Domenica 24 Ottobre 2021
Esclusiva

David Guetta è il re incontrastato della DJ MAG Top 100 Djs. Ed è giusto così

Il trionfatore è lui. Per tante ragioni che vi spieghiamo. E poi: il suo erede, la leggenda inossidabile, la techno che avanza troppo piano, le nuove entrate, la Cina e l'Asia che si affacciano da protagoniste nei club. Ecco l'analisi della Top 100 Djs 2021

Ancora un anno senza club e senza festival. Certo, dalla prospettiva italiana l’abbiamo vissuta in modo particolarmente stringente, mentre in molti Paesi questa è stata la stagione in cui le cose si sono rimesse lentamente in movimento. Ma è comunque netta la sensazione di aver ancora una volta incoronato il personaggio che meglio di tutti ha saputo gestire la situazione di stallo permanente nel modo più creativo, spettacolare, e che anche sul versante discografico abbia saputo mantenere un profilo alto.

La vittoria di David Guetta nella DJ MAG Top 100 Djs per il secondo anno consecutivo (la terza in generale per lui) suona quasi come un premio alla carriera. È certamente la personalità che meglio rappresenta il mondo del clubbing tutto: una lunga storia come dj house prima a Parigi, poi a Ibiza, dove arrivato come un rookie ha saputo costruirsi una sua cosa con F**k me, I’m Famous, serata che non solo è diventata molto popolare, ma ha contribuito certamente a cambiare lo scenario e l’immaginario sulla Isla, ridefinendone mappa e gusti del pubblico, prologo dell’avvento dei pesantissimi player degli anni ’10. E poi, già verso i 40 anni, è arrivato al successo pop, quello vero, straripante, massiccio. Guetta è stato uno degli alfieri dell’EDM, allo stesso tempo ne è sempre stato un passo di lato, più pop, più completo, più artista e meno figurina. Infatti, è sopravvissuto anche al crollo di quel castello. E l’impressione è che oggi, a 54 anni (portati splendidamente) sia da un lato un brand che riesce con mestiere e capacità a posizionarsi sempre bene nei vari segmenti di mercato da presidiare, e dall’altro un uomo e un dj che ha semplicemente molto voglia di divertirsi a fare ciò che ama, con i vari progetti Future Rave, Jack Back etc. Quindi, lunga vita a David, incontrastato padrone del fuoco in questo gioco.

 

E gli altri? Martin Garrix al secondo posto è un Guetta in divenire: passati gli anni funambolici del successo da golden boy che prima di essere maggiorenne aveva già suonato ovunque e prodotto hit mondiali, ha saputo non farsi fagocitare da se stesso (Hardwell, Nicky Romero, ci siete?) e diventare grande, in tutti i sensi. Basti pensare che quest’estate ha dominato le classifiche con l’inno ufficiale degli Europei di calcio (una gran bella canzone, tra l’altro), scritto e prodotto con un certo Bono e un certo The Edge… a dirla tutta, Martin e David oggi sono i veri ambasciatori della club culture di alto livello nel mondo: personaggi spendibili su un piano istituzionale, sobri ma cool, creativi ma universali. “Facce pulite” riconosciute al di fuori della nostra bolla. È chiaro che la staffetta al vertice è tra loro. Un gradino sotto, la leggenda inossidabile di Armin van Buuren, certamente mai in grado di creare hit pop competitive (ma non ci ha nemmeno mai provato, a onor del vero) ma probabilmente la figura di dj più pura che possiamo incontrare nelle alte sfere del clubbing. Armin è lì da sempre, ha tenuto e tiene alta la bandiera della trance, che sia cool o meno. Fa la sua cosa, è carismatico, è gentile, è l’amico della porta accanto che il giovedì taglia il prato e il venerdì suona davanti a 100mila persone. Un mito. Capace di sorpassare il “rivale” di sempre Tiësto (quest’anno alla posizione 15) ormai in una fase diversa della sua carriera, in cui a una credibilità strettamente di settore preferisce un profilo da evergreen mainstream, inseguendo un continuo rincorrere del trend del momento senza alcun filo conduttore preciso. Il resto della top 10 è lo stesso del 2020, con piccolissime variazioni tra chi scende e chi sale: a riprova che un’altra stagione con i club fermi non poteva portare a cambiamenti epocali. Non potevamo aspettarci altro.

Discorso che non vale invece in parti più basse della classifica, soprattutto se pensiamo alle nuove entrate: sono ben 13, ovvero un settimo della classifica. Non male. Il futuro sta arrivando, e se guardiamo avanti è chiaro che la ripartenza porterà inevitabilmente a un’accelerazione dei processi di rinnovamento in corso. Cambierà il modo di andare a ballare, il modo di vivere club e festival, e cambieranno dj e stili, prima di quanto pensiamo. Detto questo, la new entry più alta è MORTEN al 39esimo posto, trainato chiaramente dalla collaborazione con un mentore che più importante non si può (è quello che siede sul trono di questa chart); la seconda più alta è invece rappresentata dai BEAUZ alla posizione 55. Uno duo di dj americani, i fratelli Bernie e Johan Yang, di origini asiatiche: indonesiane e taiwanesi. E qui serve porre l’accento, perché quest’anno sono tanti i dj in classifica ad arrivare da quella parte di mondo. La Cina e in generale l’Asia sono un mercato in fortissima espansione, e se fino a qualche anno fa erano un serbatoio di serate ad alto e facile incasso per le star occidentali, oppure il salvagente di qualche fine carriera, o ancora il posto dove far sentire star anche i newcomer che in Europa avrebbero fatto 200 paganti, ora la tendenza sta cambiando, e i talenti locali si stanno facendo largo a colpi di follower e voti. Due fattori decisamente importanti nel mondo di oggi. Staremo a vedere. Da segnalare anche tre re-entry: la più alta al 37 con Carnage/GORDO (qualcuno ha detto riposizionamento?), poi MaRlo alla 88 e i Daddy’s Groove al 98esimo posto. Unici italiani in classifica quest’anno insieme ai Vinai, ormai veterani, alla 51. Un discorso come sempre poco allegro quello della scarsissima presenza italiana in classifica, ma ci torniamo su più avanti.

 

Altre statistiche da segnalare, le dodici dj donne presenti (quelle più in alto sono le inossidabili NERVO alla posizione 18): sempre di più, ma evidentemente non abbastanza. Anche qui, ci torniamo su. Donne protagoniste però anche in un paio di episodi assolutamente rilevanti: Charlotte de Witte al 23esimo posto è la dj techno più in alto, mentre la maggiore ascesa è di Peggy Gou al 39, +31 posizioni per lei. Altra performance degne di nota: Black Coffe +23 posti alla 68, alla 42 Boris Brejcha con un +18 e alla 43 Ummet Ozcan (+22). La maggiore discesa è quella dei Cat Dealers alla posizione 85, -33 posizioni, ma colpisce anche il -29 di Zedd alla 64.

Tirando le somme, è una classifica decisamente conservatrice nelle prime dieci posizioni, come abbiamo detto non poteva essere altrimenti. E invece piuttosto movimentata se guardiamo le tante nuove entrate e la geografia dei dj: tanta Cina, tanto Brasile (ALOK è quarto ma occhio a Vintage Culture che si sta muovendo molto bene), tanto Sudamerica. I grandi nomi fluttuano qua e là: ci aspettavamo performance migliori da Marshmello, da deadmau5 ad esempio. Stupisce invece, nettamente, l’assenza di numerosi dj di area techno: non vedere qui dentro nomi come Sven Väth, Richie Hawtin, ma anche alcuni italiani come Joseph Capriati, Marco Carola, pure un Enrico Sangiuliano, grida davvero vendetta. A proposito di italiani, fa davvero strano l’assenza dei Meduza, indubbiamente tra i nomi più caldi degli ultimi due anni. Questo per sottolineare che non è solo colpa del solito sistema un po’ “periferico” italiano, talvolta semplicemente restano fuori alcuni tra i migliori. Tornando alla techno, anche i big sono comunque in posizioni lontane dalla top 10: Carl Cox (27), Amelie Lens (44), Nina Kraviz (54), Adam Beyer (58), personaggi che sono al netto di tutto tra i più grandi protagonisti delle consolle mondiali e anche tra i più mediaticamente rilevanti. Certo, esiste la Alternative Top 100 e lì domineranno, ma sarebbe più equilibrato vederli premiati anche qui, e il discorso vale a maggior ragione per le punte di diamante del panorama italiano, che sono quasi tutte in quell’ambito. Stesso discorso sulla presenza femminile che lascia fuori nomi come The Blessed Madonna, per citarne uno, e che comunque sembra ancora premiare poco una rilevanza nel settore ormai molto presente e di peso.

Dunque, la DJ MAG Top 100 Djs parla una lingua che è solo in parte quella che parliamo noi. Le evidenti differenze di prospettiva ci fanno ignorare fenomeni che in altre parti del mondo sono più rilevanti o meno consistenti di quanto pensiamo noi. E sono parti del mondo che votano parecchio, e portano in dote i loro talenti. Il mondo globalizzato è arrivato davvero, anche qui. E se prima era una globalizzazione a nostro unico vantaggio, con i dj e i festival da esportare a peso d’oro in tutto il globo, ora le cose iniziano a girare anche nel verso opposto. Noi ve l’abbiamo detto. Vedremo tra cinque anni…

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.