Mercoledì 20 Novembre 2019
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La gente ama ‘Despacito’ e ‘Last Christmas’, fatevene una ragione. E sì, si possono suonare ai festival.

Due video hanno fatto discutere nel weekend. Vi spieghiamo perché suonare 'Despacito' al Tomorrowland non è un peccato mortale

 

La musica è meravigliosa per molte ragioni. Una, fondamentale, è quella di unire le persone, fondere insieme i cuori e gli animi, anche e soprattutto di chi ha vite e storie molto diverse tra loro. Poi, a un altro livello, c’è chi si arroga il diritto di giudicare sempre e comunque, di innalzare barriere, di stabilire a prescindere che un successone mondiale è per forza “musica da scemi”, “un disastro culturale”, “il degrado” e così via. Il bello è che sono giudizi sputati con sprezzo proprio da chi si ritiene “intenditore” e quindi, al netto dell’insindacabile gusto personale, dall’alto della propria sapienza, dovrebbe riconoscere proprio il valore universale che un brano di successo ha, e che ricopre in certi contesti. Nel weekend sono successi due episodi simili, chiaramente in contesti e con intenti differenti, ma uniti dalla stessa mentalità.

Al Tomorrowland il nostro Angemi ha suonato un suo remix di ‘Despacito’ di Luis Fonsi, hit mondiale del 2017, senza rivali, e da mesi ovvio feticcio e bersaglio preferito di chi vuole dimostrare che la brutta musica vince, che è ignobile che i gusti dell’ascoltatore medio siano così bassi e via dicendo, con il solito campionario di argomentazioni più o meno futili. I commenti più stupidi sono quelli che ci ricordano come “noi italiani dobbiamo sempre farci riconoscere”, come se suonare ‘Despacito’ sul mainstage di un festival da 180mila persone sia una nota di demerito. E soprattutto come se il pubblico e il dj cafone siano escluviamente italiani, quando stiamo parlando di un successo mondiale da miliardi di ascolti.

 

 

Al Farr Festival, nella foresta dell’Hertfordshire, in Inghilterra, Young Marco ha chiuso il suo set con ‘Last Christmas’ degli Wham!, sottolineando il suo intento ccon un post su Facebook. Lo potete leggere tutto qui sotto. Riassumendo, è un po’ una presa in giro dell’atteggiamento hipster e integralista di chi va ai festival per fare le pulci al dj. Infatti Marco puntualizza che la gente va ai festival per divertirsi, e in questo gioco non ci sono regole, incluso suonare una canzone natalizia a metà luglio, invitando invece i vari geek e scimmiati a masturbarsi davanti a Discogs.

Altro contesto, altra storia, altro dj, altro pubblico, altra attitudine. Eppure c’è un filo rosso che accomuna i due fatti. Qual è?

 

 

È la voglia di far divertire le persone. Di farle ballare e stare bene. In una foresta come davanti al più colorato e pacchiano mainstage del mondo. Ricordiamoci sempre, tutti, una cosa: il dj deve far divertire le persone. E questo può succedere attraverso un set di sei ore di oscure sperimentazioni noise come con una hit internazional-popolare latineggiante. Per carità, sono stufo del discorso “se non ti piace sei un hater” e dei numeri sbattuti in faccia omce unica verità. È sacrosanto e giusto criticare e discutere. Non siamo obbligati a farci piacere ‘Despacito’ perchè ha quasi 3 miliardi di views su YouTube, ci mancherebbe. Ma anche essere sempre “contro” a prescindere, e fare i sofisticati per partito preso non è una buon modo di vedere le cose. Poteva esserlo anni fa, ve la appoggio. Quando la club culture era “anti” per sua natura. Oggi le cose sono molto più sfumate, viviamo in un’epoca dove mainstream, underground, novità, tutto è intrecciato, e dove i confini sono davvero liquidi. Prendete il set di Armin Van Buuren, sempre da Tomorrowland dello scorso weekend. Non è così dissimile da un set trance evoluto e intelligente che avremmo potuto sentire anche dieci o quindici anni fa. Un grande set, robusto, impeccabile, magistrale. Eppure ci suona sicuramente meno orginale e d’impatto di un tempo, perchè siamo abituati a considerare mainstream un genere (e un dj) che u tempo rappresentavano una musica e uno stile nuovi. È il bello dell’evoluzione nella musica. 

Allora vale tutto? Per quanto mi riguarda, il credo e la regola del dj dev’essere la famosa frase di John Peel: “il dj deve dare alla gente ciò che ancora non sa di volere”. Ma proprio per questo, vale tutto. I dj oggi dovrebbero essere più coraggiosi, ma anche mettere ‘Last Christmas’ è un atto di coraggio. Quindi, nonostante il vostro severissimo giudizio su ogni pezzo di ogni dj set che ascoltate comodamente da casa, fatevene una ragione: alla gente piace la deephpuse, piace la future bass, e piace anche ‘Despacito’.

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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