anni ’80 e un cameo di Max Pezzali; Aladyn magheggia con i suoi scratch e Nikki rispolvera la chitarra elettrica e un botto di energia; La Pina e Diego assoldano un’intera squadra di breakers; il Trio Medusa si traveste da He-Man. Albertino, come da copione, è su un altro livello, il club è il suo habitat e lui è quello che “rischia” un po’ di più: “King of my castle”, Ultra Natè, Reel 2 Real, David Morales (“In the ghetto”, mitica!), “One more time” dei Daft Punk. Fabio Volo sfoggia sketch e sigle storiche del Volo del Mattino, e soprattutto la vera sorpresa: Benny Benassi direttamente dalla California.
Il pubblico naturalmente è in fiamme.
Solo il rap di Emis Killa ed Ensi sembra attecchire un pochino meno del resto (sarà che l’hip hop rimane, nonostante il grande successo degli ultimi anni, comunque relegato ad un pubblico under 30?).
Nel marasma di ospiti, vip e vippini, amici e parenti, che affollano il backstage, sono riuscito a scambiare due chiacchiere veloci con qualcuno dei personaggi più significativi della radio.

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Linus
Il direttore non è esattamente un party harder, anzi è quello che se ne sta in un angolo a controllare tutto mentre gli altri fanno i protagonisti, e beve una minerale mentre gli altri si fanno il drink di troppo. Negli anni si è ritagliato il personaggio dello Scrooge dickensiano, del Temibile, diventando una sorta di ironico villain hollywoodiano. Sarà che il ruolo di giocatore/allenatore lo mette per forza di cose davanti al dualismo del simpatico in onda e dell’inflessibile in ufficio. Ultimamente, ho l’impressione che abbia invece voglia di divertirsi. Ieri, dopo un approccio da animatore un po’ impacciato, si è messo ai piatti e ha fatto pure la sua figura. Anzi, a essere onesti ha iniziato col botto: JayDee “Plastic dreams” e “Pullover” di Speedy J, un uno-due di classici dance sopra la media dei locali milanesi il venerdì sera, per dire. Ovviamente tutti lo vogliono, tutti lo cercano, così troviamo giusto il tempo per due battute veloci.

Come si pone una radio come Deejay, dal passato e dal presente blasonato, verso un futuro in cui il mezzo, il mercato e il sistema discografico, il rapporto del pubblico con i media stanno cambiando in modo rapido e radicale?
Linus: E’ sempre difficile stare calati nel presente, perchè bisogna dimenticarsi di avere un passato glorioso e lavorare per costruire qualcosa di grande anche ora. Credo che noi ci riusciamo, perchè dopo 33 anni di successi siamo ancora qui, con la voglia di mettere in piedi una festa in grado di mobilitare Milano e tutto il nord Italia. Penso che il segreto sia un misto di umiltà e di ambizione.

Mi dici un pregio che vorresti mantenere e un difetto che vorresti eliminire della Radio Deejay di oggi?
Linus: Vorrei migliorare, in qualcuno di quelli che lavorano con me, il rapporto con il proprio narcisismo, nel senso che dovrebbero alleggerirlo un pochino. Altri, invece, vorrei che recuperassero l’entusiasmo verso la musica, perchè noi siamo nati con la musica, io appartengo alla generazione che si è avvicinata a questo mestiere per la musica. Mentre noto una certa pigrizia di alcuni, qui dentro, verso la musica.

Sei uno che talvolta si prende certe libertà nelle scelte musicali, considerando che il tuo programma è uno di quelli “controllati” al millesimo.
Linus: Sì, anche se sono libertà che mi prendo rensposabilmente. Ma mi piace cercarmi le novità, sono curioso.

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Albertino e La Pina
Incontro Alba e, con il casino nei corridoi, ci appartiamo in un camerino per l’intervista. Il camerino è quello della Pina, e visto che arriva poco dopo, l’intervista diventa a due.

Voi mi date l’idea di due che vanno molto d’accordo fuori onda, anche se avete un modo di intendere la radio e di proporre l’intrattenimento molto diverso tra voi: generalizzando, Alberto è la musica, La Pina è la chiacchiera. Come vedete queste due anime all’interno della radio?
Albertino: Sai, la radio è fatta di persone, è una squadra. E come una squadra di calcio, anche qui ognuno deve avere il suo ruolo e se ciascuno è bravo nel proprio, tutti diventano funzionali e fanno girare bene il gioco. Il palinsesto dipende dai momenti della giornata, loro sono perfetti per il drive time, dove si ha volgia di ascoltare qualocsa di leggero e delle voci che ti facciano compagnia; in altri momenti è meglio ascoltare musica più energica, come nel mio caso.

Certo. Pinocchio, sono sincero, è un programma che ammiro perchè nonostante non rientri proprio nel mio gusto personale, ritengo che sia davvero ottimo, è forte. Ne capisco il successo perchè è fresco, accattivante.
La Pina: Pinocchio funziona soprattutto perchè ci divertiamo tantissimo a farlo. E’ uno show dove, se manca la spontaneità, sei finito. E poi funziona per quello che c’è intorno, Radio Deejay. Io ci sono venuta la prima volta nel ’93 e non me ne sono più andata.
Albertino: sei cresciuta con noi. La Pina è venuta ospite a Venerdì Rappa, il mio primo programma hip hop, ed è rimasta qui.

Due canzoni a testa per rappresentare Radio Deejay stasera.
La Pina: il nuovo pezzo di Ed Sheeran e Technotronic “Pump up the jam”
Albertino: MNEK e Black Box “Everybody Everybody”.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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