Domenica 15 Dicembre 2019
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Diplo risponde ai critici sull’appropriazione culturale

 

 

“Nessuno ha detto ai Clash che stavano compiendo un’appropriazione culturale quando hanno fatto ‘Rock The Casbah'”. Così Diplo risponde alle critiche che lo vogliono protagonista di quest’ennesima polemica. Lo ha dichiarato alla rivista inglese NME in un’anticipazione dell’intervista che uscirà oggi sul loro sito.

Che cos’è l’appropriazione culturale? E’ un concetto figlio della nostra epoca, anche se risale già al passato. Ma oggi, con la globalizzazione non solo economica, ma anche di usi e costumi, e con il meticciato culturale che si è venuto a creare in buona parte del pianeta, capita spesso di sentire questo termine. Appropriazione culturale. Che suona proprio male, ricorda l’appropriazione indebita dei reati da TG. In pratica, è quando qualcuno fa proprie delle abitudini culturali che non gli appartengono, millantando confidenza con qualcosa che non deriva dal suo bagaglio culturale e spacciandolo come proprio. In questo senso, gli haters di Major Lazer accusano Diplo di essersi appropriato prima di elementi della musica caraibica spacciando il suo americanissimo progetto per un melting pot centroamericano; e poi di aver rubacchiato dalla cultura indiana – nella fattispecie da Bollywood e dal suo immaginario – per il video di ‘Lean On’ dell’anno scorso.

 

 

 

 

Peccato che due terzi dei Major Lazer arrivino proprio dai Caraibi: Jillionaire è di Trinidad e Tobago, Walshy Fire è nato a Kingston in Jamaica. Non bastasse questo, Diplo è da sempre un grande scopritore di musiche e suoni “altri”: un importante clash culturale era proprio nella prima produzione che l’ha messo sulla mappa dei nomi interessanti da seguire, con ‘Arular’ di M.I.A. nel lontano 2005. E con Mad Decent si è dedicato per anni a spingere il baile funk delle favelas brasiliane, rivelandolo al mondo, e del kuduro angolano. Insieme a personaggi come Daniel Haaksman di Man Recordings, come i primi Crookers, come Switch, ha sempre pescato nel calderone musicale mondiale per prendere artisti e sample misconosciuti e ricontestualizzarli dando loro nuova importanza per chi ignorava tutti questi mondi sonori. Il progetto Major Lazer era nato insieme a Switch proprio con un album registrato in Jamaica con l’intento di sposare la produzione elettronica anglosassone e il ricchissimo sottobosco musicale dell’isola. Se poi vogliamo chiamare questo atteggiamento “appropriazione culturale”, ok, ma mi sembra molto ingiusto e un po’ miope.

 

 

 

 

Diplo non fa il lavoro di Awesome Tapes From Africa, che come un ricercatore certosino pesca il materiale africano e lo ripropone pari pari; la sua è sempre stata una ricerca sicuramente furba ma molto intelligente e fresca, orientata a ricontestualizzare elementi di certe grammatiche musicali su un impianto che si è fatto via via più pop. E non ci vedo nulla di male, semmai ci vedo lo spirito del nostro tempo, in cui il rap italiano viene fatto in arabo da Ghali e in cui la nazionale tedesca di calcio ha tra i suoi campioni Jérome Boateng.

 

 

 

 

La polemica sul video di ‘Lean On’ è semplicemente ridicola, a questo punto accusiamo, come dice Diplo, I Clash per il video ‘Rock The Casbah’ e Fabri Fibra che ne ha fatto una specie di parodia in ‘Vip in trip’. Accusiamo Salgari per le avventure di Sandokan in Malesia, e Hugo Pratt che ha portato il suo Corto Maltese a vivere le sue avventure in Brasile, in Guyana, in Cina, a Venezia e a Buenos Aires.
Il mondo è bello perchè è vario, dice il proverbio, enonostant e qualcuno piacerebbe fosse a compartimenti stagni, abbiamo l’immensa fortuna di vivere in un’epoca in cui tanti confini cadono. Non diamo una mano a chi vuole tenerli su, questi confini.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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