Giovedì 19 Settembre 2019
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La dj culture sta affondando, parola di Diplo

 

 

Diplo è stato eletto come la persona più influente del mondo discografico elettronico dalla rivista americana Billboard, la bibbia della musica quando si parla di mercato discografico, classifiche, peso specifico degli artisti e dei personaggi legati al settore. Il fatto non stupisce: Major Lazer, Jack Ü, le tante produzioni per Sia, Beyoncé e molti altri pezzi grossi del music business sono sicuramente fattori rilevanti. Lo stesso dicasi per l’impero Mad Decent, bedroom label diventata nel tempo una vera e propria “indie major” sia sul piano delle release sia della gestione editoriale. Ciò che stupisce è invece la dichiarazione di Wes Pentz, che nella lunga intervista al giornale americano parla della dj culture come di “una nave che sta affondando”. E non solo, ci va giù duro: “tolte persone come Dillon Francis, che non si prende troppo sul serio, o Calvin Harris, è un mondo di persone banali. Non siamo star, non siamo famosi per qualche ragione particolare, è una cultura zoppicante”. Sta sputando nel piatto dove mangia? Ha ragione? È un modo per attirare l’attenzione con una dichiarazione gratuita?

Nell’intervista Diplo (e il suo manager) parlano anche di business in maniera molto ludica e diretta (una cosa molto americana: difficilmente leggerete cose simili dette da un artista italiano): “nell’ultimo anno ho prodotto soltanto Beyoncé, per il resto preferiscono spingere i miei progetti personali, perchè oltre ai diritti d’autore ho la possibilità di far girare i brani con il placement, con i live, i tour, e in molti altri modi”.

 

 

Altri argomenti interessanti sono la nuova collaborazione con Justin Bieber per Major Lazer, Snpachat, il modo di vedere la cultura e il mondo da parte di una star globale che è in realtà molto più di un dj o un producer. Diplo rappresenta la nostra epoca come pochi altri al mondo, è uno che l’ha capita e ne ha compreso in pieno i meccanismi. È uno che dieci anni fa andava in Brasile per raccogliere il suono delle favelas, a Londra per pescare dal grime, a Miami per staccare filamenti di DNA dalla Miami Bass e a Milano per captare la fidget che si trasformava in electro house. Incarna la globalizzazione dentro uno smartphone e un’azienda dentro un laptop. Sono queste le vere ragioni del suo successo.
PS: L’intervista integrale la leggete QUI.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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