Giovedì 01 Ottobre 2020
Costume e Società

DISCOVID: la nuova febbre del sabato sera

Domenica 16 agosto 2020 il governo ha deciso di chiudere tutte le discoteche italiane. Inevitabile e discutibile.

Vorrei dire tante cose ma non so da dove cominciare, recita uno degli incipit più famosi del pop contemporaneo. Facciamo così, iniziamo dalla fine. Domenica 16 agosto 2020 il governo ha deciso di chiudere tutte le discoteche italiane. Inevitabile. Dopo un mese abbondante di piena attività e secondo quanto stabilito e concordato nelle varie regioni in autonomia, si è venuto a creare intorno a queste strutture un clima di tensione e odio sociale tale da far precipitare le cose in pochi giorni. Da sempre il settore è un bersaglio fin troppo facile, un capro espiatorio comodo per accontentare morale e ipocrisia paesana. Non posso negare che le discoteche abbiano delle colpe. Di fronte ad alcuni video, una qualsiasi arringa difensiva sarebbe vittima di ardue sentenze e pubblica gogna, come effettivamente è stato. I modi con cui sono stati trattati i luoghi di intrattenimento danzante sono stati stati però biechi, violenti e unilaterali. Occorre chiedersi, una volta per tutte, come mai il mondo della notte faccia questo effetto.

Sono stato ammassato in ristoranti e bar dove sono stato servito da camerieri con la mascherina sul mento. Ho frequentato spiagge dove vari nuclei familiari e non si sono mescolati senza ritegno, improvvisando picnic d’altri tempi. Sono stato in negozi e supermercati dove l’assembramento è stato inevitabile. Le polemiche riguardo la mobilità su aerei e treni, hanno riempito la cronaca e i social. E i mercati? Quasi sempre non mi sono state chieste le generalità e neppure mi hanno misurato la febbre, anche laddove doveva essere strettamente obbligatorio. “Non occorre, non ti preoccupare”. Una cosa è certa. C’è stata molta confusione fin da principio. Citando l’ottimo Renè Ferretti, le cose sono state organizzate alla “cazzo di cane”. Le regole con cui sono state fatte riaprire le discoteche erano evidentemente impraticabili. Ed è qui che il sindacato avrebbe dovuto rimanere fermo sulle proprie posizioni, non accettando tali condizioni, facendo valere le proprie ragioni e richiamando l’attenzione del Palazzo. Sarebbe stata la giusta occasione per farsi ascoltare come mai accaduto primaSostengo fermamente che le discoteche dovevano essere economicamente sostenute per rimanere chiuse, così come avviene nella virtuosa Germania notturna. A tal proposito, per dovere di cronaca, va detto che durante il vertice di governo che ha portato alla chiusura dei locali, il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli ha comunque parlato di un sostegno economico alle attività che avranno delle perdite fin dal dl Agosto.Una presa di posizione netta, una luce in fondo al tunnel.

È arrivato il tempo di mettersi l’animo in pace attraverso una dolorosa ma onesta presa di coscienza: il nostro adorato mondo non è compatibile con la delicata situazione sanitaria attuale. Nonostante i numeri dell’ultimo mese, quello incriminato, abbiano fatto ben sperare quindi rilassare gli animi, comprendo una certa preoccupazione, che se supportata da dati certi, informazioni e comunicazioni univoche e trasparenti e una maggiore organizzazione generale, avrebbero sicuramente un effetto differente su chi ne subisce le conseguenze. Siamo pervasi da una preoccupazione che andrebbe gestita in maniera diversa. Se da una parte è assolutamente ingiusto e fazioso indicare le discoteche come unici centri nevralgici della diffusione del virus, è altrettanto ovvio che le discoteche, per natura, basando il loro successo sull’assembramento, cadono facilmente vittima del processo. Una festa ben riuscita è una festa piena di gente che, insieme, celebra vita e musica. Un concetto che cozza clamorosamente con le indicazioni tecnico-governative. Chi non lo sa (o fa finta di non sapere) è sordo, cieco e muto, quindi complice. Ecco quindi il noto cortocircuito mediatico che chiunque si è sentito in dovere di cavalcare, anche chi non va a letto dopo la mezzanotte da una ventina d’anni. Nonostante abbia visto con i miei occhi esempi virtuosi e sforzi allucinanti, troppo spesso è risultato impossibile gestire anche un pubblico contingentato che si lascia andare in balli sfrenati. Impossibile controllare capillarmente ogni pista da ballo. Difficile convincere i giovani a rispettare le regole, loro stessi e gli altri e questa è stata la delusione più grande. Assistere alla decadenza di una generazione che per una storia su Instagram è disposta a sacrificare la propria vita mi ha fatto veramente rimanere male. Queste chiusure sono principalmente “per” loro. Il rientro a scuola è l’obiettivo principale che spaventa più di ogni cosa, come ben spiegato in un bell’articolo di Paolo Giordano per il Corriere.

I media mainstream, sospesi tra la collezione di click e la minima conoscenza del problema e dei soggetti coinvolti, hanno dimostrato lacune, sbattendo con furbizia titoloni in prima pagina. Quando una ventina di giorni fa settimane fa un focolaio all’interno di un sushi bar di Savona ha causato decine di positivi, a nessuno è venuto in mente di scrivere “chiudere tutti i sushi bar” e neppure a qualcuno di dar retta a questa invettiva. Giustissimo, ma deve valere per tutti. Mangiare è necessario, ballare no, mi direte. A parte che il sushi sta alla cucina italiana come la trap alla musica italiana… ma non è su questi principi che si deve basare un ragionamento che doveva essere se non visionario, quantomeno lungimirante, sicuramente meno improvvisato. È un discorso che vale per tutti i settori. In questo caso era chiaro che sarebbe finita così anche se la cosiddetta movida, a volte scorretta e indisciplinata, nella maggior parte dei casi si è rivelata utile alla cultura e allo sviluppo del territorio. 

L‘altra notte un amico DJ mi ha rimproverato. Avevamo l’occasione di essere un esempio virtuoso per la scena internazionale. Ci ricorderanno per quello che avremmo potuto essere se avessimo avuto un’altra testa”. Mi ha fatto fermare e riflettere. Nonostante nessun caso di esplosione di Covid sia ufficialmente e sicuramente riconducibile alle discoteche (nel momento della stesura di questo articolo), c’è un futuro che seppur incerto e per la categoria spaventoso, rimane un bene prezioso da difendere.

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di musica elettronica per Dj Mag Italia e Radio m2o. Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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