Sabato 19 Ottobre 2019
Festival

DGTL 2016, un successo sorprendente

 

 

Venerdì 12 agosto si sono riaperte le porte di DGTL festival, evento olandese che per il secondo anno consecutivo è sbarcato a Barcellona per la sua versione estiva. Anche questa volta c’eravamo: abbiamo ascoltato moltissima buona musica e osservato la crescita di un festival che si è imposto con successo grazie ai tantissimi nomi presenti nella line up, in una città che per tradizione è un punto di riferimento del clubbing internazionale.
Ecco com’è andata:

 

 

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DGTL festival day 1
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Arriviamo al Parc del Forum verso le 20.00, consapevoli che in questa edizione il tempo non avrebbe rotto le uova nel paniere, permettendoci di godere appieno della musica e della stupenda cornice scelta per l’evento.
Il primo artista che vediamo è Gui Boratto, che con il suo live ormai collaudato ci ha accompagnato verso il tramonto. La prima mezz’ora scorre senza intoppi, la collinetta dello stage Audio si riempie di persone che reagiscono positivamente allo stile del brasiliano, specie sulle note di “Beautiful Life”. Dopo di lui è il turno di KiNK: il suo live è pazzesco, le sonorità oscillano tra quelle tipiche della house più classica e altre decisamente più techno. Il risultato è una simbiosi perfetta, che ha fatto saltare i presenti per tutta la durata del live. Uno spettacolo incredibile. Tocca poi a due degli artisti più attesi della prima giornata di DGTL, Joseph Capriati e Jamie Jones. Già dalle primissime tracce i due fanno sul serio, alternando tech-house e deep-house a dischi più vicini alla tradizionale scuola partenopea. Un back-to-back che funziona. Decidiamo di lasciare per qualche tempo Jones e Capriati per ascoltare la chiusura di Dixon. Spostandoci, passiamo di fronte allo scenario che ospitava Oscar Mulero: lo spagnolo spadroneggia con una techno autentica e viscerale.
Arriviamo al DGTL stage dove incontriamo un Dixon in pienissima forma. Anche lui sceglie la linea dura, alternando una bomba dopo l’altra, cosa che difficilmente ci saremmo aspettati essendo abituati a sentirlo più sofisticato e melodico.
La chiusura di Jamie Jones e Capriati invece è tutta all’insegna della tech-house, con ripartenze veloci e ritmi incalzanti che rispecchiano pienamente il mood che i due propongono alle serate Paradise di Jones al DC10 di Ibiza.

 

 

 

DGTL festival day 2.

Il secondo giorno di festival inizia per noi con il set di Tama Sumo. La regina del Panorama Bar spazia tra suoni funky e house, proponendo dei dischi perfetti per iniziare al meglio la giornata. Il palco con visuale sul mare e il sole catalano fanno il resto.
Dopo di lei, ci spostiamo ad ascoltare un Robert Hood che non ha deluso: due ore di techno fine, unita a dei passaggi vocali che richiamavano al periodo d’oro dell’house americana. Il suo è stato un grande set, senza pause, dove i vecchi e i nuovi successi si sono alternati in un continuum di applausi. La ciliegina sulla torta è stata (ovviamente) ‘Never Grow Old’, che ha fatto letteralmente impazzire i presenti.
La vera sorpresa del festival però sono stati Rødhåd ed Âme: i due hanno realizzato una performance incredibile, per noi la migliore del DGTL. Non ci saremmo mai aspettati una techno così: cupa, energica, aggressiva. Pensavamo piuttosto di sentire un back-to-back che si muovesse tra le atmosfere scure di Rødhåd ed il sound più equilibrato di Âme. Ma ci sbagliavamo e siamo rimasti senza senza parole. Due ore e mezza di techno tedesca nuda e cruda, di suoni potenti, complessi, decisi e pieni di carattere.
Dopo di loro, ci affidiamo a Ben Klock per la chiusura del sabato. Una garanzia. Ben legge perfettamente la situazione, riprendendo nelle prime tracce la linea del suo predecessore, Marcel Dettmann, più grezzo e minimale, per virare poi verso una techno dai suoni più ampi e coinvolgenti, che hanno accompagnato i presenti fino alla fine del festival.

 

 

 

Il DGTL quest’anno ci ha dato conferme in positivo. Un festival maturo, che arriva da anni di miglioramenti in terra olandese. Un festival che oltre alla musica ha offerto una coreografia industriale in grado di valorizzare al meglio la zona del Parc del Forum.
Inoltre le installazioni artistiche, il riciclaggio ed il cibo vegetariano uniti ad una line up costruita per proporre il meglio della scena underground internazionale, hanno fatto del festival un appuntamento imperdibile per gli appassionati accorsi da tutta Europa. Un successo sorprendente, difficile da immaginare già alla seconda edizione, soprattutto in una città dove Sónar e Primavera Sound la fanno da padroni per blasone, risorse economiche, varietà del cartellone e soprattutto nell’immaginario collettivo del pubblico.

 

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