• VENERDì 30 SETTEMBRE 2022
Costume e Società

Niente foto, niente video: si balla

I club in cui è proibito fotografare e filmare sono sempre di più. Eccone alcuni tra i più leggendari

Le discoteche hanno ormai riaperto e ci stiamo accorgendo che molte abitudini stanno cambiando in modo evidente. Le mascherine sono tornate negli armadi e in alcuni club gli smartphone stanno tornando pian piano nelle tasche, come a prendere le distanza dai momenti da vivere in presenza. La nuova tendenza, in molti locali, per scelta dei frequentatori e su raccomandazione dei gestori, è quella di contenere l’uso delle fotocamere.

 

L’attività del pensare ai live streaming, delle foto dell’evento, dei selfie con i protagonisti dei live show video è una pratica che tiene sempre, si tratta della testimonianza pubblica di partecipare a un appuntamento unico tanto da essere immortalato, diffuso, condiviso, commentato, discusso. Tuttavia, qualcosa sta cambiando nel settore dell’intrattenimento. Esistono dei luoghi deputati al ballo in cui in modo esplicito è vietato filmare e fotografare. Pena: l’espulsione.

Il numero è crescente. Il concetto di divieto di scattare foto sulla pista non è nuovo, soprattutto in Germania e nell’ex blocco sovietico. Al Berghain di Berlino la politica di non scattare foto è nota quasi quanto il club stesso e gli adesivi applicati sui telefoni di ogni ospite a monito prima dell’ingresso nel tempio di Kreuzberg sono l‘evidente messaggio di voler inibire l’uso dell’oggetto al pubblico. È una scelta legata alla privacy o alla esclusività, questa presa dalla proprietà? Non si sa.

Il Berghain di Berlino

Spostiamoci nel Regno Unito. Anche al fabric di Londra video e fotografie nelle varie sale sono proibiti. Cameron Leslie, co-fondatore dell’istituzione cittadina, ha sempre sostenuto che si può essere sociali sul posto senza per forza rivolgersi ai social network. Come dire: vuoi vedere gente che si diverte? Bene, vieni sul posto.

Il fabric di Londra

Altro locale, sempre nella capitale inglese, è il Fold, che ha adottato la politica di divieto di fotografare e filmare sin dal giorno della sua apertura che risale all’agosto del 2018. Situato nella zona gentrificata dell’East Side, anche il Fold appone un adesivo sugli smartphone. Il suo fondatore, Seb Glover, dice che bisogna facilitare la connessione tra persone senza ricorrere alla tecnologia.

Il Fold di Londra

A Nottingham, quelli del Movement Music, organizzatori di svariate feste nei club e festival nell’area del Midlands, pongono ancora diverse restrizioni in merito all’uso del cellulare. Prima del lancio della loro nuova serata, la Loft Sessions, quelli dello staff hanno ricordato di voler vietare i telefoni per tenere segreti i nomi di alcuni headliner. Strategie (…).

Una festa organizzata a Nottingham dallo staff Movement Music

Con una piccola capacità di 270 posti, il Rost di Glasgow è un locale davvero di dimensioni contenute e raggiunge la sua capienza massima con facilità. Aperto a marzo del 2019 con l’obiettivo di creare uno spazio simile ai discobar berlinesi, il Rost, attraverso le parole del suo direttore, Paul Sweeney, chiede solo di pensare a godersi le serate durante le quali riecheggia il sound di artisti come AISHA, Nightwave, Oceanic e KLEFT.

Il Rost di Glasgow

Ha fatto parecchio parlare di sé in questi ultimi anni, per la qualità dei dj e della musica e anche per il suo significato sociale e politico, e ovviamente non si può non prendere in considerazione il Bassiani di Tbilisi, in Georgia, quando parliamo di “no pics clubs”. La discoteca georgiana è da tempo un baluardo per i diritti civili e per la comunità LGBTQAI+  in un Paese alquanto conservatore.

Il Bassiani di Tbilisi

Chiuso ovviamente per ora lo spazio polifunzionale club Arsenal XXII di Kiev, ex fabbrica a scopi militari che fino allo scorso mese di febbraio aveva adottato una politica legata al divieto di scattare foto. La scena dei club ucraini, in modo simile a quelli georgiani, sostiene una linea controculturale e sostiene eventi e rave da anni.

L’Arsenal XXII di Kiev

Dall’altra parte dell’Oceano ha chiuso definitivamente il Brooklyn Output di New York. Aveva aperto nel 2013 sostenendo la politica ‘niente foto’ ma a causa della pandemia ha dovuto tirare giù per sempre le serrande.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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