photo credits: Botanica Festival
Lo scorso weekend Sanremo ha ospitato l’edizione 2026 di Botanica Festival, appuntamento che continua a ritagliarsi sempre più spazio all’interno del panorama dei boutique festival italiani. L’edizione 2026 si è svolta tra il 31 maggio e il 1 giugno, scegliendo come cuore dell’esperienza Villa Ormond, una delle location più suggestive della riviera ligure.
Villa Ormond si è infatti rivelata il contesto ideale per un festival che punta più sull’immersione e sull’atmosfera che sull’impatto spettacolare tipico dei grandi eventi contemporanei. Una volta attraversato l’ingresso, la sensazione è quella di entrare in una dimensione separata rispetto alla vita esterna di Sanremo: palme, vegetazione subtropicale, architetture storiche e percorsi nascosti che contribuiscono a creare un ambiente estremamente intimo e quasi sospeso, perfetto per vivere la musica lontano dalla frenesia urbana e dalla sovrastimolazione tipica della stagione turistica.
“Una volta attraversato l’ingresso, la sensazione è quella di entrare in una dimensione separata rispetto alla vita esterna di Sanremo”.
Musicalmente Botanica ha mostrato una direzione curatoriale molto precisa, costruendo una line-up capace di alternare groove, ricerca e sensibilità club senza mai cadere nella prevedibilità. Tra i momenti più convincenti del weekend va sicuramente segnalato il set di Audrey Danza, protagonista di una performance senza compromessi valorizzata ulteriormente dall’eccellente impianto Funktion-One. Un set intenso, fisico e perfettamente coerente con il contesto immersivo creato dal festival. Degno di nota anche il live di Sansibar, capace di costruire un’atmosfera ipnotica e stratificata che ha rappresentato uno dei momenti più evocativi del tramonto.
Botanica sembra infatti funzionare particolarmente bene quando lascia spazio a performance in grado di dialogare con l’ambiente circostante, trasformando il contesto naturale della villa in parte integrante dell’esperienza sonora. Tra le altre menzioni d’onore spicca il set di James Falco, costruito attraverso una progressione estremamente intelligente partita da riferimenti old school italiani per poi evolversi gradualmente verso territori più intensi e contemporanei. Una traiettoria narrativa che si è legata perfettamente al groove degli Eternal Love e alla chiusura più incalzante firmata Colectivo Miramar.
Botanica conferma come il formato boutique festival continui a rappresentare una delle direzioni più interessanti della club culture contemporanea italiana. In un panorama spesso dominato da line-up sovraffollate e festival sempre più orientati alla dimensione social, eventi come Botanica riescono ancora a valorizzare il rapporto tra spazio, ascolto e comunità.
La sensazione è che il festival abbia trovato un’identità precisa proprio nella capacità di costruire un’esperienza raccolta, estetica e profondamente immersiva. E in questo senso Villa Ormond si conferma una location quasi perfetta: un luogo sufficientemente potente dal punto di vista visivo da non aver bisogno di sovrastrutture spettacolari, capace di creare naturalmente quella distanza dal mondo esterno che oggi molti festival sembrano rincorrere artificialmente. Botanica, invece, sembra averla trovata in modo spontaneo.
12.06.2026




