Mercoledì 20 Gennaio 2021
Interviste

Il Paradiso Perduto di Dj Aladyn e Meus

Un nuovo brano. Una nuova incredibile voce. E rivelazioni su una futura collabrazione che si preannuncia storica. L'intervista doppia con Dj Aladyn e Meus

Se c’è un artista che ci ha abituato alle sorprese, ai cambi di direzione, alle novità; che è imprevedibile e che non resta seduto sulle certezze della propria comfort zone, questo è sicuramente Dj Aladyn. Che dopo l’elegante ‘Vibrations’ uscita qualche mese fa, ritorna con un nuovo brano ancora più emozionante, preludio a un album in arrivo e dove mette in luce il talento cristallino di una giovane cantante, Meus (si legge “mias”, come “me” e “us” in inglese) che, per dirla in modo un po’ hollywoodiano, è “per la prima volta su questi schermi”. È al suo esordio, insomma.

E ‘Paradise Lost’ (questo il titolo del brano) ci ha colpiti proprio perché la maturità vocale di Meus si adagia perfettamente sulla costruzione sonora, sempre più consapevole e qualitativamente intoccabile, di Aladyn. Abbiamo raggiuno entrambi per un’intervista che è un confronto sul brano, su un panorama musicale in rapida e costante trasformazione, e sui progetti di entrambi.

 

Mi raccontate ‘Paradise Lost’?
Aladyn: Nasce tutto da un fine settimana di fine 2019, mentre andavo a fare una serata ho notato su Instagram un messaggio di Silvia, Meus, in cui mi mandava dei suoi pezzi sui quali mi chiedeva un parere. Mi ha subito colpito la sua voce, così nel giro di poco tempo ci siamo poi conosciuti e in poco più di un mese le ho mandato la base di ‘Paradise Lost’. Non è passato molto prima che fosse finito. Conta che il pezzo doveva uscire a febbraio 2020.
Meus: Io sono rimasta folgorata, perché ascoltando la strumentale che mi ha mandato Aladyn mi è venuto subito in mente un sogno che avevo fatto da bambina, a 6 anni: scendevo le scale del condominio dove vivevo, e il portone era sbarrato da mia nonna e da un demone, e questa base mi sembrava esattamente la colonna sonora di quel sogno. Poi riflettendoci ho pensato, per il testo, a Dante, a John Milton, da cui appunto il titolo, e alla Genesi.
Aladyn: A me questa storia del sogno e del mondo sbarrato dal demone ricorda molto La Città Incantata di Miyazaki. Comunque, sono molto soddisfatto di questa canzone, del testo, del mondo onirico che è emerso, e anche a livello strettamente musicale sono felice. È la mia produzione migliore fino ad ora.

Come è nata l’idea del beat?
A: Mi ha ispirato la voce di Meus che mi ha portato verso il trip hop e verso mondi sonori a cui sono molto legato. Lavorando in radio è facile cascare in quella mentaltià per cui c’è sempre la rincorsa a fare la hit, ai numeri. Io mi sono messo a fare qualcosa che mi piacesse senza farmi contagiare da niente e da nessuno, e quindi il beat nasce dai suoni che amo, senza stress. E ha funzionato, mi sento contento e leggero, quando ascolto questo brano. Abbiamo altri due brani in lavorazione insieme ma ne parleremo a tempo debito.

Sei un producer e ovviamente quando produci brani che prevedono l’utilizzo di una voce devi avvalerti di collaborazioni. Per anni hai avuto nei tuoi pezzi artisti piuttosto noti, ora invece stiamo scoprendo un tuo ruolo quasi da talent scout: prima Awa Fall in ‘Vibrations’ e ora Meus in questa nuova canzone.
A: Non so se sono un talent scout… mi piace scoprire nuovi artisti, in passato ho lavorato con tanti amici mentre oggi è faticoso chiamare i nomi grossi, il mercato è cambiato rapidamente con lo streaming e i social e sono subentrate dinamiche complesse, mentre con gente nuova ho più stimoli, anche la scoperta stessa è uno stimolo, perché mi porta a chiedermi se sarò in grado di capirmi e di avere feeling con questi artisti che sto conoscendo proprio mentre ci lavoro. Poi il mio è un lavoro al 100% “mio”, nel senso che ho imparato negli anni a mettere le mani sui software e sulle macchine per produrre musica, non ho dei partner in studio, quindi tutte le evoluzioni che negli anni si sentono nella mia musica sono i miglioramenti miei nell’uso dello studio come strumento. Mi affido soltanto a qualche amico musicista per mettere in bolla qualcosa che suona stonato, di tanto in tanto. Però ho la fortuna di trovare collaboratori fantastici. Sia in studio sia per tutto il resto. Gerry Parisi di Magicbean, per esempio, è stato fondamentale in tutto il percorso di ‘Paradise Lost’ e non solo. 

 

Meus, sei un’artista misteriosa: non hai ancora pubblicato ufficialmente tracce o dischi a tuo nome ma i tuoi brani li abbiamo sentiti, per esempio, nella serie Untraditional 2 di Fabio Volo, e adesso qui con un veterano come Dj Aladyn: ci racconti chi sei?
M: Che domanda! Non lo so chi sono… Silvia, la mia persona quotidiana, aveva bisogno di esprimere la sua arte, e ha creato Meus, che è tutto ciò che Silvia non può dire, è un mio alter ego che si permette lussi da artista, quelli che appunto non ci concediamo come persone nella vita quotidiana, cioè scrivere testi poetici e avere la faccia tosta di cantarli, per esempio. Io sono ipovedente, e questo diventa il mio mondo, un mondo immaginario ma tangibile per tutti. In un certo senso, è come trasportare chi mi ascolta verso la mia condizione, no? Io il mondo lo vedo poco ma lo posso toccare, lo posso forgiare e immaginare attraverso questi altri sensi. Lo stesso porto a fare chi mi ascolta attraverso la mia voce e le mie parole. È arte.

Com’è stato lavorare con Aladyn?
M: Io sono stata sconvolta, mi sono trovata benissimo, tutto alla grande. Anche grazie a Francesco Fonti che è il mio produttore e mi segue sempre con tanto entusiasmo e pazienza e ha registrato le voci a distanza, perché noi viviamo a Rimini e Aladyn a Milano,  e con Marco Zangirolami, che ha rinifito con noi il pezzo in studio e lo ha poi mixato e masterizzato.

Hai dei progetti per il futuro? Sentiremo presto un tuo disco o la tua voce in altre collaborazioni?
M: Uscirà presto il mio EP, ma per ora è ancora tutto top secret, non posso dire nulla. E no, non ho altre collaborazioni in cantiere, mi sto concentrando sulla mia musica e sono molto selettiva sui featuring, con Aladyn è stato feeling al primo approccio e quindi ci siamo subito trovati, in altri casi ho preferito lasciar perdere.

Aladyn, in passato hai pubblicato due album davvero ambiziosi: ‘Fili Invisibili’ che raccoglieva tanti nomi eccellenti del panorama musicale italiano, e ‘Scary Allan Crow’, con Lorenzo Palloni, un concept dove la musica e il fumetto andavano di pari passo. Ora invece sembra che tu ti stia dedicando maggiormente ai singoli. È una scelta precisa? Sentiremo un tuo nuovo album?
A: Non avevo voglia di fare album per un po’: ho un lavoro a Radio Deejay che amo e che mi impegna molto, ho una famiglia con una figlia di cinque anni… insomma per me fare musica richiede tempo e concentrazione, e negli ultimi tempi la mia concentrazione era già assorbita da altri aspetti molto importanti della vita. Ho pensato che fosse meglio fare il singolo quando c’era l’ispirazione e stop. Un album richiede altre attenzioni, e adesso era il momento giusto.

Le tue ultime produzioni orbitano intorno alla drum’n’bass e al trip hop, sei tornato su generi classici o sono solo episodi di un percorso che magari alla prossima release potrebbe vederti in altri territori?
A: Il pezzo con Awa era parcheggiato da un po’ e quindi dietro c’è stato un lavoro di anni. Con ‘Paradise Lost’ si apre di fatto il percorso del nuovo album, poi tra qualche mese uscirà un pezzo con DJ Gruff, e questa è la prima volta che lo rivelo al pubblico. A suo modo è un evento perché sia Gruff sia io siamo due nomi importanti nel mondo di un certo hip hop vicino alla cultura dello scratch e credo sia un pezzo che nasce già come qualosa di storico. E sono molto elettrizzato! Per il resto del disco, posso dirti che mi piace spaziare e ci saranno pezzi da 90 a 120 bpm, e altri fino ai 190. Sarà un disco sorprendente!

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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