Martedì 29 Settembre 2020
Interviste

“Se vuoi maturare, devi rischiare di perdere dei fan”. I Disclosure raccontano il nuovo album

Una lunga gestazione, una ricerca underground, le collaborazioni e il rifiuto delle formule pop. Howard e Guy Lawrence ci parlano del loro nuovo lavoro 'Energy'

Foto: Hollie Fernando

Dopo l’uscita a febbraio di quest’anno dell’EP ‘Ecstasy’, i Disclosure pubblicano il loro nuovo album, ‘Energy’, su Island, anticipato dal singolo omonimo e da tracce come ‘Douha (Mali Mali)’ e presentato attraverso l’iniziativa Cercle il mese scorso. La collaborazione di vari cantanti e rapper sposta l’attenzione su una dance più colta, spregiudicata, quasi sperimentale e sicuramente trasversale. Mick Jenkins, Channel Tres, Aminé e Slowthai si affiancano a rapper famosi come Common e il mix multietnico è servito.

Meno esplicito del previsto, il progetto dei fratelli Guy e Howard Lawrence si concentra su un groove molto UK Garage e dirty, quello cresciuto un po’ a Reigate, nel Surrey, e quello che ricorda a tratti la scena di Brixton e dei primissimi e festanti Basement Jaxx. La partecipazione di Kelis e Fatoumata Diawara (con cui la coppia inglese ha già collaborato in passato), del cantante camerunese Blick Bassy e del team Kehlani & Syd sono la definitiva personalizzazione di un marchio di fabbrica che l’intero comparto del clubbing reclama.

Il tandem di produzione torna con un proclama che quasi ha il sapore di claim pubblicitario. “Look! Where your focus goes, your energy flows. Are you hearing me?”, una frase riportata nei comunicati stampa e in tutta la loro odierna propaganda e che in sintesi suona tipo “attenzione a quello che fai e non sprecare energie per niente”. Segno tangibile che la coppia, da suo debutto di dieci anni fa, non solo è maturata da punto di vista musicale e creativo ma anche umano e personale, tanto da permettersi raccomandazioni al pubblico.

 

 

Ascoltando ‘Energy’ si percepisce un respiro e un apporccio differente rispetto ai vostri lavori precedenti. Che album è questo?
Quest’album è per noi puramente undeground, è un mix con un concetto solo di partenza pop; poi prende un sapore che non abbiamo testato a tavolino. Non abbiamo cercato dei featuring classici per portare valore al progetto, abbiamo invece pensato a collaboratori che potessero aprirci le testa e pronti a intraprendere insieme nuove strade sonore personali. La crescita deve avvenire per tutti.

Si avverte anche un rimpasto tra suoni del passato e del presente.
Facciamo tanto sound design e i suoni già pronti delle librerie li usiamo poco. In ‘Energy’ abbiamo usato molto il Juno-106 della Roland. Il blocco dei festival ci penalizza in fatto di ricerca, invece: molti non si accorgono che mentre uno gira per il mondo impara e ascolta cose nuove, stessa cosa quando frequenti quei mega show in cui ci sono diversi stage in cui davvero spesso ti vengono fantastiche ispirazioni. Noi lavoriamo di fino: abbiamo uno studio piccolo, in cui finalizziamo il lavoro in modo casereccio e artigianale, nei grandi studi andiamo a registrare le voci e magari qualche strumento tradizionale. Infine, facciamo un salto a Londra per il mastering.

 

Il frenetico processo di scrittura di tutti i gruppi del mondo vi ha contagiati?
No. L’atmosfera di questo disco è stata condizionata dal ritmo vitale che risiede in noi. Non subiamo né avvertiamo pressioni. Per arrivare ad ‘Energy’ ci siamo presi il nostro tempo. L’album è stato scritto, registrato e finito l’anno scorso. Siamo arrivati a contare sino a 200 canzoni nel nostro hard disk e da lì abbiamo iniziato una lenta e attenta selezione. Sicuramente il tempo di gestazione dei nostri primi due album, e tutti i seguenti EP e i singoli, è stato più breve; non diremmo però che sono stati scritti in fretta. Semplicmeente, ‘Energy’ ha avuto un processo creativo e compositivo diverso, più dilatato nel tempo.

Ci sarà una buona fetta di fan base che resterà smarrita davanti a certe tracce. Questa possibilità vi spaventa?
I nostri artisti preferiti raramente fanno le stesse cose due volte, perché si evolvono spingendosi sempre avanti con una certa sperimentazione. Si chiama crescita, evoluzione. Se vuoi maturare, devi rischiare di perdere dei fan durante per strada. Siamo artisti, così funziona. Se fai le cose per te stesso o per l’opinione di altri, non funzionerà mai. Quando ci si alza la mattina bisogna solo connettersi onestamente col mondo. Dovremmo celebrare meglio e spesso queste sinergie: la musica è una lingua meravigliosa. E tutti possiamo parlarla.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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