Sabato 16 Novembre 2019
Interviste

DJ Delta vola in Cile per la finale del Red Bull Thre3style

Dopo aver conquistato la prima finale italiana del Red Bull Thre3style World DJ Championship, DJ Delta sarà il rappresentante tricolore alla finale mondiale in programma dal 12 al 17 dicembre a Santiago del Cile.

In quasi vent’anni di carriera, il dj siciliano si è affermato sulla scena come dj turntablist e oggi ci offre l’occasione per entrare dentro un mondo che rappresenta uno dei capisaldi della dj culture. Il turntablism è l’arte di far diventare un vero e proprio strumento la consolle al suo livello più alto: due giradischi, un mixer, tanta tecnica e tantissima creatività. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Delta e benvenuto su DJ Mag Italia! Voglio partire da una frase presa dalla tua bio: “Poco importa che si abbia in mano un plettro o un crossfader, l’importante è che sia buona musica”. Un concetto apparentemente semplice ma che in fondo nasconde mille visioni e interpretazioni soggettive; negli anni come hai formato il tuo personale concetto di “buona musica”? E soprattutto: sei partito con un plettro o con un fader?

Si, in realtà ho iniziato a fare musica suonando la chitarra nel 93-94. Ai tempi prendevo lezioni da un maestro; mentre era intento a spiegarmi la scala pentatonica io ero incuriosito da un giradischi che stava su un mobile alle sue spalle così gli chiesi: “Ma con quel coso lì si può fare musica?”. Lui inorridì, dicendomi che era impossibile, che era solo un oggetto finalizzato alla riproduzione musicale. Così smisi di prendere lezioni di chitarra (ride), perchè sin da subito cominciai a sviluppare un’idea “antropocentrica” della musica, mi convinsi cioè che la musica la fanno le persone e non gli strumenti musicali quindi, per ritornare alla frase di cui sopra, “poco importa che si abbia in mano un plettro o un crossfader, basta che sia buona musica!”. E la buona musica è quella che trasmette emozioni all’ascoltatore, ne stimola la curiosità e il gusto, il criterio che ho seguito negli ultimi 22 anni. E ripeto: per fare buona musica puoi “suonare” qualsiasi cosa, anche uno strumento con convenzionale come il giradischi.

Nonostante tu riesca a passare tra i diversi stili con disinvoltura, le radici stesse del turntablism sono fondate sulla scena hip hop/rap. Quali sono per te i mostri sacri che ti hanno fatto innamorare di questo ambiente?

Se rimaniamo nell’ambito del Djing, sicuramente gente come Jazzy Jeff e Cash Money hanno avuto un ruolo centrale nella mia formazione artistica: molto del mio stile di scratching e mixing trova le sue radici nella “scuola di Philadelphia”. Allo stesso modo, parecchia influenza sul carattere “open format” della mia impostazione musicale hanno avuto personaggi come Master at Work (Kenny Dope e Little Louie Vega) che rappresentano il ponte tra l’hip hop e un concetto più ampio di black music che abbraccia il funk, il soul, il latin fino ad arrivare alla house, e DJ Nu-Mark, uno dei DJ più talentuosi e solidi che abbia mai avuto modo di ascoltare. Per quanto riguarda i gruppi, invece, di sicuro molto del mio legame con il mondo dell’hip hop/rap lo devo a formazioni come gli A Tribe Called Quest, Black Moon, Nas, M.O.P.

Se dovessi sceglierne una, qual è la traccia che mixeresti o inseriresti sempre in un tuo live?

Funky Drummer di James Brown, che poi è il fondamento di tutto ciò di cui abbiamo parlato fin’ora!

La finale del Red Bull Thre3style dello scorso maggio a Milano ti ha incoronato campione italiano, dandoti l’opportunità di far valere il tuo talento in Cile nella finale mondiale del prossimo dicembre. Che idea ti sei fatto del livello italiano dopo aver vissuto quell’esperienza? Come siamo messi rispetto al resto del mondo? E qual è il livello mondiale?

Relativamente alla finale nazionale, posso dirti che tutti i partecipanti sono bravissime persone oltre che bravissimi DJ! Spesso diamo per scontato il lato umano di un artista, ma non va mai sottovalutato. Sul piano tecnico, ho notato una positiva diversità di stili tra i vari concorrenti: gente più preparata sul clubbing, come Damianito, Mista P e Reddi, altri più tecnici sul piano dello scratch e dell’uso creativo della tecnologia, come Mate e John Type. Il livello è alto e lo sarà anche al mondiale. Rispetto alla collocazione dell’Italia nel panorama del turntablism mondiale, abbiamo da sempre avuto un nostro stile, un “made in Italy” del giradischi che si è via via consolidato negli anni e ci permette di distinguerci nella DJ community internazionale e di parlare, oggi, di una scuola italiana del turntablism. E questo grazie all’impegno e all’evoluzione apportata da protagonisti importantissimi di questa storia, da Zappalà, Prezioso e Skizo che rappresentano la fase prodromica del turntablism italiano, passando per la golden age degli anni 90 con Alien Army e Men in Scratch fino ai giorni d’oggi con giovani fortissimi come DJ Fasker, uno che se fosse nato negli USA avrebbe già fatto parlare di sè da un pezzo!

Visto che abbiamo parlato di mostri sacri e del livello attuale, che mi dici dell’evoluzione del turntablism dai suoi albori a oggi? Immagino che anche le trasformazioni tecnologiche abbiano giocato e giochino un ruolo fondamentale.

Il turntablism è evoluzione per eccellenza: è avanguardia! Suonare un giradischi ti colloca già in un universo di immaginazione, fantasia, perchè sai di suonare uno strumento che da molti scettici non è considerato tale (anche se ormai, per fortuna, questa visione è sdoganata). Questa tensione continua, questo “mondo della fantasia” musicale, ha da sempre reso il turntablism un terreno fertile per rapidissime evoluzioni. Dalla fine degli anni 80 ad oggi si è assistito ad una crescita impressionante di tecniche e stili (gli anni più prolifici, secondo il sottoscritto, restano comunque gli anni 90). Oggi assistiamo a degli show di turntablism in cui i Djs eseguono delle routine che lasciano a bocca aperta. E’ vero anche che un ruolo centrale in questa evoluzione ha avuto l’innovazione tecnologica, ma è ovvio che sia così: c’è un filo diretto tra la crescita del Djing e la disponibilità di tecnologia DJ friendly. Basti pensare a quanto è cambiato il modo di mixare i dischi con il passaggio dai giradischi Lenco ai Technics 1200. Oggi sistemi come il DVS (Digital Vinyl System), i vari controller disponibili, i nuovi mixer ecc. permettono ai Djs di esprimersi al meglio e di spingersi sempre oltre nella loro offerta artistica.

Per salutarci, visto che la disciplina in questione può essere molto spettacolare, consigliaci un video che dovrebbe assolutamente guardare chi del turntablism non ha mai sentito parlare.

Il live degli Invisible Piklz (Q-Bert, Mix Master Mike, Shortkut) a Bologna nel 1997. Stiamo parlando della formazione che più di qualunque altra ha innovato il mondo del turntablism a livello mondiale e che richiederebbe un articolo a parte per essere descritta. A quel live erano presenti quasi tutti i DJ scratcher d’Italia e in quella notte fu come entrare in contatto con degli alieni, che parlavano una loro lingua e che tutti noi eravamo intenzionati ad imparare. Questo è il video integrale del loro live, che negli anni 90 era contenuto in una VHS che passava avidamente di mano in mano e destinato ad essere studiato, sviscerato, assimilato negli anni a venire e ad influenzare intere generazioni di turntablist italiani.

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Marco Cucinotta
Innamorato del suono che irrompe squarciando la mediocrità, sono sensibile al cielo quando incontra le stelle e nutro la mia fede nell'avvenire lasciando che siano le sensazioni a parlare di verità.

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