• LUNEDì 05 DICEMBRE 2022
Interviste

Den Harrow, un missile più che una meteora

Con un brano un po’ melanconico ma nello stesso tempo estivo, è pronto a ricominciare la sua storia musicale. Con un singolo, un album in autunno e un docufilm per il quale si stanno scomodando in molti

Una pausa musicale di 20 anni. In mezzo, nuove esperienze e rapporti umani che ti cambiano la vita. Anche se ti chiami Den Harrow, o Stefano Zandri come è registrato all’anagrafe, re dell’argentea italo disco diventata dorata italo pop, uomo da milioni di copie tra dischi d’oro e di platino, il domani non cambia. Cadi nei reality ma risorgi nelle playlist. Ogni giorno Den ricomincia a fianco della sua attuale compagna, Daisy. La sua priorità è stare in forma (“faccio boxe, judo, arti marziali”). Ogni giorno è tutto da godere e da ballare, per lui. ’80 voglia di ripartire. Alla faccia della meteora. Den è un razzo.

La colonna sonora nelle ultime settimane non cambia, per questo ballerino, cantante, indossatore, showman irriducibile: è ‘Always’, il suo ultimo singolo. Den per allungare la vita al suo nuovo brano ha ideato un remix contest in cui tutti sono liberi di realizzare delle nuove versioni. Sui suoi social ha postato il link e messo a disposizione la sua voce. L’obiettivo è poter rinforzare e consolidare la pubblicazione che coincide con il suo solenne ritorno sulle scene. Materiale che si rinnova, il concetto del remix, e che è carne da cannone per piattaforme come Spootify, Deezer o TikTok.

 

Il Den Harrow che abbiamo conosciuto attraverso i reality show sembra abbia lasciato il posto a quello degli anni Ottanta tutto furore e microfono, canto e danza, estro e positività. Cosa è successo? Quanto silenzio dal singolo ‘Push Push’.
Non era mai il momento giusto per fare delle nuove canzoni. Fare i reality non mi ha portato a sviluppare una buona immagine di me. Ma qui a Malaga abbiamo rimesso in discussione tutto, negli ultimi mesi. Il tempo è bello. Qui in Spagna si sta bene. In questo ultimo anno sono sempre andato in palestra. Le restrizioni ci sono state ma potevamo andare in spiaggia, con le misure rispettate e le dovute cautele. Malaga è stata la mia salvezza. Dopo anni in cui non facevo musica, ho trovato la mia identità, la mia collocazione. Non sembra, lo so, ma non amo il successo e il dietro le quinte. No amo fare selfie. Non amo fare autografi. Sono tranquillo e Malaga è il posto giusto per stare bene.

A Malaga è iniziata la genesi di ‘Always’, il tuo ultimo lavoro. Come è nata questa esigenza di raccontarsi attraverso un brano?
Ci hanno presentato l’idea. A me e a Daisy, la mia compagna. Abbiamo voluto rispettare i canoni degli anni Ottanta. È stato un lavoro bello, intenso e sviluppato e partito proprio da qui, prima da casa mia e poi in uno studio di registrazione qui vicino; in seguito ho mandato le voci ai produttori di Milano e il master alla casa discografica in Svizzera. Oggi si lavora così. Una curiosità: i ritornelli non mi piacevano più e li ho rifatti usando il microfono dell’iPhone. Speriamo a questo punto che sia il disco dell’estate.

Remix contest, album, serate. Sei in piena attività. Va bene l’esperienza ma come fai a gestire tutto?
Basta essere organizzati. Sull’album proseguiremo i lavori dopo che sarà uscito il videoclip di ‘Always’ e penso che sarà pronto per novembre e pubblicato da una major. Per le serate invece sono fortunato e posso anche… non farle. Mi è stato più volte chiesto di un possibile coinvolgimento di un produttore storico e iconico come Roberto Turatti nei prossimi brani. Lo spero. Roberto lo considero mio fratello maggiore. Gli faccio sentire le cose in anteprima. Faremo sicuramente presto un pezzo insieme.

Per il discorso del remix contest volevi dare a tutti l’occasione di poter reinterpretare il brano?
Sì e farne una personale versione. Così, molti nomi, venti per l’esattezza, sono stati in corso d’opera. Voglio rinnovare la mia gratitudine ai tantissimi produttori e dj che mi hanno deliziato con le loro versioni, ne sono arrivate circa 70. Purtroppo non potrò accontentare tutti per la pubblicazione su vinile mix e cd. Il remix contest pertanto è definitivamente concluso. Ma non è finita, la collaborazione può continuare in vista della preparazione dell’album.

Una bozza dell’interno del cd di ‘Always’

 

Intanto la tua fan base si espande a macchia d’olio. Non ci sono solo sostenitori della vecchia guardia ma anche giovanissimi.
Non ho un seguito dai numeri importantissimi ma è selezionato. Magari con i fan ci chiamiamo al telefono. Ci sono fan che sono diventati amici. Fare il cantante è un lavoro come tutti gli altri e quella che vince è la parte umana. Occorre cuore e rispetto per chiunque.

Hai mai pensato di diversificare le tue attività e andare oltre la sfera dell’intrattenimento? Magari una discesa in politica, dopo comici e personaggi televisivi.
Avevo aperto dei centri di abbronzatura e altre attività in passato e mi è bastato. Con Bianca Film e Rai invece vado oltre l’approfondimento partecipando a un docufilm con Moroder e altri nomi degli anni Ottanta. Si intitola ‘I Love 80’ e sarà un lungometraggio interessante, per il quale ho partecipato alla registrazione. È un’idea di Donatella Botti, produttrice, ed è in lizza al festival di Venezia e a quello di Cannes. La politica odierna non fa per me. Io sono per le persone, per i rapporti umani. I risultati della politica del giorno d’oggi sono davanti agli occhi di tutti. Ci vogliono persone che fanno stare bene le persone.

 

 

Il settore dell’intrattenimento oggi necessita di cosa?
Di serietà, credibilità. In Italia i talent show, rispetto all’estero, hanno rovinato la musica e il mercato. Con l’avvento di tanta musica orribile, come la trap, con testi sessisti, tutto è segnato. Il mio singolo invece ha melodia, dolcezza.

La ripartenza del mondo potrebbe essere legata per te da ‘I Love 80’?
Lo spero. Sono solo un artista e promuovo il brano attraverso gli amici. Non cerco né soldi né gloria. Voglio portare in giro la bandiera degli italiani all’estero e il docufilm è il mezzo ideale. Mi piace il mondo della musica dance, sono legato molto ai dj del passato come Jellybean Benitez, Cerrone, Moroder. Non sono uno che ascolta tanta musica. Cosa strana, ‘Always’ è nato senza influenze esterne.

A proposito di legami e partecipazioni, cos’è successo a Den Harrow prima di Sanremo 2021?
Ero pronto a partecipare come Stefano Zandri con un pezzo ovviamente in italiano ma qualcosa si è messo di mezzo. Ho ora pronti 10 pezzi in italiano che possono diventare un album dalla sera alla mattina.

 

 

Sei ormai un personaggio a tutto tondo. Dischi, docufilm. In passato hai scritto anche un libro. A quando una nuova fatica editoriale?
Spero presto. Ho scritto ‘Nani, il bimbo da sei milioni di dollari’ anni fa. Dicono che sia una delle biografie più coinvolgenti pubblicate sino a oggi tra quelle degli artisti musicali. La promozione non andò bene. Lo rifaremo uscire.

Cosa rispondi a chi ti associa alla italo disco e cosa pensi del genere odierno e attualizzato?
La italo disco è una cosa che sento meno mia, rispetto la dance internazionale. La mia è stata musica internazionale. Quella odierna, di dance italiana e di italo disco, è basilare e destinata al massimo a 500 individui appassionati. Il mio ultimo brano, è vero, ha suoni che richiamano gli anni Ottanta ma ha una struttura contemporanea. Italo disco è quasi una definizione dispregiativa di quello che io ho fatto in passato.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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